
Vedo che lo spot Esselunga ha suscitato forti reazioni (per lo più positive, direi).
I creativi che lo hanno ideato e il regista che lo ha realizzato si può dire che abbiano fatto centro.
Addirittura, iersera, un lungo servizio sul TG1.
Ed, effettivamente, devo dire che ho trovato quei due minuti di rara genialità narrativa.
L’emozione più forte, per quanto mi riguarda, è stata quella di vedere una Milano autentica.
La nostra città è spesso presente come sfondo degli spot.
Del resto se Roma è la città del cinema e della tv, Milano è è quella della pubblicità.
Però, pressoché sempre, finge di essere un’altra città.
Le immancabili via Vittor Pisani o piazza Gae Aulenti, infatti, sono lì a scimmiottare un anonimo modello di metropoli cosmopolita e nulla più.
Nello spot della “pesca” Milano, una volta tanto, è Milano.
Ci sono i suoi colori, la sua decorosità malinconica, la sua vitalità routinaria.
E io sono uno che, quando vede Milano sullo schermo (siano i poliziotteschi anni 70 o i “neoirrealistici” degli 80) non riesce a non emozionarsi.
Ma lo spot è ammirevole anche per come tratteggia (con una sensibilità quasi olmiana, si parva licet componere magnis) una scena di vita che è assolutamente reale.
Certo, una buona dose di patinatura c’è (non tutti i separati sono così bellocci e non tutte le loro case sono così accoglienti e confortevoli). Ma non inficia la credibilità del narrato.
Non per essere melenso ma io stesso ho assistito a una scena di vita reale che ha una sua assonanza con quella dello spot.
Qualche anno fa mi trovavo in coda alle casse automatiche proprio dell’Esselunga (nel caso di specie quella più modesta di Via Pezzotti).
Davanti a me c’era un papà che avrà avuto tra i 30 e i 40.
Con lui la figlia (un pò più grande di quella dello spot, diciamo tra gli 8 e i 10) che se ne stava chinata e piangeva sommessamente.
Di solito non amo ascoltare le conversazioni altrui.
Ma qui mi era impossibile evitarlo, ero in coda…
E ho ascoltato, con le mie orecchie, quel papà dire alla bambina in lacrime “ma perché fai così, devi capire che mamma e papà non stanno più insieme perché non vanno più d’accordo ma questo non vuol dire che non si vogliano bene”.
Ne rimasi piuttosto toccato.
Del resto quando vedo un bambino triste anche un cuore reso coriaceo dagli anni come il mio, rivela una sua componente emotiva rimasta intatta.
Ricordo che pensai mestamente; “questa è la vita”.
Appunto.
Stefano Pillitteri

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