
Il signor Tizio, nel 1998 diventa insolvente per un mutuo ipotecario di 300.000.000 di vecchie lire. La Banca Teliprestoio avvia le procedure esecutive immobiliari. Dopo qualche tempo, Tizio, tramite il suo avvocato, versa una serie di acconti per 90.000,00 euro, mentre dalla vendita di uno dei tre lotti la Banca Teliprestoioricava 250.000,00.
In prossimità di una nuova asta e al fine di salvare la residua proprietà Tizio, sempre tramite il suo avvocato, offre a saldo stralcio ulteriori €.120.000,00 per chiudere la posizione definitivamente.
La Banca Teliprestoio che aveva prestato originariamente £.300.000.000 (pari €.155.000,00 circa) e ne avrebbe incassato complessivi €.460.000,00, quindi ben €.310.000,00 in più, di quanti ne aveva elargito, ha rifiutato.
Questa piccola parabola per aiutare a descrivere il rapporto tra la gente e le banche.
Fino a qualche anno fa gli insolventi erano una categoria spesso assimilata a persone poco oneste o quantomeno poco serie: impenitenti insolventi o peggio ancora incalliti truffatori.
Con il progressivo aggravarsi della crisi economica la categoria dei “debitori” si fa sempre più popolosa ma è anche composta sempre più da persone serie che si sono trovate in grosse difficoltà economiche.
Il comportamento delle Banche e degli Istituti di finanziamento è, però, sempre più selvaggio e sempre più rigido: iscrizione immediata alla prima insolvenza nell’anagrafe dei cattivi pagatori, rigidi sistemi di cancellazione, mancanza di strumenti rapidamente riabilitativi per protesti o peggio ancora fallimenti.
L’alibi è rappresentato dalle ferree regole della Banca d’Italia che sanzionerebbe operazioni di prestito non garantite o per soggetti non affidabili.
Regole che stranamente non si rispettano per grosse elargizioni di denaro disposte con una semplice telefonata come quella fatta da una nota banca lombarda per un altrettanto noto ex odontotecnico diventato palazzinaro, poi fallito.
E’ con un comportamento diverso, però, che un proficuo assetto economico del nostro Paese si ricrea: anche recuperando alla società le sempre più numerose persone che hanno avuto difficoltà economiche.
E allora è necessario proporre una nuova politica del credito con regole certe da introdurre anche eventualmente attraverso interventi legislativi o riforme dei Codici del sistema civile.
Regole certe, e a condizioni eguali per tutti, con chiare cautele prima di essere iscritti nelle anagrafi degli insolventi. Precise regole per una più facile cancellazione. Precise regole per una più facile riabilitazione dai protesti e dai fallimenti.
E poi le banche devono ricordarsi che la loro “mission” è prestare soldi e finanziare. E quando hanno recuperato molto, ma molto di più di quanto hanno prestato e di fronte a gesti di grande buona volontà, diventino più amiche della gente e imparino ad accontentarsi. Salverebbero più famiglie e tante piccole imprese.
E tante piccole imprese sono tanti, ma tanti posti di lavoro.

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