Ci risiamo. Ormai è diventato un ritornello, visto che si ripete da oltre vent’anni. Quando si arriva verso la fine dell’anno i radicali lanciano il loro grido di dolore.”Non abbiamo iscritti, rischiamo di chiudere, il Paese sarà privato delle nostre battaglie”. Marco Pannella si lancia nell’ennesimo sciopero della fame e della sete. Questo quadretto si ripete immutabile anno dopo anno. La notizia, si fa per dire, richiede una spiegazione. I radicali hanno un tesseramento annuale con una quota abbastanza alta. Quest’anno 200 euro. A differenza di quello di tutti gli altri partiti italiani il loro è un tesseramento vero. Chi non rinnova o si iscrive resta fuori. Con questo sistema non arrivano mai a grandi cifre. Tanto che ai congressi non ci sono i delegati ma partecipano direttamente tutti gli iscritti. Il marchingegno è stato creato ad arte per mantenere sempre il bastone del comando nelle mani dei soliti. Pannella infatti è l’unico, ma unico davvero, uomo politico italiano che a forza di gridare contro la partitocrazia, è ancora sulla breccia da 50 anni. Il perpetuarsi del solito gruppo di comando, nel quale si entra per cooptazione, è favorito poi dalla scelta di non presentarsi con il simbolo alle elezioni amministrative. Così si impedisce il crescere anche in periferia di una classe politica. Ma torniamo alle iscrizioni. Queste sono necessarie per dare al partito un minimo di disponibilità perché i rimborsi elettorali e gli eventuali finanziamenti pubblici vengono dirottati sulla radio, che con la scusa di trasmettere le dirette di congressi, processi etc riceve anche un finanziamento pubblico molto considerevole. Non si capisce poi perché lo Stato debba finanziare radio radicale quando c’è una struttura della rai che fa la stessa cosa, ma lasciamo stare. I soldi insomma servono per far sopravvivere la struttura. Quindi lo slogan scelto quest’anno per la campagna di iscrizioni “O li scegli o li sciogli” dici esattamente la verità. L’obiettivo minimo è 5000 iscritti entro febbraio. Ma il solito Pannella ha sentenziato “o sono di nuovo 20,30 40 mila iscritti oppure se la battaglia non riesce si mette la chiave sotto il tappeto”. Ecco questa è una notizia. Perché non proviamo a fargli mettere davvero la chiave sotto il tappeto? Tanto a cosa servono i radicali? Sono al governo e nessuno se ne accorge, forse neanche loro. Quando vogliono che l’Esecutivo faccia qualcosa invece di fare la richiesta nel Consiglio dei Ministri, di cui fanno parte, iniziano uno sciopero della fame. E allora? Le battaglie civili? Ma per carità. Per fortuna nella società e nei partiti italiani ci sono frange e settori che con ben altra serietà portano avanti questi contenuti. Allora senza nessun rimpianto: sciogliamoli.
Raimondo Magnini

Caro Raimondo, il piacere di ritrovare la tua firma mi spinge ad andare oltre la tua provocazione. Le frange di cui parli sono, ai miei occhi, invisibili, il problema è un altro. Il nostro Paese, più che dei radicali ormai inglobati nel monumentale ego di Pannella che ha soffocato ogni loro precedente vitalità, ha bisogno di una massiccia, intensiva, perseverante immissione di cultura liberale. Sciogliamo pure i radicali, ma preoccupiamoci soprattutto di far crescere un blocco liberale compatto: è l’unica via alla crescita che possiamo imboccare.
“Le battaglie civili? Ma per carità. Per fortuna nella società e nei partiti italiani ci sono frange e settori che con ben altra serietà portano avanti questi contenuti.”
Caro Magnini ,sarei seriamente d’accordo con te ,circa Pannella ed i Radicali ; ma arrivato al fondo del tuo ragionamento ,mi imbatto in quel “distinguo” de nei partiti italiani ci sono frange e settori
che francamente mi sconcerta . Ma dove li vedi ,questi politici diciamo normali ,che seriamente agiscono per il bene comune?
Caro Giovanni Cattani,
sfrutto “Pensalibero” per una cosa che non ha niente a che vedere. Vorrei sapere se tu sei un mio lontanissmo parente. Infatti mia nonna paterna, nata nel 1882 a Vicenza, si chiamava Olga Cattani, penultima di nove figli, di cui uno emigrò a S.Paolo dove mise su una fabbrica di cerniere lampo, e un altro scultore, Renato Cattani, che scolpì anche il busto di Shakespeare oggi nel cortile della cosiddetta tomba di Giulietta, a Verona. Cordialmente Antonio Dani (a.dani@hotmail.it)
non sono un radicale, ma ho spesso avuto per loro una certa simpatia. Quello che però non posso più sopportare è il nuovo sciopero della fame di Pannella, anche perchè, a parte i soliti giornalisti o qualche politico, nessuno, dico nessuno, interessa la battaglia di Pannella contro la pena di morte, sopratutto associata al nome di un tiranno assassino come Saddam.
