Gent.mo on. Bersani,
Fra qualche giorno, a Palermo, “U tignusu”, al secolo Gaspare Spatuzza, ultimo astro del pentitismo che tanti danni ha già prodotto al nostro Paese, deporrà nel processo d’appello nei confronti dell’onorevole Marcello Dell’Utri.
La deposizione è stata preceduta dal solito sapiente tam tam di indiscrezioni e “anticipazioni” su ciò che “u tignusu” (un tipetto raccomandabile che, secondo quato lui stesso ha raccontato avrebbe voluto uccidere un centinaio di carabinieri allo stadio Olimpico di Roma nei primi anni novanta per fare togliere il carcere duro ai mafiosi) si appresterebbe a dichiarare.
A scaldare la platea in attesa del grande evento hanno contribuito le esternazioni di qualche magistrato e le intimazioni preventive del consueto circuito mediatico-politico fatto di strillatori televisivi, magistrati inventatisi politici, politici inventatisi magistrati ed altri irriducibili della via manettara al governo.
Nel frattempo grandi difficoltà sono sorte sull’ennesimo tentativo di far passare una legge che metta al riparo dai processi (fino a quando dura l’incarico) il presidente del consiglio. E dopo l’annullamento del lodo Alfano da parte della Corte Costituzionale, alle difficoltà contribuiscono grandemente il modo pasticciato di procedere in tema di giustizia e le divisioni della maggioranza.
Dunque ci aspettano tempi grami e cioè, in alternativa o in sommatoria: sputtanamento del presidente del consiglio, paralisi politica e legislativa in momenti che richiedono decisioni nette per affrontare la crisi economica e occupazionale, crisi di governo, nascita di governicchi, elezioni anticipate.
A me pare, on. Bersani, che tutto ciò sia assurdo.
Viviamo in un Paese nel quale dovremmo processare “hic et nunc” il capo del governo nel nome del sacro principio della giustizia uguale per tutti. Ma in questo stesso Paese si consente di retribuire lautamente, attraverso soldi e remissione di debiti di giustizia, mafiosi assassini, corrotti e corruttori purchè disposti ad accusare i propri sodali riferendo fatti talvolta veri e talaltra inventati.
Lei, on. Bersani, è persona seria e poco incline alla becera demagogia. Per questo mi permetto di rivolgerle un appello.
Non si faccia condizionare dagli arcigni custodi della morale a intermittenza: quelli che fremono di rabbia se viene rinviato ( non cancellato) un processo al capo del governo, niente hanno da dire se assassini presunti pentiti vengono messi in libertà e fremerebbero di gioia se le dichiarazioni interessate di questi stessi galantuomini dovessero portare a cancellare gli esiti del voto di cinquanta milioni di elettori.
Prenda una iniziativa “spiazzante”, che farebbe dimenticare gli infelici atteggiamenti di sudditanza dei suoi predecessori al giustizialismo bieco e ottuso e ai magistrati in vena di “rivoltare l’Italia come un calzino”. Faccia in modo che sia il suo partito, il PD, a risolvere il problema della tutela della sovranità popolare che non può essere sovvertita da iniziative della magistratura ancorchè legittime.
Se lo facesse, in un sol colpo renderebbe un grande servigio all’Italia e cambierebbe il corso della storia del PD, depurandolo dalle scorie di un giustizialismo quanto meno anacronistico e legittimando l’aspirazione di rappresentare la sinistra liberale e progressista italiana.
Sarei lieto di pubblicare una sua risposta, ma mi rendo conto che i suoi innumerevoli impegni difficilmente lo consentiranno.
In ogni caso non cesserò di sperare che Lei voglia e possa affrontare questo tema con piglio nuovo, ben lontano da coloro che affidano ai magistrati e non alla politica il compito di battere gli avversari.
E con questa speranza Le invio i miei saluti più cordiali.
Nicola Cariglia
Direttore di archiviostorico.pensalibero.it

condivido pienamente. Un’iniziativa dell’opposizione per togliere di mezzo i processi e avviare una fase costituente di riforma istituzionale e della giustizia sarebbe una grande novità!
La proposta è giusta, ma Bersani viene dalle case del popolo e dalle università emiliane con un più di simpatia vitellona da caffé di Rimini. Può anche darsi che un’indole gioviale approdi al riformismo, ma può anche riscoprire un gioviale massimalismo.
aspetta e spera….
Da sostenere senza riserve la proposta del Direttore.
Se Bersani rispondesse positivamente potremmo avere la svolta tante volte auspicata. Quella verso un Paese normale dove le parti politiche si legittimano a vicenda. E Bersani potrebbe essere l’iniziatore di una moderna forza progressista e laica alla quale potrebbero aderire anche molti di coloro che non si riconoscono oggi in alcun partito. Proprio quello che ci manca.
Dove crede di vivere il direttore di Pensalibero? Negli Stati Uniti dove a Bush succede Obama e cambia tutto?
In Gran Bretagna dove nel giro di pochissimi anni si alternano Tatcher e Blair, ognuno a suo modo “rivoluzionario” e comunque in rottura con la tradizione dei rispettivi partiti? O in Francia dove, da destra, arriva Sarkozy a rappresentare l’innovazione?
