che non sarebbe bastato sveltire le pratiche burocratiche, perché sarebbe sorta la conflittualità condominiale, a sua volta infilata nel vicolo cieco della giustizia in letargo. Il rimedio, però, non può essere nel parlare solo di ville, purché isolate e senza vicini, giacché in quelle facevano già quel che gli pareva. Perché credete che sia fiorente il mercato dei parcheggi e dei box attrezzi prefabbricati? Perché così si mascherano nuovi volumi. E, del resto, a Palazzo Chigi non lo sapevano che, nel 2001, la sinistra varò la riforma costituzionale del titolo quinto? Con quella robaccia si è praticamente ucciso l’interesse nazionale, non più presente neanche in settori come l’energia, che ne dovrebbero avere uno continentale. Non è una novità, però.
Il nocciolo del provvedimento non stava nel consentire lo spostamento del bagno o la trasformazione del balcone in veranda, bensì nel chiamare capitali gelosamente protetti ad oliare le ruote del mercato, in un momento in cui chi può rimanda investimenti ed acquisti. Se non solo si procede alla velocità dei bradipi, ma per giunta a zig zag, quando non all’indietro, di tutto questo resterà solo l’accusa di volere cementificare coste e parchi, che sarebbe emersa nella sua assurdità solo a patto che il resto si fosse fatto, mentre, nel vuoto, ogni sparata è lecita.
Infine, quella sciagurata riforma costituzionale portava il segno propagandistico del federalismo. Il centro destra rimediò, ma poi lasciò il lavoro al destino referendario. Così si è ridotto in macerie lo Stato nazionale, senza far sorgere autonomia e responsabilità locali. In tempi di crisi, quando s’invocano misure internazionali, noi contrattiamo con le regioni, le province ed i comuni. Il moto immobile dell’inutilità.
www.davidegiacalone.it

Lascia un commento