E’ un vento impetuoso che soffia dalla Tunisia all’Egitto, dall’Algeria alla Libia per raggiungere l’Iran, il Bahrain e lo Yemen. Ma di che matrice sia questo vento e quale direzione voglia seguire è ancora prematuro dirlo. Molte le incognite.
Se in Egitto, risultano essere i militari ad avere l’ultima parola sulle sorti del paese dopo la rivolta del popolo e la “dipartita” in tutti i sensi (si aspetta, a quanto pare, l’imminente morte) di Mubarak, in Iran moti di protesta si susseguono come un torrente carsico che si interra e riappare in superficie di quando in quando.
Tra le fila dei rivoltosi iraniani (ma si potrebbero citare anche gli algerini e via discorrendo) fa capolino quel “fastidioso” 70% di popolazione sotto i trent’anni, con un buon livello di istruzione, che conosce la tecnologia (internet e l’utilizzo dei più importanti social network) e che ha capito, sulla propria pelle, che solo separando religione e stato si può costruire uno Stato Democratico.
Ma possiamo affermare con sicurezza che le manifestazioni di questi ultimi due anni in Iran siano state un modello per tunisini, egiziani, algerini e libici costretti al bavaglio, alla staticità culturale-sociale-economica a causa di dispotismi sanguinari o si tratta soltanto di una mera illusione illuminista-occidentale?
Ha detto bene lo storico Le Goff: “Le rivoluzioni sono una novità assoluta per il mondo arabo.” E mi permetto di aggiungere che potrebbero significare un motivo di svolta per Washington in Medio Oriente o di rilancio per nuovi regimi dettati da un Islam intransigente.
E adesso mi spiego meglio. Questi tumulti potrebbero rappresentare un segnale di svolta per gli Usa nel mondo arabo ovviamente con parametri diversi rispetto al passato e con rapporti di forza sullo scacchiere geo-politico da ridisegnare ma solo nel momento in cui si capirà da che parte intende soffiare il vento impetuoso che descrivevo all’inizio: se verso una democrazia voluta da un’ondata civile, da un popolo conscio della possibilità di guadagnarsi diritti occidentali di democrazia o verso nuovi regimi islamici di matrice teocratica.
Forse non è un caso che Washington si sia affrettata ad inviare il capo di Stato maggiore, ammiraglio Mike Mullen, a rassicurare Israele e Giordania sul fatto che Mama America continuerà a conservare il suo impegno nella difesa dei loro stati. L’incertezza è palpabile e tocca questo vento a cui ancora va dato un nome che potrebbe far paura soprattutto se si pensa al rovescio della medaglia. E se ci ostinassimo ad intravedere in questo sconquasso i primi barlumi di una democrazia che non arriverà mai? Se fosse un’illusione?
Di questo avviso è il giornalista e storico Arrigo Petacco che scrive dalle pagine de La Nazione: “Un anello islamico si sta chiudendo attorno alla nostra penisola. Un anello che solo la presenza di Israele ne impedisce la compattezza. (…) L’Islam ha già mostrato il suo vero volto bruciando chiese e sgozzando cristiani, ha già attecchito in Europa e chissà in quanti arriveranno adesso che, come ammette Maroni, i respingimenti non saranno più realizzabili.” Non si spreca Petacco che affonda: “All’inizio del secondo millennio, quando si correva lo stesso pericolo, Urbano II proclamò la santa Crociata contro la Jihad islamica e salvò l’Europa cristiana. Ora però le crociate fanno orrore e neanche i preti sarebbero disposti a morire per il nostro Dio. Loro invece sì…”
Scenari Fallaciani ampiamente analizzati nella trilogia del 2004 (La rabbia e l’orgoglio, La forza della ragione e l’Apocalisse) per un futuro prossimo, travestito al momento da “rivoluzione” che ci peritiamo di chiamarla tale in attesa di “lumi” e da una religione, presente, radicata in quei luoghi oggi “reazionari” che pretende di inquadrare la persona attraverso la sua legge, la sharia, negando diritti a molti, soprattutto alle donne ed intenzionata, non va dimenticato, ad indottrinare o uccidere “l’infedele”.
Intanto, Obama dalla Casa Bianca si prende la responsabilità delle sue parole : “Il mondo è cambiato e indietro non si torna.” Ne siamo proprio sicuri, Mr. President?
Nicoletta Consumi
http://nicolettaconsumi.wordpress.com

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