A Firenze, il 20 settembre, in piazza dell’Unità, si è svolta la commemorazione della “Breccia di Porta Pia” organizzata dal Comitato per la promozione dei valori risorgimentali.
In rappresentanza dell’amministrazione comunale la consigliera comunale Cecilia Del Re ha deposto una corona di alloro all’obelisco ai caduti delle guerre di indipendenza, ricordando la storia di quella piazza e l’importanza di questa giornata nel nostro Risorgimento: “L’attuale intitolazione della piazza – precedentemente piazza Vecchia di Santa Maria Novella – risale al 1882, e intendeva celebrare la raggiunta unità politica della penisola, avvenuta nel decennio precedente.
Nel medesimo anno, il 28 maggio, anniversario della battaglia di Curtatone e Montanara, venne inaugurato al centro di questa piazza l’obelisco dedicato ai Caduti nelle tre guerre d’indipendenza.
Da allora, su questo monumento sono state collocate targhe e lapidi in ricordo dei caduti di tutte le guerre a cui hanno partecipato gli italiani.
Oggi – ha detto Cecilia Del Re – siamo qui per commemorare la breccia di Porta Pia, avvenuta il 20 settembre del 1870, che pose fine al potere temporale del papato: il Regno d’Italia conquistò Roma per farne la nuova capitale. I soldati italiani comandati dal generale Cadorna entrarono a Roma attraverso una breccia aperta nelle mura della città, all’altezza di Porta Pia. La presa di Roma costò all’esercito italiano 49 morti e 141 feriti. Fra le truppe pontificie si registrarono, invece, 19 morti e 68 feriti. Il nostro Risorgimento fu il riscatto di un popolo per secoli senza una patria, senza libertà e senza un’identità nazionale, finchè nel 1861 si costituì l’Unità d’Italia al prezzo del sacrificio di tanti, donne ed uomini.
Il significato che può avere ancora oggi la commemorazione ai Caduti di Piazza dell’Unità sta, dunque, non solo nel culto della memoria di un momento fondativo della Repubblica italiana, ma anche nella necessità che l’istanza etica e politica di un Risorgimento di riscatto nazionale non venga mai meno anche in tempi di pace. Con la breccia di Porta Pia, in particolare, si ottenne, il ricongiungimento di Roma al Regno d’Italia e quindi il compimento delle aspirazioni di generazioni di patrioti che avevano alimentato il Risorgimento”.
Alessandra Campagnano, del Comitato Fiorentino per il Risorgimento, dopo alcuni cenni storici, ha detto, tra l’altro, che la fine del potere temporale dei Papi deve essere ricordata per rinnovare l’impegno a difesa dello Stato laico, capace di garantire tutti, credenti e non credenti. Su queste basi sarà possibile – ha detto la Campagnano – affrontare anche le sfide che lo spostamento di tanti uomini e donne da terre lontane ci pongono, ricordando sempre che i valori della dignità di donne e uomini, bambine e bambini, vecchi e giovani, insieme a quelli della libertà di espressione, sono di vantaggio per tutti. Solo così l’incontro con diverse culture potrà non trasformarsi in scontro di civiltà , difendendo sempre le conquiste – libertà, uguaglianza, fratellanza, giustizia sociale – che la Breccia di Porta Pia portava idealmente con sè ( per il testo integrale, cfr. risorgimentofirenze.it )
Brevi saluti sono stati svolti da Silvia Colombo , per i socialisti italiani, che ha evidenziato l’importanzadei principi di libertà e solidarietà nel processo risorgimentale, con i quali i socialisti chiedono che sia mantenuta la continuità; e da Leonardo Lapenna, per gli atei, agnostici e razionalisti, che ha ribadto i valori della tolleranza e delle diversità.
Ha coordinato la manifestazione Valerio Giannellini, della Fondazione Rossi – Salvemini.
A Prato, il 24 settembre, la manifestazione si è svolta nel salone del gonfalone del palazzo della Provincia, promossa dalle Logge pratesi aderenti al Grande Oriente. Dopo il saluto delle autorità cittadine, hanno parlato Francesco Borgognoni, presidente dei Mestri Venerabili , e lo storico Andrea Giaconi. Al termine i partecipanti, in corteo, hanno deposto corone al monumento a Giuseppe Mazzoni, in piazza del Duomo, e a quello a Giuseppe Garibaldi in piazza San Francesco.

Proprio perché i valori ed i sentimenti risorgimentali sono dimenticati diventa ancora più prezioso il ricordo. In assenza, in primo luogo, di un impegno che cerchi di colmare una grave carenza culturale, qualsiasi altra iniziativa rischia di essere non solo vana, ma addirittura facilmente strumentalizzabile.
Dimenticavo: è grazie all’interessamento della Fondazione Rossi – Salvemini ed al Circolo Gobetti se a partire dal centocinquantesimo dell’Unità la ricorrenza è stata calendarizzata nel cerimoniale ufficiale del comune di Firenze. Se non ci pensano associazioni come queste, chi altri…
L’articolo è interessante vuoi per i concetti espressi e le speranze proiettate, ma occorre passare dal dire al fare, in particolar modo in questo periodo,dove i valori ed i sentimenti risorgimentali si sono ammorbiditi, direi dimenticati, occorre partecipare più nel sociale e nel polico, NON DOBBIAMO DELEGARE.. Personalmente appartengo ad un gruppo XX SETTEMBRE, cosa dovrei dire? Avanti, Avanti, Avanti e Ricordare, Ricordare, Ricordare.
Raffaello da Montepulciano
grazie Adalberto, peccato che invece della bandiera italiana abbia avuto campo lo striscione UAAR, decisamente inappropriato. Alla prossima volta, viva il XX settembre.