Direttore carissimo, siamo in Italia. Dove le carriere si costruiscono gradino dopo gradino. Non sono concesse rotture e interruzioni perchè occorre arrivare a concludere la carriera. Altrimenti, addio vitalizio. E’ la strategia della…pensione, bellezza!
Sono perfettamente d’accordo con quanto da Lei proposto, sarebbe il colpo d’ala necessario ad un centro-sinistra finalmente libero da condizionamenti indegni di un paese moderno. Sara’ purtroppo molto difficile, ma mi auguro che Bersani voglia almeno rispondere al Suo appello.
Buon lavoro.
Credo che l’appello a Bersani sia un segnale importante da parte del direttore di “Pensalibero”, ma non so se andrà a buon fine. E il fatto è molto semplice. Le vicende di Dell’Utri non sono nate oggi, ma sono un pezzo di quel dramma che è stato il passaggo fra prima Repubblica e prima Repubblica “bis”. Il timore di consegnare il Paese alla “meravigliosa macchina da guerra” evocata da Occhetto e sostenuta da Bertinotti mise le ali ai piedi al blocco di interessi conservatori e reazionari. La debolezza di Segni, di Martinazzoli che pure nel 1994 diedero vita al “Patto per l’Italia”, insieme al Pri di La Malfa, furono da un lato la causa tecnico elettorale della vittoria del Pdl contro una forza Progressista assai male agglutinata. L’impero di Berlusconi, politicamente parlando, è stato anche il frutto di queste incertezze. In ogni caso la vicenda Dell’Utri – Spatuzza o meno – è abbastanza nota almeno da 10 anni.
Non sono, non siamo adatti, nè titolati a sputare sentenze, ma su una certa contiguità fra Marcello Dell’Utri e alcuni esponenti del mondo mafioso è documentato. Che questo si sia tradotto in una dipendenza di Dell’Utri dalle scelte della mafia è tutto da dimostrare. Quello però che non possiamo negare è che la mafia nella Repubblica prima bis ha ottenuto una sua sconfitta, ma anche una propria pacificazione. La mafia nei governi Berlusconi ha subito delle serie sconfitte, anche recenti. Solo che quando, come in Sicilia, si raggiungono risultati elettorali egemonici (61 su 61 seggi parlamentari) tutti a vantaggi del Popolo della Libertà (nel 2001) si possono anche presupporre i principi di una “pax mafiosa” sotto i governi Berlusconi e i suoi proconsoli. Dissento dunque non dall’appello di Cariglia che tenta una via per spezzare la crisi della politica, ma dal fatto che Marcello Dell’Utri possa essere così difendibile da una parte delle accuse che vogliono inchiodarlo.
Fino all’uccisione di Salvo Lima la politica del pentapartito e poi del quadripartito trattava con i poteri mafiosi, concordava voti e forse anche strategie territoriali, ma non si faceva indicare i nomi da eleggere senza discutere. L’impressione è che negli anni delle “pax mafiose” i politici abbiano avuto poca capacità di essere autonomi.
Forse su Dell’Utri non possiamo ancora dire l’ultima parola sul tema della sua innocenza. Certo è azzardato proporne una sua difesa o la posticipazione del giudizio pendente su di lui. Abbiamo già scritto della necessità di battere Berlusconi in Parlamento, con una maggioranza alternativa ed anche con i voti popolari. Questo deve avvenire però senza sconti.
Per nessuno. Credo che il Pd di Bersani e D’Alema sia un po’ più “socialdemocratico” rispetto a quello di Franceschini e Veltroni, ma non credo che l’apertura possa venire su Dell’Utri, come non venne sull’avvocato che sconta ai servizi sociali in affidamento il residuo di pena.
Viviamo in un Paese giustizialista, è vero, ma la corruzione che caratterizzò la prima Repubblica è forse diminuita?
Capisco lo spirito della proposta di Cariglia: dare un calcio a quindici anni di delegittimazioni fra una parte e l’altra, fra magistrati e politici e con i giornali a farla da padrone ivece che essere osservatori imparziali. Ma la proposta è inaccettabile. Bersani perderebbe ancora consensi a favore di Di Pietro e così farebbe un favore a Berlusconi. Che si avvantaggerebbe dell’iniziativa non per i suoi processi ma rafforzandosi politicamente.
Condivido la proposta “spiazzante” che, nell’interesse dello stesso Partito Democratico dovrebbe essere intrapresa dall’on. Bersani. Gli ricorderei inoltre che quando con referendum fu abrogata l’immunità dei parlamentari, oltre a sconvolgere quanto in modo equilibrato era previsto dalla Carta costituzionale, si sconvolgeva, come tuttora è sconvolto, l’equilibrio dei Poteri. Oggi il potere Legislativo è di fatto meno protetto rispetto al Potere Giudiziario. E tutti i giorni vediamo le conseguenze grazie alle continue “invasioni di campo”. Grazie per l’ospitalità e… auguri per l’Italia
Alessandro De Rossi
Cosa spinge Nicola Cariglia a credere che Bersani sia diverso dai capi del PARTITO che si sono succeduti dal 1994 ad oggi?
Ottima iniziativa. Niente da aggiungere. Complimenti.