Basta una considerazione ad ancorare saldamente all’attualità l’assemblea per il Polo liberalsocialista in programma il 17 giugno a Firenze.
Nel campo del centro sinistra si discute della formazione di un Partito Democratico e nel centro destra del Partito unico dei moderati.
E’ fondato ritenere che l’uno e/o l’altro soggetto possano essere in grado di rappresentare istanze e soluzioni ai problemi della società italiana coerenti con la cultura laica, liberale e riformista?
O è più realistico un dubbio: che il partito democratico, da una parte, sia lo strumento per perpetuare il potere degli eredi del comunismo e dell’integralismo cattolico, e il partito unico dei moderati il mezzo con il quale Berlusconi neutralizza le spinte centrifughe di AN e UDC senza però recuperare i valori di partito liberale di massa, strangolato nella culla dalle pulsioni clericali e reazionarie di alcuni alleati?
Dalla diaspora del dopo tangentopoli ad oggi, laici liberali e socialisti si sono svenati a combattere guerre per conto terzi: per il centro-destra o per il centro-sinistra. Lo hanno fatto con un impegno degno di miglior causa. Erano ininfluenti e si davano addosso con cattiveria come se le sorti del Paese dipendessero dal numero di ex compagni del fronte opposto che riuscivano ad accoppare politicamente.
L’assemblea di Firenze, promossa da una sessantina di associazioni e circoli,vuole essere prima di tutto una occasione per gridare alto e forte che laici liberali e socialisti devono parlare ad una sola voce e riconquistare la propria autonomia.
L’illusione di lucrare rendite sulle vecchie e gloriose sigle deve essere abbandonata nel nome di un nuovo soggetto che tragga dai vari filoni riconducibili alla cultura laica e liberalsocialista le proposte per la società di oggi.
Naturalmente non pretendiamo che questo soggetto nasca già a Firenze. Ci contentiamo di creare una rete di circoli, clubs, associazioni che operi in tutte le regioni, possibilmente in ogni provincia, che abbia questo obbiettivo. E che, per raggiungerlo stimoli già a livello locale occasioni di dibattiti, incontri e iniziative politiche, comprese quelle elettorali.
Certo, coinvolgendo innanzitutto i tanti soggetti che si richiamano, tanto nel centro-sinistra quanto nel centro-destra, alla cultura laica e liberalsocialsta. Ma non soltanto. Perché una cosa la sappiamo per certa: non possiamo esaurire la nostra azione nella rincorsa di quel 20-25% di elettori che votavano i partiti laico-socialisti fino al 1992. Nel frattempo c’è stata una mutazione genetica che impedisce a molti di tornare sui propri passi. Meglio, dunque, avventurarsi in territori nuovi e sconosciuti a portare il nostro “verbo”.
E non dovremo continuare nell’assillo di dare risposte che nessuno ci chiede sulla nostra collocazione. I due schieramenti hanno molti più punti in comune di quanto non sembri, soprattutto in negativo: classe dirigente inadeguata, verticismo, scarsa attenzione per i principi elementari della democrazia rappresentativa (vedi abolizione del voto di preferenza), rinuncia alla responsabilità della politica per delegare la soluzione dei problemi alla Chiesa e altre Istituzioni che hanno occupato il vuoto della politica (sindacati, magistratura, poteri economici).
Per questo dovremo pensare innanzitutto a recuperare un ruolo, possibile a tre condizioni: autonomia, unità e coraggio.
Poi, soltanto poi, decideremo se e a quali condizioni allearci con uno degli altri due schieramenti. Quello che ci offrirà maggiori garanzie di non dover snaturare la nostra identità.
Nicola Cariglia
Nicola Cariglia con questo intervento apre il dibattito in vista dell’assemblea per il Polo liberalsocialista. Invitiamo i lettori ad intervenire nel dibattito inviando i loro articoli a info@pensalibero.it
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no,non condivido le conclusioni.
La vecchia teoria,alquanto qualunquistica,andreottiana dei due forni.
Il socialismo è la sinistra.Ne ha la primogenitura.
Un polo nuovo per una sinistra diversa,laica,liberale,autenticamente riformista,alternativa al cattomunismo imperante nell’Unione,questa è la vera sfida da vicere.
Più complesso e difficile,certo.
Ma socialista!
Caro Cariglia,
apprezzo la traccia. Apprezzo ancor più la prudenza. Che mi è gradito definire “dinamica”. Ma (ed è un “ma” dovuto. non altrimenti se non ritenessi di dare valore alla Sua traccia) questa si confonde, o appare confondersi. Con certa malcelata inquietudine ed incertezza.
Non compiutamente velata dalle esortazioni, invocazioni. Di cui generosamente investe la convocanda assemblea.
E nelle esortazioni, invocazioni alligna e si sprigiona il “ma”.
Esortazioni e invocazioni. Esse necessarie alla condensazione della varietà delle sollecitazioni. Degli stimoli. In un paese e presso un popolo fortunatamente di diversi. Cui solo il periodo fascista –per logica storica e non per volontà politica o ideale- costrinse a una qualche ragione di unitarietà. Pur nella tragedia. E, forse proprio a sua causa.
Difficile, allora, rendere azione il presupposto della prudenza “dinamica”.
Destinata ad essere sottomessa. Non dagli spiriti osservatori e tenaci. Ma dai coinvolgimenti. Che proverranno dalla naturale destinazione organizzativa della prudenza “dinamica”.
Ho timore. Potrebbe determinarsi ed assistersi allo sconvolgimento e al rovesciamento della risoluzione. Che, sembra, ci si prefigga.
Credo che valga preventivare, da subito, porre in atto tutte quelle forme di struttura e di delega che possano attualizzare la prudenza “dinamica”. Ma, questa metodo e non mezzo dell’azione politica.
Organizzazione diversa. Contemporanea. Vigile e garante di ogni sforzo. Di ogni intendimento. Di ogni elaborazione.
Capace di essere servizio alla formazione morale ed etico/politica delle nuove generazioni.
Per questo, intransigente e flessibile a un tempo.
Idonea all’apprendimento, alla macerazione, alla risonanza. Dei respiri. Delle molteplici minoranze –aderendo, io sarò tra quelle- che non giaceranno nella raccolta dei risultati.
Ponendo in essere quella “rivoluzione in cammino” di cui diceva Turati. Che coinvolge ogni coscienza. Anche quella di un socialista dal fiocco, come me.
Con stima,
franchini
Mi sembra un ottimo inizio programmatico. Per me i principi fondanti dovrebbe essere: amore per l’Italia, amicizia sincera per gli Stati Uniti, libertà, meritocrazia e responsabilità. Mi piacerebbe moltissimo vedere a Firenze l’On. Stefania Craxi, Arturo Diaconale e Davide Giacalone. In un progetto del genere sarebbe importantissimo che ci fossero.
Bravo Nicola,
Hai sintetizzato in modo chiarissimo tutte le ragioni di insoddisfazione e disorientamento che da oltre dieci anni impedisce a milioni di elettori di esprimersi con convinzione.Un terzo polo liberal-socialista radicato nella tradizione storica italiana ma anche interprete della realtà economico-sociale in continua evoluzione mi sembra l’unica possibilità per restituire la “voglia”di fare politica alle vecchie e nuove generazioni.
Vittorio