Dibattito in vista del congresso del PSI
Si svolgerà a Venezia, dal 25 al 27 ottobre, il congresso nazionale del PSI. Il partito, che è tornato in parlamento grazie all’accordo stipulato con il PD, è di fronte a scelte importanti. Qualcuno dice che è in gioco la sopravvivenza. A noi piacerebbe che non di questo si discutesse (sarebbe comunque una sopravvivenza stentata e di scarsissima utilità e incidenza). Ci piacerebbe, piuttosto, che si discutesse di una reale trasformazione. E di un contributo alla creazione, assieme ad altri, di una presenza politica nuova anche se saldamente ancorata alla cultura laica, liberale e progressista. Sul congresso del PSI pubblichiamo, dopo quello di Alberto Benzoni, un articolo di Vincenzo Caciulli. Pensalibero è aperto a tutti coloro che vorranno esprimersi. (n.c.)


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Io penso che il Nuovo psi di Stefano Caldoro e Lucio Barani cosi come il Psi di Riccardo Nencini abbiano l’obbligo morale ed etico di fare un serio ed accurato esame di coscienza e quindi fare un doveroso passo indietro mettendo all’ordine del giorno di un eventuale Congresso lo scioglimento dei rispettivi partiti con la trasformazione in associazioni riformiste (comunità politiche per chi ne volesse far parte) aderenti al Pdl o Forza Italia il primo e al Pd il secondo. Perche’? Per evidente fallimento ventennale di una tanto auspicata ricomposizione della diaspora socialista, per una inconsistente piattaforma politica e programmatica di medio e lungo periodo, per una evidente incapacità propositiva, per una gestione del partito autoreferenziale, antidemocratica sia nella organizzazione sia nelle scelte delle alleanze e soprattutto per aver mancato l’obbiettivo minimo, in venti anni di politica, della percentuale elettorale dell’1%. Solo cosi, l’autentica anima socialista potrebbe riscattarsi e rinascere lasciandosi alle spalle anni di delusioni, di tradimenti, di amarezze, di umiliazioni. I delusi da quei micro partitini di destra e sinistra che si autodefiniscono socialisti, gli spiriti liberi che per anni hanno vagato da una parte e dall’altra senza una casa politica, tutti coloro che in questi anni si sono rifugiati nell’astensione da un sistema politico che ritenevano falso e corrotto e senza prospettive, avrebbero finalmente spazio per la ricostruzione ex novo di una autentica e autonoma forza politica che mi piace definire “liberalsocialista”, al di la’ degli attuali schieramenti in campo. Un nuovo progetto riformista, liberale e democratico (R.D.L.) che parta dal basso e che abbia come primi obbiettivi, l’unità e l’autonomia, caratteristiche che si acquisiscono solo con idee, valori, proposte, progetti condivisi. Una comunità politica aperta anche alle esperienze liberalrepubblicane che in questi anni sono state bistrattate al pari dei socialisti. Aperta anche e soprattutto a coloro che hanno creduto ai falsi proclami di Grillo o di movimenti senza arte né parte
Quale sarebbe il nesso culturale delle attuali forze politiche, o meglio delle nuove? Il valore di un pensiero politico è il prodotto dell’esito elettorale? O meglio la, si fa per dire, sinistra è il frutto della miscela tra sinistra dc e il pci?
Non le pare che la difesa dei diritti della persona, intesi nella loro compiutezza non siano ancora oggetto di una conquista giornaliera? Ma per concludere il psi con l’attuale presenza in parlamento è portare di quei valori che rendono viva, ancora, la costituzione.
Senza forza e consenso elettorale ogni pensiero politico, anche il più bello, è una riflessione individuale, al massimo di una piccola comunità. E’ un pensiero che non incide nella realtà, pura testimonianza. Ad oggi, da venti anni, i socialisti hanno fatto solo testimonianza. Cosa diversa è chiedersi se c’è spazio politico e culturale per un pensiero riformista d’ispirazione socialista. Direi subito di si, ma su quale gambe può camminare?