
Nel 2025 in occasione del 50° anniversario dell’uscita di Picnic a Hanging Rock, film cult di Peter Weir è stato restaurato1 ed è tornato nelle sale in versione director’s cut 4K.
Tratto dall’omonimo romanzo di Joan Lindsay, è ambientato in Australia. Narra di due ragazze e di un’insegnante che il 14 febbraio 1900 scompaiono nel corso di una gita scolastica al massiccio roccioso di Hanging Rock nello Stato di Victoria.
Una vicenda segnata fin dall’inizio da un’ indefinibile tensione che promana da epoche remote di fronte alle formazioni rocciose di origine vulcanica. Queste sensazioni sono create nel film (per me uno dei più inquietanti della storia del cinema) da un uso magistrale della macchina da presa e da una colonna sonora altrettanto avvincente che creano un’atmosfera onirica.
Non a caso lo stesso Peter Weir ha detto;“Abbiamo lavorato molto duramente per creare un ritmo allucinato e ipnotico così da far perdere la consapevolezza degli eventi. Questo per i protagonisti del film ma anche per lo spettatore che viene tenuto lontano da ogni possibile spiegazione (Intervista a cura di Jan Dawson, Sigth and Sound 1976”.
La vicenda prende avvio dal tradizionale picnic di San Valentino delle allieve di una scuola di élite, di stampo vittoriano. La gita è un momento di liberazione ma le ragazze sono ancora irrigidite dai vestiti con maniche e gonne lunghe e guanti, nonostante il caldo dell’estate australiana.
Emerge cosi il contrasto fra le rigide regole del collegio e l’immersione in una natura rigogliosa, sensuale che è stata definita “dionisiaca.” Fanno parte di questo gioco di contrasti i segnali che nella misteriosa scomparsa indicano una liberazione dalla repressione sessuale del collegio… Le ragazze che in silenzio salgono sulle rocce, quasi in uno stato ipnotico, si liberano della calze, delle scarpe e soprattutto degli scomodi corsetti .
Ha scritto infatti Alberto Morsiani, che “Ogni fase dell’ascensione ad Hanging Rock è connotata da precise simbologie, per lo più sessuali.” E aggiunge che gli sguardi dei personaggi femminili si dirigono sovente verso le guglie aguzze della roccia di cui “vengono a più riprese sottolineate dalla macchina da presa le caratteristiche falliche” Mentre le fessure nella roccia avrebbero una precisa “connotazione uterina, vaginale”.(A,Morsiani, Peter Weir, Il Castoro, Milano 2011).
E’ vero che Peter Weir, in Toward the Cente ha detto che non l’aveva interessato questo aspetto del film rilevato da critici inglesi che avevano avviato una discussione sulla sessualità repressa e che per lui il grande tema era la Natura, e anche la sessualità delle ragazze faceva parte di essa non meno della lucertola che si arrampicava verso la cima della roccia. “ Erano tutte parti dello stesso insieme: parte di questioni più ampie. […] Nel film quello che mi interessava erano altre aree: suoni, odori, il modo in cui i capelli scendevano sulle spalle, immagini, solo immagini”( Interview by Tom Ryan and Peter McFarlaine, Cinema Papers (September-October, 1981)
Ma Roberto Chiesi in “Cineforum”, n. 587, agosto-settembre 2019 ha fatto riferimento al rettile che striscia fra le ragazze addormentate e al carattere allusivo della musica, il flauto di Pan suonato da Gheorghe Zamphir, dal carattere incantatorio che alimenta lo strano, “languore che aleggia sul film dal momento in cui le ragazze e le insegnanti si trovano sotto ‘l’effetto’ magnetico delle rocce”.
Un primo segnale inquietante è quando tutti gli orologi si fermano e il gruppo perde la cognizione del tempo. L’intera comitiva è presa dal torpore e questo fa pensare al demone meridiano che, provocava “il timor panico” nel meriggio, l’ora della tentazione. Uno stato di smarrimento che creava desideri e tentazioni sensuali. L’accidia era considerata opera di Satana. Si manifestava nelle ore più calde quando cessava ogni movimento dell’aria.
