
Questa è la straordinaria Butterfly che il Teatro Verdi di Pisa ha presentato quale seconda opera di un cartellone che ha saputo colpire e coinvolgere il pubblico degli amanti della lirica per la varietà delle proposte e per l’interesse delle novità.
Un allestimento suggestivo, con le scene potenti dello scultore giapponese Kan Yasuda, sculture evocative e simboliche che nulla riferiscono dell’iconografia tradizionale di quest’opera eppure tutto suggeriscono delle atmosfere sognanti e drammatiche che contiene, i raffinati costumi della stilista Regina Schreker che sceglie taffetà bianchi, veli impalpabili e una simbolica tunica di tulle rosso per Butterfly piuttosto che i tradizionali kimoni e le luci di Fabrizio Ganzerli che tingono sapientemente la scena di sfumature diverse a seconda della situazione emotiva. La regia di Vivien Hewitt, in pieno spirito pucciniano e memore del successo degli allestimenti passati, propone una rilettura moderna che evidenzia l’aspetto epico-eroico dell’opera senza tuttavia privarla di quell’aspetto intimista che ne segna alcune delle pagine più belle.
Una storia che sa raccontare molto quella che la Hewittci narra, dove l’amore è il fulcro e la morte, forse, la necessaria conseguenza. In mezzo c’è la gioia e poi l’attesa e la speranza, il dolore e l’umiliazione, l’amicizia e la fedeltà ma anche il tradimento e la superficialità. E’ il mondo dei sentimenti puri che si scontra con quello degli interessi effimeri ed egoistici “…Così mi sposo all’uso giapponese per novecento novantanove anni. Salvo a prosciogliermi ogni mese...” E quella lama che ha immolato il padre della piccola Ciò Ciò San, porta incisa una frase che solo chi ha sentimenti puri è in grado di comprendere ed apprezzare “Muore con onore chi non può vivere con onore”; per gli altri quel pugnale è solo un coltello e gli Ottoké sono “Quei pupazzi?…”
Una serata caratterizzata da frequenti e calorosissimi applausi, segno di una partecipazione che ha coinvolto un teatro colmo di pubblico di ogni età, e da un’emozione palpabile che ha segnato l’intera opera. Merito certamente della cornice regia/scene/costumi/luci, sicuramente ma anche del cast che, dopo un avvio forse un po’ incerto ha saputo coinvolgere e travolgere. Donata D’Annunzio Lombardi, non nuova a questo ruolo, è stata una più che convincente Butterfly sia vocalmente che dal punto di vista interpretativo; Leonardo Caimi è stato un buon Pinkerton, vocalmente non sempre al meglio ma che ha saputo rifarsi nei momenti topici facendosi perdonare certe inesattezze. Nel ruolo del console Sharpless il baritono Sergio Bologna, affidabile e generoso, mentre Suzuki è stata interpretata con molta passione dal mezzosoprano Hermine Claude Huguenel. Goro è il tenore Mauro Buffoli, lo Zio Bonzo il basso Choi Seung Pil; il Principe Yamadori è il tenore Veio Torcigliani; il Commissario Imperiale il basso Claudio Ottino, L’Ufficiale del Registro il basso Jorge Aguilera; Kate Pinkerton il mezzosoprano Eva Corbetta.
In alcuni punti forse un po’ troppo enfatica la direzione del M° Roberto Zarpellon, direttore di talento e fra i maggiori protagonisti della vita culturale e musicale italiana. Orchestra e Coro del Festival Puccini, Maestro del Coro Francesca Tosi.

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