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Un terzo di secolo (ironia della storia) di Filippo Turati

di Redazione Pensalibero.it | 30 Marzo 2015

turati

In occasione del 83° anniversario della morte del leader e fondatore della Critica Sociale e del PSI pubblichiamo questo testo che è anche una rarità bibliografica, poiché distrutto dal fascismo con le copie del numero 9 della rivista del maggio 1925 e salvato dalla tipografia che ne consegnò copia a Ugo Guido Mondolfo. Oggi è pubblicato in La storia dei sequestri di Critica Sociale, a cura di Enrico Bassi (Bologna 1983)

“Trentaquattro anni fa nel 1891 si celebrò per la prima volta a Milano in un grande comizio al teatro della Canobbiana – oggi Teatro Lirico – il primo 1 maggio Italiano. Tema: La conquista della legge delle otto ore E di una legislazione sociale correlativa giusta le indicazioni proclamate dai congressi socialisti internazionali di Parigi di due anni prima (1889) nel centenario della grande rivoluzione borghese. Oratore, chi scrive queste righe. La città presentava l’aspetto di un mezzo stato d’assedio. La borghesia il governo erano seriamente, E allora sinceramente, impensieriti della possibilità di disordini. Gli allarmisti vedevano in quella prima celebrazione, L’inizio di un’aurora che, per il privilegio capitalistico, poteva essere l’inizio di un tramonto. Le fantasie galoppavano. Quei timori furono delusi. La celebrazione riuscì vivace ma ordinatissima. Il 2 maggio la borghesia sembrò tirare un gran respiro. Il discorso, che polemizzava contro le paure degli industriali I quali ravvisavano nelle otto ore la loro imminente rovina, Pubblicato in extenso dall’Italia di Dario Papa il raccolto quindi l’opuscolo fu diffuso a decine di migliaia di esemplari ed ebbe numerose edizioni. Quel 1 maggio fu davvero un “cominciamento”. Spirava nell’aria, spirava nei cuori, malgrado gli allarmi che abbiamo detto, un alito e un fervore di vera giovniezza, non quella della barbarie rinnovata, la giovinezza degli spiriti la giovinezza delle cose. Il decennio 1881-1890 aveva dal confuso bakunismo dei due decenni precedenti, Fenomeno specialmente romagnolo e meridionale tratto fuori nell’alta Italia la prima formazione di un vero partito di classe: Il partito operaio. Esso, per quanto ancora mezzo anarchio E mezzo colpo relativista affrontava però, Sia pure a scopo meramente agitatorio, la lotta elettorale con grande Disturbo di quella democrazia radicale che aveva nel Secolo il principale suo organo e in Felice Cavallotti il suo esponente migliore. E da quel partito operaio, in seguito al congresso operatio troppo dimenticato di quello stesso anno in Milano, dovevo uscire nel congresso di Genova (1892) il partito dei lavoratori italiani, crisalide del partito socialista affermatosi a Reggio Emilia l’anno successivo, Quando il proletariato socialista italiano doveva prendere contatto, al congresso internazionale di Bruxelles, col proletariato con socialismo di tutte le nazioni. Tutto il decennio era stato caratterizzato dalla grande lotta per per la conquista del diritto di sciopero affermato teoricamente dal nuovo codice penale Zanardelli, Ma resistito dalla vecchia mentalità degli agrari e dei magistrati che, nei vasti scioperi agrari contro le quali si erano montate decine di processi, Vedevano sempre per poter condannare, In difetto di ogni violenza materiale, la “violenza morale”, per il fatto stesso del numero e della solidarietà di migliaia di scioperanti. E, sempre lo stesso anno 1891 si costituiva in Milano, ad opera specialmente di Osvaldo Gnocchi Viani, la prima camera del lavoro italiana, dietro il cui esempio pullularono le camere del lavoro in ogni città, per sfociare in seguito nelle più evolute Case del Popolo. Lo sforzo, Allora, dei socialisti fu di dare alle nascenti organizzazioni operaie costituitesi in partito indipendente, (prima del partito operaio il mutuo soccorso rappresentava sotto l’egida della democrazia politica secolina l’ultima Thule delle aspirazioni proletarie) uno scopo preciso, battagliero, quale già si proponevano i partiti socialisti dell’estero, Specialmente in Austria ed in Germania: la conquista dei poteri pubblici. Ma era ancora, per le masse italiane, una conquista generica, totalitaria, palingenetica, alquanto miracolosa, confinata all’estremo lembo dell’orizzonte, quasi come un mito. Solo l’ulteriore sviluppo dell’organizzazione E la frequenza delle battaglie elettorali dovevano poi infonderle, Con la conquista dei municipi E collazione del gruppo socialista in Parlamento un carattere e una contenenza concreti. A cotesto sviluppo di organizzazione, di coscienza e di azione effettiva contribuirono potentemente le vicende politiche ed economiche del tormentato decennio