A questo punto tre ragazze che avevano chiesto di poter andare ad esplorare il massiccio. risalgono le rocce che da lontano sembravano di modeste dimensioni ma che man mano che s’inerpicano appaiono sempre più alte e incombenti.
Quindi, senza dire una parola, come in trance -scrive Monica Castillo, – s’inoltrano in una fessura della roccia, i loro movimenti sono rallentati ma inarrestabili” (The New York Times”, 27 luglio 2017).
Da sottolineare il ruolo della fotografia con una fluidità di movimenti della mdp. L’inquadratura ruota dal basso in alto o viceversa dai pinnacoli della guglie alle ragazze che salgono in percorsi labirintici e che, riprese dall’alto, appaiono esseri minuscoli tra due pareti di rocce.
James Monaco in Leggere un film (Zanichelli, Bologna 2002) rileva che il movimento di camera può seguire il soggetto o modificarlo. Nel primo caso enfatizza la centralità del soggetto del film, nel secondo l’interesse si si sposta dal soggetto alla macchina da presa, dall’oggetto al cineasta.
In questo film subito dopo la perdita della percezione del tempo viene inquadrato uno stormo di uccelli, sagome nere sullo sfondo di un cielo tra azzurro intenso che danno un senso d’inquietudine accentuata dalle successive inquadrature di alberi scheletrici, dal brulicare di larve. Sequenze che si concludono con inquadrature dei monoliti che sembrano corrucciate facce di pietra e da vicino sono sempre più incombenti.
Mi sono soffermato sugli aspetti estetici anziché sulla trama ( ovvero sulla ricerca delle scomparse, sul ritrovamento di una delle tre ragazze che però è priva di memoria e su altri avvenimenti drammatici che si susseguono) per due motivi. Anzitutto per non spoilerare perché anche se il film ormai è un classico non possiamo togliere allo spettatore il piacere della scoperta. E inoltre, perché E inoltre, perché è prevalente l’aspetto surreale, di sensazioni non definite.
E arriviamo al punctum per dirla con Roland Barthes.. Ovvero al fatto che il mistero non venga svelato. Più che di fronte a un finale aperto ci troviamo a una vicenda senza soluzione. Questo avviene già nel romanzo anche se molti anni dopo, nel 1987, una soluzione viene data dall’autrice con la pubblicazione de Il segreto di Hanging Rock che era il capitolo XVIII del romanzo a suo tempo soppresso perché l’editore voleva mantenere la suspense . In effetti nel guardare il film non penso al capitolo XVIII.
Il celebre anglista e critico cinematografico Guido Fink ha osservato ( in “Bianco e Nero”, marzo-aprile 1977) che in un film basato sul vuoto, sull’assenza è rilevante la ricchezza quantitativa di segni, di chiavi che il film stesso dissemina, quasi a illuderci di volerci portare nel cuore del labirinto. In modo analogo Megan Abbott, (Picnic at Hanging Rock: What We See and What We Seem, “Criterion.com”, 20 giugno 2014)sottolinea che la frustrazione derivante da indizi che non portano da nessuna parte e dalla sensazione provocatoria di verità nascoste che ci vengono negate è parte integrante del film stesso e una delle sue più grandi forze.
la Cineteca di Bologna con il suo progetto Il Cinema Ritrovato. Al cinema e in collaborazione con I Wonder Classics, la divisione di I Wonder Pictures dedicata alla riscoperta dei classici d’autore, porta dal 3 febbraio nelle sale italiane il restauro in 4K della versione director’s cut di Picnic a Hanging Rock. Varie citazioni di cui sopra sono tratte da https://cinetecadibologna.it/distribuzione/approfondimento/un-mistero-senza-soluzione/.
Gabriele Parenti
1 la Cineteca di Bologna con il suo progetto Il Cinema Ritrovato. Al cinema e in collaborazione con I Wonder Classics, la divisione di I Wonder Pictures dedicata alla riscoperta dei classici d’autore, porta dal 3 febbraio nelle sale italiane il restauro in 4K della versione director’s cut di Picnic a Hanging Rock. Varie citazioni di cui sopra sono tratte da https://cinetecadibologna.it/distribuzione/approfondimento/un-mistero-senza-soluzione/.

Lascia un commento