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Una Guerra in Toscana

di Enrico Martelloni | 15 Ottobre 2012

“Mai e poi mai…la città d’Arezzo cadrà sotto la provincia di Siena”.

“Mai e poi mai…” esplose in attimo la collera il presidente provinciale “…la città d’Arezzo cadrà sotto la provincia di Siena” mentre le vene varicose e le arterie erano diventate turgide all’inverosimile rendendo la signora presidente, di tutti i colori; dal rosso all’indaco, dal blu al viola, o come piace più a voi. Gli occhi del vice presidente, pieno di bile, invece, erano quasi fuori delle orbite. Parevano bottoni di una giacca, che non contenevano più la pancia ed eroici, ancora trattenevano il dilagare dell’epa, abbondante e strabuzzante, fino all’ultimo filo di cotone.”. Guerra!..Dichiarerò guerra!” tuonò, in un attimo d’apparente lucidità, quel provinciale presidente. “Ma.. come? Un’ s’era per la pace , noi?” Protestò un consigliere. “O non s’é fatto per un fottio d’anni il giro della provincia e della Toscana…” “ E d’Italia…” aggiunse un altro consigliere” “ Sì sicuro, caro collega…ci arrivavo anch’io se mi dava il tempo.” Proseguì il primo.” Come dicevo… marciando con le bandiere arcobaleno?” “ Che centra, quella è un’altra storia, ora siamo in procinto di cadere in mano senese! Diventerebbe sì, la più grande provincia della Toscana, ma a capo ci deve essere Arezzo!” “Quante armi abbiamo mio buon capitano?”. Dentro al consiglio provinciale si fece d’improvviso silenzio. “Ma…che dice questa? Ha perso il capo?” pensarono alcuni consiglieri. “ Solo le armi che sfilano per il Buratto o Giostra del Saracino” rispose una voce da lontano; per chi non lo sapesse, vero, cosa sia il Buratto, tanto per non scambiarlo col Buristio che è una cosa buona che fanno a Siena e che ora non mi va di raccontarvi che cos’è, se no, si fa troppo tardi”. “ Sa, con questa crisi, i bilanci fuori posto, la pace e tutto il resto, ci sono rimasti solo quelle e le insegne cittadine” precisò il contabile, che nel frattempo si era fatto largo tra quegli illustri signori. “E li nemici che avranno?” domandò la presidente provinciale, con lo sguardo ormai lontano, perso chissà dove. “ E…li nemici” il silenzio della sala si fece interrogativo. “ Li nemici non stanno meglio di noi, pensate a che popò di casino hanno col Monte dei Paschi. E’ probabile che avranno le armi che sfilano per il Palio. Spade, alabarde,qualche balestra” “ Sarà dura, ma noi non staremo guardare: alle armi!” Un grido di giubilo esplose nella sala provinciale” “glielo faremo vedere noi chi sarà capoluogo di provincia!”. “Noi un’si molla!” contemporaneamente disse un consigliere nelle stanze della provincia di Prato “ Noi ci sa La Palla Grossa!” “ Forse volevi dire le palle grosse, in fondo a Prato si fa tutto in grande.” lo corresse il collega di un altro colore politico. “ Giusto, quando è giusto è giusto…caro collega.” “ Ora gli si fa vedere a quelli di Pistoia.” “ Sotto Firenze mai! Meglio tornare sotto il regno di Napoli.” Si alzò in cielo la voce tumultuosa del presidente. “Con quali truppe combatteremo” Ma…forse cinesi, costano poco e sono tanti” “Bene per dio! Saranno più di cinquantamila da mettere sul campo di battaglia” “Saremo di più con tutti i cittadini pratesi” “Macchè, non hanno più voglia di lavorare figuriamoci di combattere contro Pistoia. Piuttosto, dategli da mangiare…ma non riso, resta indigesto.”.