che doveva chiudere il secolo. Ricordiamo telegraficamente le persecuzioni socialisti di quei primi anni, il congresso clandestino e ultra intransigente di Parma, I fasci di Sicilia, prima esplosione di un movimento quasi inconsapevolmente classista, il confino inflitto ai sovversivi, il domicilio coatto politico E le leggi eccezionali del Crispi, Rovesciato quest’ultimo, più che dalle polemiche cavallottiane, dal disastro di Abba Garima, la serie delle trionfali candidature di protesta, le repressioni feroci del 98, che distribuirono secoli di galera E spinsero tanti dei nostri fuori dal confine; E, dopo un breve respiro, I nuovi decreti eccezionale del Pelloux, Messi nel nulla dai vittoriosi ostruzionismo alla camera E da una vindice sentenza della cassazione di Roma; l’ “abbasso il Re” di Leonida Bissolati, l’esodo delle sinistre dall’aula, la Sala Rossa in seguito il regicidio, Tardiva ripercussione delle stragi novantottesimi della violata costituzione E degli atroci tribunale di guerra; la detene avvenuta col gabinetto Saracco, che cadde, Coronato di rose, sotto i voti della destra E dell’estrema sinistra per la decretate poi revocata chiusura la camera del lavoro di Genova il conseguente sciopero generale che segnò il più completo revirement nella politica dei governi d’Italia verso le classi lavoratrici. ( Il testo prosegue poi con il periodo iniziato con l’avvento del nuovo secolo e del ministero Zanardelli-Giolitti e del successivo Ministero Giolitti, che Turati definisce “l’inozio dell’età dell’oro del movimento proletario, incanalandosi sempre più consapevolmente nella via regia delle conquiste legali e inseritosi nell’azione dello Stato”. Ricorda quindi le principali conquiste: la Cooperazione del lavoro nella val padana, l’uso sempre più frequente del suffragio universale, la legge proporzionale. Condizioni ale quali risposero, per un quindicennio “il rapido sviluppo delle industrie, dell’agricoltura, della ricchezza nazionale e del generale benessere, con l’attenuarsi dei contrasti di classe con una più seria applicazione delle leggi sociali e assicurative”) A questo graduale elevamento di tutto il popolo di tutte le classi lo scoppiare della guerra mondiale fu la formidabile puntata di arresto. Dell’indole della guerra, prodotto esclusivo delle ceche competizioni mercantili dei rivali capitalismi purtroppo reso inevitabile dalla immaturità della internazionale del lavoro, che sola avrebbe potuto sventarla, un solo partito in Europa libera chiara visione comprensione E fu il partito socialista, Dovremmo giungere, Più degli altri forse il partito socialista Italiano previamente immunizzato in virtù delle proprie dottrine Dalle illusioni e dagli inganni interessati che dovevano spianarle la via. Le terribili delusioni della guerra E del dopoguerra amaramente confessate scontate da quegli stessi che alla guerra avevano aderito partecipato con più schietto idealistico fervore, Avrebbero dunque dovuto creare al partito socialista, Col consenso delle grandi maggioranze, una situazione di deciso favore. E per un istante si poteva anche credere che ciò avvenisse. Ma alla fine, non infrequente ironia della storia, si verificò esattamente il contrario. Accadde che proprio coloro che meglio avevano diagnosticato nei moventi e negli effetti il fenomeno della conflagrazione E che più avevano tentato e tentavano, ti difendere gli interessi più vitali delle nazioni in genere e della loro propria nazione, venissero denunziati come visionari antinazionali, E valutati come i maggiori patrioti, anzi gli unici, coloro che avevano la responsabilità più diretta dell’immane universale E universalmente conclamato disastro. (…) Epilogo di tutto ciò, L’avvento il trionfo del fascismo le cui gesta ci è severamente impedito di illustrare. Ma il silenzio forzato, È in proposito di gran lunga più eloquente del più eloquente discorso. Così fu che il recente 1 maggio dopo 34 anni apparve un 1 maggio di desolazione un anticipato sul calendario giorno dei morti. Tuttavia da che parte stanno, in questo 1 maggio dei morti, I morti più veri? Quelli la cui resurrezione storicamente impossibile? Chi sa guardare oltre i crepuscoli numerosi dell’ora che fugge non ha dubbi per la risposta. Sarà chiaro allora anche il più mio piè sconsolati da quale parte la vita che par morte, Da quale parte la morte chiuso le sembianze della vita. Attendiamo senza sconforto. “Salute o genti umane affaticate! Tutto trapassa E nulla può morir…” Filippo Turati 2 maggio 1925 Testo censurato e distrutto per ordine del Prefetto. Salvata la matrice in Tipografia di Critica Sociale

Filippo Turati

Pubblicato su www.criticasociale.net

Pubblicato in : Cultura ed eventi

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