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Un tema controverso: l’utilità dei socialisti

di Vincenzo Caciulli | 8 Luglio 2013

Dibattito in vista del congresso del PSI

Si svolgerà a Venezia, dal 25 al 27 ottobre, il congresso nazionale del PSI. Il partito, che è tornato in parlamento grazie all’accordo stipulato con il PD, è di fronte a scelte importanti. Qualcuno dice che è in gioco la sopravvivenza. A noi piacerebbe che non di questo si discutesse (sarebbe comunque una sopravvivenza stentata e di scarsissima utilità e incidenza). Ci piacerebbe, piuttosto, che si discutesse di una reale trasformazione. E di un contributo alla creazione, assieme ad altri, di una presenza politica nuova anche se saldamente ancorata alla cultura laica, liberale e progressista. Sul congresso del PSI pubblichiamo, dopo quello di Alberto Benzoni, un articolo di Vincenzo Caciulli. Pensalibero è aperto a tutti coloro che vorranno esprimersi.  (n.c.)

Vincenzo CaciulliRegistro con piacere che su PensaLibero sia materia di dibattito il tema dell’utilità dei socialisti e che, visto il profilo libertario del giornale e in previsione del Congresso del PSI, ognuno possa esprimere il proprio parere.  Era l’ora che qualcuno prendesse l’iniziativa, dopo anni di vita marginale delle frammentate e disperse falangi di quella che fu un’area politica e culturale che riceveva un ampio consenso elettorale, di porsi e porre questa domanda. Domanda, peraltro, alla quale hanno già risposto nel tempo le forze politiche della cosiddetta seconda repubblica e gli italiani. Ma, andiamo per ordine. Per Berlusconi e il centrodestra che ne hanno ereditato in larga parte dirigenti ed elettori, i socialisti sono un ricordo affettuoso da esibire con funzioni di marketing elettorale. Per il centrosinistra e il PD sarebbe sufficiente citare il leader maximo che li definì “o inutili o dannosi”. In realtà, non avendo il centrosinistra un unico leader, le posizioni sono più articolate. Per l’area di provenienza DC hanno rappresentato un ingombro di cui sbarazzarsi velocemente per non dover competere nella distribuzione di poltrone e d’influenza. Per l’area PDS –DS già PCI, salvo qualche lodevole eccezione, sono stati i nemici degli anni Ottanta (e non solo), quella sinistra diversa che non ha mai digerito. M’immagino che Veltroni, autore recentemente di un libro comunque interessante nel quale parla diffusamente della sinistra italiana, alla domanda sull’utilità dei socialisti potrebbe tranquillamente rispondere: “I socialisti chi?”. I più radicali sono stati comunque gli elettori. Dal 1993 hanno accuratamente evitato, ogniqualvolta hanno aperto una scheda elettorale, di apporre un segno sui simboli dei socialisti. Oddio, non che questi simboli siano stati molto presenti. A volte si trovavano simboli nei due campi (in modo di far loro dividere un elettorato già esiguo). A volte, come a febbraio, si trovavano solo in qualche regione per le circoscrizioni del Senato. Le più volte non c’erano. I socialisti albergavano nelle più diverse liste sempre, questa la giustificazione, ”per salvaguardare il gruppo dirigente” in vista del rilancio e di un futuro prossimo nel quale il mitico elettorato socialista si sarebbe finalmente ricongiunto alla sua avanguardia politica. Già, il mitico elettorato socialista! Sempre evocato nelle riunioni e che ormai coincide con le mamme e i nonni, qualche volta (non sempre) con le mogli o i mariti degli iscritti alle diverse formazioni che nel tempo si sono susseguite. Perché l’elettorato è così perfido nei confronti dei socialisti? Perdona a Berlusconi comportamenti quantomeno singolari, al centrodestra l’incapacità palese di governare e la confusione più totale tra interessi pubblici e interessi privati. Perdona al centrosinistra quella babele di dispute ideologiche e il nullismo di governo che l’ha contraddistinto. Ha perdonato loro (fino ad un certo punto, visti i risultati elettorali) di aver fatto consolidare una casta politico-economica che la pur disastrata prima repubblica non aveva mai prodotto. Di aver consegnato le chiavi del governo nazionale a lobby e burocrati, a tecnici burocratici e lobbysti. Una volta trovata la risposta al quesito troveremo anche la risposta alla domanda di base. Per parte mia ritengo che gli elettori evitino i socialisti perché i socialisti non hanno saputo, in questi anni, proporgli nulla. Subalterni a destra e a sinistra hanno disperso l’unico vero patrimonio che storicamente li ha caratterizzati: la capacità di leggere le trasformazioni economiche e sociali e di proporre e propugnare politiche riformatrici adeguate. Politiche ispirate ai valori socialisti: eguaglianza di partenza, libertà, giustizia sociale, democrazia politica e economica. I residui gruppi dirigenti, per insufficienza culturale, forse per mancanza di statura politica, hanno fallito in pieno il compito di profilare e comunicare il progetto socialista per l’oggi e si sono dedicati alla memoria e alla celebrazione. Subalterni politicamente e subalterni culturalmente.  Possono ancora essere utili i socialisti?

