La vicenda dell’onorevole Mele ci lascia sinceramente a bocca aperta.
Diamo atto all’onorevole in questione di essersi dimesso dal partito, che è stato costretto ad accettare immediatamente le sue dimissioni. Ma ovviamente l’onorevole Mele non ha pensato a lasciare il suo seggio in parlamento e ci chiediamo con quale diritto egli sieda da oggi in poi alla Camera e, soprattutto, dove verrà collocato. Se ci fosse veramente un minimo di serietà da parte sua dovrebbe allontanarsi da tutti i livelli della politica e per tutta la vita. Ma questo, lo sappiamo bene, è roba da marziani.
Ma sono le considerazioni dell’onorevole Cesa, segretario dell’Udc, a lasciarci quanto meno di stucco. Infatti, pur criticando la nottata hard del parlamentare in questione, ha giustificato il fatto dicendo che la vita dei politici lontano da casa e dalla famiglia per gran parte della settimana è veramente dura. “Bisognerebbe dare di più (in termini economici) e consentire il ricongiungimento familiare” ha proposto.
Da persone che vivono quotidianamente con i piedi ben piantati per terra, vorremmo fare alcune considerazioni.
Innanzitutto ammiriamo l’enorme creatività dell’onorevole Cesa nel giustificare la nottata del compagno di partito con una squillo d’alto bordo in un albergo di lusso in Via Veneto. Non eravamo arrivati a tanto neanche quando il portavoce di Romano Prodi, Silvio Sircana, fu beccato nel tentativo di abbordaggio di un trans. Ci chiediamo, inoltre, quale scusa avrebbero trovato i nostri parlamentari per salvare un’onorevole donna beccata con un gigolò in una situazione simile. Probabilmente l’avrebbero messa alla gogna….
Sono mesi che veniamo informati sull’eccessivo costo della politica e di come i nostri rappresentanti in parlamento si siano resi conto che, a torto o a ragione, dovranno effettivamente ridurlo. La dichiarazione dell’onorevole Cesa ci fa capire come, anche in questo caso, le intenzioni non sono altro che promesse da marinaio. Poveretti, lo stipendio di parlamentare non permette loro neanche di trasferire la famiglia a Roma… Cosa facciamo? Una raccolta fondi a mezzo sms tramite il TG1 e il TG5?
Crediamo che questa dichiarazione, per quanto in parte ritrattata dal segretario dell’Udc, sia veramente offensiva per tutti noi, i cosiddetti “normali”. Ci sono milioni di persone che sono costrette a trasferirsi per motivi di lavoro e che, pur non percependo i lauti compensi degli onorevoli, riescono fra mille difficoltà a portarsi dietro tutta la famiglia. Su tutti i militari, che certamente non godono di tutti i benefits parlamentari, e che proprio per il genere di lavoro che fanno sono costretti a trasferirsi armi e bagagli più volte nel corso della loro carriera. Certo molto di loro hanno diritto all’alloggio di servizio, ma questo semplifica ma non risolve economicamente la situazione.
Nella vita “normale” – passateci questo termine – ci sono tantissime famiglie che vivono separate proprio perché questo trasferimento non se lo possono permettere. Suggeriamo, per par condicio, l’aumento di stipendio a tutti coloro che, per motivi di lavoro, sono costretti a trasferirsi, compreso il rimborso spese del trasloco che, sappiamo per certo, ha costi elevati soprattutto se si abita ad un piano alto.
La separazione spesso continua anche in vacanza quando i coniugi, compresi responsabilmente nel loro ruolo di genitori, si dividono il periodo di ferie per permettere ai propri figli di passare più tempo al mare o in montagna. Non in mega ville in Costa Smeralda ma, magari, più modestamente in campeggio.
Suona paradossalmente ridicolo il termine “ricongiungimento familiare”, che nella maggior parte dei casi, si riferisce agli extracomunitari che, lavorando regolarmente nel nostro paese, desiderano far arrivare in Italia moglie e figli. Per realizzare questo desiderio, sia loro che i loro datori di lavoro devono compiere un percorso ad ostacoli nel misterioso mondo della burocrazia – quasi una “mission impossible” – da scoraggiare fin dall’inizio chiunque. Only the braves, direbbe Jerry Scotti, riescono a ricongiungersi con la famiglia.
Non potrebbero i nostri parlamentari pensare meno ai loro problemi e occuparsi anche di quelli degli altri magari, per esempio, semplificando l’iter di questo famoso ricongiungimento? Anche perché questa sarebbe in realtà la loro funzione principale, ammesso che se lo ricordino.
Ci chiediamo inoltre chi, fra i parlamentari, abbia diritto a tale ricongiungimento. Quelli regolarmente sposati oppure i conviventi? Siamo certi che se si trattasse sempre di noi, i famosi “normali”, la risposta sarebbe solamente una: solo chi fosse regolarmente sposato ne avrebbe diritto. Ma, trattandosi di parlamentari, la cosa non è del tutto certa.
Ammettiamolo, il tradimento fa parte delle debolezze umane. Sicuramente la separazione dalla propria famiglia può creare un senso di solitudine che può portare a cercare altrove quello che non si ha nelle immediate vicinanze. Ma chi ha tradito, o chi è stato tradito, sa bene che questa è solo una delle tante cause del tradimento. Non nascondiamoci quindi dietro al famoso dito e non cerchiamo altre giustificazioni per la notte brava dell’on. Mele.
Sinceramente sono fatti privati suoi e di sua moglie e non sta a noi giudicare. Ma gradiremmo – sì, anche in questo caso – una maggiore serietà e responsabilità da parte di chi ci rappresenta. Ma – ripetiamo – questa è roba da marziani. O forse solo da persone normali. Ma temiamo che i nostri politici non rientrino in queste categorie. Purtroppo.
Elisabetta Failla

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