“Allora che si fa?” “ Ritiriamoci nel palazzo d’Inverno per preparare i piani” “ In che senso d’inverno” “nel senso che ci si gela dal freddo perché non c’è un euro per pagare il riscaldamento.” Nel frattempo a Pisa nella sala della provincia “ Riscaldiamo gli animi fratelli di Pisa” berciò un tirapiedi del presidente “ Le navi della Meloria sono state finalmente restaurate e presto pronte per salpare e distruggere Livorno e il su giornale burloneprendigiropigliapocoperilsedre!” e al grido “Il Cacciucco è nostro” si gettarono tutti fuori verso il mare; ma con le auto, il pulmino, e qualcuno anche in bus dopo aver il obliterato il biglietto. “Ora si fanno mori.!” gridò qualcuno. “ Il pisorno non esisterà mai” .“ Con quali armi si combatte, non mica con i remi?” “ Già…porca miseria ce li aveva promessi IKEA, ma non gli s’è dato il permesso di costruire. S’andrà alla Coop e vorrà dire che si farà a mezzo con Livorno” A Lucca, invece erano ancora perplessi, le vene grosse se le fanno, ma quando devono pagare un caffè , figurati se ci si mettono per queste bischerate. “Sì…si potrebbe fare, in fondo i quattrini non mancano, ma aspettiamo. Forse quei morti di fame di Massa e di Carrara, si comprano con due euro…” “Facile la fai la storia e poi c’è Pisa! Perchè i Pisan Lucca vedere non ponno.” Ribatté un consigliere di provincia. “Vero gli si schiaccia la testa così la si fa finita una volta per tutte con le loro prepotenze e si fa la provincia più grande di Toscana. “ Bene che partino da Viareggio, da Carrara e da Massa, mentre i nostri con le balestre….” “ Suggerirei le mitragliatrici, non ci mancano mica i mezzi. “ Sì…ma risparmiamo, risparmiamo da retta a me, semmai poi…se alzano la cresta a Viareggio, ci si penserà.”. E al grido di forza Lucchese s’imbarcarono sul fiume Secchio e… via! Voi ora mi direte e a Firenze? E’ una piccola, povera città, lasciatela stare. Di Siena non gli frega nulla. Ci ha le su beghe, il Renzi candidato, il campionato di pallone, altre disgrazie mi paiano troppe. Insomma pareva la fine del mondo in Toscana: la guerra di tutti contro tutti, ormai gli aretini erano alle porte di Siena, quelli di Grosseto avevano oltrepassato la provincia come i tedeschi con i loro panzer, il confine polacco, spinti innanzi da una rivalità mai sopita, con un gran numero di tori maremmani guidati da esperti butteri a sostegno della grande provincia maremmana. Tutta Livorno in subbuglio si preparava a prendere a pesci in faccia e per le mele, i pisani. Cinquantamila musi gialli con relative truppe cammellate marocchine, arabe, pakistane, al grido di “Kebab è grande!” erano pronte nei pressi di Montemurlo per attaccare Pistoia orami pronta a respingere l’assalto coni i suoi albanesi sicuramente inferiori di numero ma non per grinta combattiva. Al culmine della tensione però, il provinciale presidente pratese, ricevette un dispaccio da Roma, e così gli altri capi provinciali compreso quello di Firenze. “ Le province e le Regioni d’Italia avrebbero potuto fare tutte le leggi che gli pareva, ma senza quattrini, quelli restavano a Roma”. Di botto tutto mutò: i vessilli furono arrotolati e le alabarde abbassate, le spade sguainate rimesse nei loro foderi, sotto i mugugni e lo scontento generale. Ci fu chi si mise a piangere ed ad urlare al vento “I’ che fo… Ora, i’ che fo ?!”. I singhiozzi e le imprecazioni al cielo non si contavano più. Che cosa mai valeva più fare politica, farsi venire le vene gonfie senza poter prendere qualche euro? La gloria se lo andasse a prendere in quel posto. In fondo tutti pensarono che se non c’erano soldi, tanto valeva restare a casa, a scaccolarsi. E la guerra, mai cominciata, finì, allora, di colpo.

Pubblicato in : Primo piano

Info Enrico Martelloni

Fiorentino di nascita ma senese d’adozione, disegna su qualsiasi elemento gli capiti in mano, passando da una vignetta pungente ed irridente ad un ritratto del proprio interlocutore con estrema naturalezza. Nasconde una profonda sensibilità ai temi ucraini, ben raccontati su questo sito.

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