CINZIA LODI, ANTONIO BRUCALASSI E IL “CENNO STORICO SOPRA LUCREZIA DE’ MAZZANTI E TITOLO ONORARIO ALLA MEDESIMA INALZATO ALL’ANCISA” – MEMORIE VALDARNESI, ACCADEMIA VALDARNESE DEL POGGIO, MONTEVARCHI 2016, pp. 81-126
Il saggio dedicato da Cinzia Lodi a Antonio Brucalassi e al Cenno storico sopra Lucrezia de’Mazzanti – presente nel Fascicolo VI Sezione IX 182°anno delle Memorie Valdarnesi – è un’ “esperienza di immersione nell’identità del Valdarno attraverso i secoli”, che conferma come il personaggio centrale di tanta storia sia “il territorio come spazio fisico e sociale che si trasforma nel tempo”. Con i suoi uomini. Con le sue donne. Raccontato ed evocato negli eventi, nelle azioni, negli studi.
Così il contributo della Lodi è collocato nella tradizionale sezione di “Storia e tradizioni popolari” ed ha per tema la pubblicazione dello scienziato-studioso incisano del periodo risorgimentale: parlano le idee e gli ideali di quest’uomo di studi e patriota, la sua profonda cultura. Ma “parla” anche l’interessante figura femminile che egli ci fa conoscere, pur presente solo nel gesto estremo che compie: sullo sfondo v’è “una Toscana pervasa da profondi mutamenti”, sempre. Mutamenti sottesi al gesto della donna – che incide la storia cittadina come l’Arno la città – e agli studi del nostro.
Antonio Brucalassi pubblicò un libretto (1838-1847) dal titolo Cenno storico sopra Lucrezia de’ Mazzanti …, nel quale riproponeva la drammatica vicenda della donna, che nel 1529 si gettò nell’Arno per sfuggire agli appetiti della soldataglia che si apprestava all’assedio di Firenze. A lei, antesignana eroina degli ideali romantico-risorgimentali, anche un’epigrafe su marmo.
Così il saggio è nel contempo dedicato a Lucrezia e ci fa conoscere una figura coraggiosa di donna, forse “sconosciuta ai più”, pur tuttavia “non di esclusiva ispirazione per poeti e letterati”, e avvicinata con sensibilità dal Brucalassi, di cui la Lodi riscontra, come suo “unico sentimento di religione”, la venerazione per gli uomini grandi. Stavolta, una donna ! ….. saranno stati i sicuri stimoli culturali familiari a guidarlo, in quell’arco di tempo intercorso tra l’epoca granducale e Firenze capitale.
I grandi maestri citati, un epistolario vivace, la vitalità delle lettere e del lavoro documentato ce lo restituiscono nel saggio come un uomo in cui convivono i più svariati interessi, tra intellettuali non rari nella Toscana delle Accademie “versati nelle lettere” e mossi ad “un rinnovato e curioso indagare nel mondo delle scienze naturali”. Ma ciò che salta all’occhio, nello scritto della Lodi, è il suo inquadramento nel cammino verso l’indipendenza e l’unità nazionale: “passione per la scienza, amore per la patria e impegno civile sono le costanti che contraddistinguono questo personaggio” (p.98) che “fa suoi gli ideali del Risorgimento”.
La Lodi sottolinea come Brucalassi sappia quanto siano importanti le radici di un popolo e come, ritrovare e riportare alla luce momenti importanti della storia di una piccola comunità, possa contribuire alla formazione della coscienza nazionale e dell’idea di Patria (p.95).
Ancora l’autrice precisa come esso si adoperi per preservare la memoria di quei personaggi “grandi uomini”, che nel passato hanno legato il loro nome al piccolo borgo di Incisa, ma anche appunto degli “sconosciuti ai più” come Lucrezia de’ Mazzanti, protagonista di un tragico avvenimento, accaduto nel Castello dell’Ancisa, che diventa una vicenda di libertà personale.
In pieno Risorgimento ciò si carica di chiari significati antitirannici e indipendentisti. E’ un’eroina del popolo, Lucrezia, e Brucalassi studia, raccoglie e scrive, fino alla piccola pubblicazione di argomento storico.
Il lavoro della Lodi è certosino, come merita lo studioso, la cui accennata biografia ci consente di ripercorrere uno spaccato di storia patria culturale, letteraria ed artistica, ma anche politica nel vero senso del termine, in quanto frutto di passione e impegno civile.
E’ questa biografia che si intreccia, come scrive la Lodi, con gli avvenimenti dell’Italia preunitaria e poi con quelli della neonata nazione; pertanto il Cenno storico sopra Lucrezia de’ Mazzanti non nasce come un episodico contributo ad un dibattito tra intellettuali, ma come genuina e consapevole azione di preservazione della memoria, quando di essa c’è maggiore urgenza.
Nel concludere, la Lodi cita le fonti utilizzate dal Brucalassi, perché il lettore pervenga al Cenno, nell’edizione del 1847 anche attraverso altri sguardi e altre sensibilità, quella di Benedetto Varchi, ma anche quella di una Cronica di Firenze del XVI secolo, oppure quella del Guerrazzi: tra verosimiglianza, verità e fama, le tre umane dimensioni della restituzione storica.
Ma la traccia è chiara: ciò che appare fondamentale nello studio della Lodi è che Brucalassi non racconta il fatto della Mazzanti per solo approccio storico: è “racconto”, il suo, seppur in tempi diversi (si pensi alle due edizioni), che si fa occasione di provocazione e di speranza.
E Brucalassi sembra consegnare Lucrezia sì ai suoi storici, sì ai suoi letterati e poi all’immediatezza delle arti figurative, ma soprattutto, forse, all’Italia.
Paola Bonci

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