Mi sono spesso chiesto anch’io cosa ci stanno a fare in questo Governo indegno, dove la loro voce non solo non fa alcun effetto, ma proprio non si sente. Si sono battuti in passato per i diritti umani e poi la signora Bonimo, anzi Ministro Bonino, forse troppo presa dalla sua carica, va in Cina per fare affari, e può andare anche bene, ma non si degna di dire una benchè minima parola contro il regime e le numerose sentenze di morte. Come può essere credibile quando si pronuncia assieme a Pannella contro l’esecuzione di Saddam?
Non so se sia meglio il loro scioglimento, ma so che i radiclai in questo momento, presso l’opinione pubblica, contano meno di zero.
Saluti
Sono d’accordo con Magnini. Le battaglie dei radicali per i diritti civili sono insulse, vuote e inutili. Le battaglie per i diritti civili, contro la pena di morte, per la dolce morte, per la pubblica masturbazione e la sodomizzazione delle zie (verrano anche queste, siatene certi!) sono battaglie condotte dal mercato che ha solo interesse a trasformarci in intestini che camminano, da riempire di tutto con tutto. Quindi Pannella col suo anticlericalismo che puzza di cristianesimo “fantasy” può chiudere bottega oppure aiutiamolo a portare a vera conclusione lo sciopero della fame e della sete. E con lui Capezzone, la Bonino, insomma tutte questi cultori del laicismo intestinale. Antonio Dani
Mi sembra molto ingenerosa la critica nei confronti di Capezzone. Capezzone ha provato a portare un po’ di vero riformismo in un Parlamento dove i conservatori sono la stragrande maggioranza sia nel cosiddetto centrosinistra sia nel centrodestra. Proprio per la sua visibilità è stato fagocitato da Pannella come già si fece con Giovanni Negri e con Emma Bonino. Ma la strada tracciata da Capezzone secondo me è anche la nostra strada: un’Italia più moderna, più libera e più liberale. Il difficile, conoscendo il nostro peculiare settarismo, sarà mettere insieme tutti noi laici e riformisti che abbiamo più meno tutti gli stessi valori e le stesse idee ma che per antichi o nuovi rancori e particolarismi non vogliamo sommare le nostre già scarse forze in un unico grande soggetto politico.
Bell’incontro quello tra Pannella e Prodi. Entrambi sanno che la sceneggiata sulla pena di morte, compresa l’iniziativa al consiglio di sicurezza dell’ONU, non serve a niente e a nessuno se non a loro stessi. A Prodi per sviare l’attenzione dai problemi che lo vedono in difficoltà; a Pannella per far dimenticare le maldestre iniziative di Capezzone. Il quale non ha capito la lezione del Maestro: se fai una battaglia impossibile, nessuno ti rimprovererà per non aver raggiunto il risultato. Ma se ti poni obbiettivi credibili, prima o poi qualcuno ti chiederà perchè non li hai centrati. Come succede a Capezzone con il tavolo dei volenterosi (servito a niente) e con il progetto “una settimana per aprire un’impresa” (già nel dimenticatoio).
Qualche giorno fa, a Radio Radicale, Pannella ha informato il mondo che intende trascinare “in giudizio” il presidente Usa per l’azione svolta in Irak.
Così parlò l’inventore dello slogan “Blair, Fortuna, Zapatero”. Uno slogan, appunto. A meno che mi sia sfuggito che Blair ha preso le distanze da Bush!
Caro Magnini,
gridare (o combattere) la partitocrazia e stare sulla breccia da 50 anni non è incompatibile. Il problema (anzi il dramma) Pannella riveste un signore che ormai da anni vuole immedesimare i radicali italiani, che hanno nobili tradizioni politiche, con la Sua pur rispettabile persona politica. Si noti bene che Forza Italia e l’Italia dei Valori non hanno tradizioni politiche alle spalle, non hanno pretese di averne, si reggono solo sui rispettivi leader. Il dramma radicale è un partito immedesimato in una persona sola, Pannella, come fanno Berlusconi o Di Pietro!
Condivido che la soluzione migliore, sia pur drastica, sarebbe di sciogliere il movimento e chiedo ai radicali, a cominciare da Daniele Capezzone, di far quadrato intorno a quelle iniziative, realmente politiche, a cominciare dal Patto Toscano.
Gino Di Maro