Pubblicato in : Primo piano

Info Vincenzo Caciulli

Vincenzo Caciulli. Dottore di ricerca in Crisi e trasformazione sociale si è occupato a lungo di ricerca storica e sociale presso università italiane e straniere. E’ stato consigliere regionale e membro dell’Autorità per le Comunicazioni della Toscana. Da oltre dieci anni lavora nella comunicazione con esperienze di amministrazione di società editoriali. Collabora con vari periodici tradizionali e online. Fa parte della Direzione nazionale del PSI.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. renal dialysis

    16 Luglio 2013 alle 20:18

    This is our first time my spouse and i visit here. I ran across so many enjoyable stuff with your blog, specially its debate. From the tons of comments on the posts, I assume I am not the only person having each of the enjoyment the following! Keep up outstanding work.

    Rispondi
  2. massimo Stefanetto

    10 Luglio 2013 alle 09:30

    Io penso che il Nuovo psi di Stefano Caldoro e Lucio Barani cosi come il Psi di Riccardo Nencini abbiano l’obbligo morale ed etico di fare un serio ed accurato esame di coscienza e quindi fare un doveroso passo indietro mettendo all’ordine del giorno di un eventuale Congresso lo scioglimento dei rispettivi partiti con la trasformazione in associazioni riformiste (comunità politiche per chi ne volesse far parte) aderenti al Pdl o Forza Italia il primo e al Pd il secondo. Perche’? Per evidente fallimento ventennale di una tanto auspicata ricomposizione della diaspora socialista, per una inconsistente piattaforma politica e programmatica di medio e lungo periodo, per una evidente incapacità propositiva, per una gestione del partito autoreferenziale, antidemocratica sia nella organizzazione sia nelle scelte delle alleanze e soprattutto per aver mancato l’obbiettivo minimo, in venti anni di politica, della percentuale elettorale dell’1%. Solo cosi, l’autentica anima socialista potrebbe riscattarsi e rinascere lasciandosi alle spalle anni di delusioni, di tradimenti, di amarezze, di umiliazioni. I delusi da quei micro partitini di destra e sinistra che si autodefiniscono socialisti, gli spiriti liberi che per anni hanno vagato da una parte e dall’altra senza una casa politica, tutti coloro che in questi anni si sono rifugiati nell’astensione da un sistema politico che ritenevano falso e corrotto e senza prospettive, avrebbero finalmente spazio per la ricostruzione ex novo di una autentica e autonoma forza politica che mi piace definire “liberalsocialista”, al di la’ degli attuali schieramenti in campo. Un nuovo progetto riformista, liberale e democratico (R.D.L.) che parta dal basso e che abbia come primi obbiettivi, l’unità e l’autonomia, caratteristiche che si acquisiscono solo con idee, valori, proposte, progetti condivisi. Una comunità politica aperta anche alle esperienze liberalrepubblicane che in questi anni sono state bistrattate al pari dei socialisti. Aperta anche e soprattutto a coloro che hanno creduto ai falsi proclami di Grillo o di movimenti senza arte né parte

    Rispondi
  3. silvio minardi

    8 Luglio 2013 alle 18:03

    Quale sarebbe il nesso culturale delle attuali forze politiche, o meglio delle nuove? Il valore di un pensiero politico è il prodotto dell’esito elettorale? O meglio la, si fa per dire, sinistra è il frutto della miscela tra sinistra dc e il pci?
    Non le pare che la difesa dei diritti della persona, intesi nella loro compiutezza non siano ancora oggetto di una conquista giornaliera? Ma per concludere il psi con l’attuale presenza in parlamento è portare di quei valori che rendono viva, ancora, la costituzione.

    Rispondi
    • Vincenzo

      8 Luglio 2013 alle 21:32

      Senza forza e consenso elettorale ogni pensiero politico, anche il più bello, è una riflessione individuale, al massimo di una piccola comunità. E’ un pensiero che non incide nella realtà, pura testimonianza. Ad oggi, da venti anni, i socialisti hanno fatto solo testimonianza. Cosa diversa è chiedersi se c’è spazio politico e culturale per un pensiero riformista d’ispirazione socialista. Direi subito di si, ma su quale gambe può camminare?

      Rispondi

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