Ci sarà chi inviando un selfie agli amici si sentirà rispondere: dove sei? ad Aix en Provence? No, sono in piazza Santa Maria Novella a Firenze. Oppure: week end nel Tirolo? Macchè: piazza Santa Croce, sempre a Firenze. Ci mancavano solo i mercatini autunnali ad aggiungere confusione nella testa dei turisti, in particolare quelli che arrivano da oltre oceano o dall’estremo oriente. Guardano Palazzo Vecchio è chiedono la strada per la Torre di Pisa. Sostano all’ombra del Cupolone e con lo sguardo cercano calli e gondole.
Per questo mi chiedo quale sia lo scopo di allestire un mercatino provenzale, con tanto di mulino, davanti alla chiesa di Santa Maria Novella (e infatti il sindaco Nardella si è già scusato, ma il pasticcio è fatto). Oppure di ospitare un villaggio di casette tirolesi, dove si consumano panini wurstel e crauti o lo stinco alla bavarese, in piazza Santa Croce. Proprio là dove cade lo sguardo accigliato della statua di Dante. Luogo principe della fiorentinità da quando nel 1530 vi si giocò la partita di calcio storico in beffa alle truppe assedianti dell’imperatore Carlo V.
Non è per essere inospitali o refrattari alle altrui culture, comprese quelle commerciali e culinarie. Però perché non scegliere altre collocazioni. Come ci rimarranno i visitatori desiderosi di fare uno scatto a due fra le piazze più importanti di Firenze, rendendosi conto che l’immagine assomiglierà ad una sorta di fotomontaggio fiorentin-provenzale o forentin-teutonico? Perché non scegliere piazze meno battute dai flussi turistici e più idonee a temporanee contaminazioni?
Sento già l’obiezione: se mettiamo i mercatini in periferia, non ci va nessuno. E qui casca l’asino, come dicevano i nostri vecchi. I mercatini etnici sono per attrarre più turisti nel centro storico di Firenze? Non credo proprio. Da anni si dibatte su come decentrare le carovane di visitatori. Possono costituire un interesse per i fiorentini? Certo. Ma la loro collocazione in zone appena periferiche non ne limiterebbe il fascino. Sempre che fascino abbiano. Perché, vedete, sono certo che se aprissi in piazza Santa Croce un banchino con un po’ di frattaglie recuperate nella mia cantina, un gonzo che mi compra qualcosa lo troverei. E se, per esempio, mi mettessi a scarabocchiare qualche foglio davanti a Santa Croce, io che disegno come una gallina ubriaca, sono certo che troverei qualche estimatore. Talvolta è il luogo, più ancora dell’abito, a fare il… “monaco”.Troppo facile, così.
Francesco Matteini

Sì certo che l’articolo è interessante, ma quel troiaio di palme e sdraio al piazzale Michelangelo vi sembra bello culturale?
Perché sarebbe li per cultura!!
Il problema urbanistico di Firenze è quello di passare dal mono centrismo al poli centrismo, spostando itinerari, musei e servizi, senza asfissiare più la città nel quadrilatero delle piazze Duomo, Signoria, S. Maria Novella, S. Croce. Scorporare e ricomporre i musei è fondamentale, cosa ci fa ad esempio la Gallerai dell’Accademia in via Ricasoli? La Tribuna del David e annessi potrebbe trovare spazio altrove, ad esempio alla Leopolda ed al nuovo teatro dell’opera. E dai depositi sotterranei degli Uffizi perché non creare un Uffizi bis rendendo visibili anche tanti capolavori invedibili nella collocazione della Galleria Palatina? Discorso valido per tanti musei cosiddetti minori. Un Palazzo Strozzi ritornerebbe ad essere Palazzo Strozzi. Così si creerebbero più centri urbani, si ridisegnerebbe la città, si riporterebbe il vecchio centro a livelli di abitabilità dei residenti, dando un colpo alla concentrazione di banche, paninoteche, spaghetterie e pub inventati, oltre che spezzare la cosiddetta movida notturna. Ora che sono riusciti a fare la frittata, i sognatori della mega Firenze metropoli non hanno nemmeno fantasia per dare sostanza ai loro sogni?