
Bobo Craxi a ruota libera con Giuseppe Basilico sul conflitto israelo-palestinese
C’è l’ordine di evacuazione di oltre 1 milione di persone dal nord di Gaza deve essere seriamente riconsiderato come aiutato con forza dal segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres. Lei che cosa percepisce dalle Nazioni Unite?
In questo momento le agenzie delle Nazioni Unite presenti sul territorio stanno lavorando in modo incessante per proteggere la popolazione e per favorire la possibilità di accedere agli aiuti in una situazione in cui Gaza è stata lasciata senza scampo. Sul piano politico a me pare che la posizione di Guterres sia stata molto equilibrata nella condanna degli atti terroristici e nel domandare la cessazione del conflitto in atto.
Lo afferma l’Alto rappresentante Ue, Josep Borrell, a seguito di “intense consultazioni con i partner” di Arabia Saudita, Egitto, Qatar e Emirati Arabi. Secondo lei potrebbe esserci una consultazione e mediazione in questo momento così conflittuale?
Fra questi paesi indicati aggiungere anche la Turchia in qualche modo uno dei paesi che ha una certa influenza sull’area. Nessuno si augura l’escalation anche se le parole, le minacce, i posizionamenti militari potrebbero far pensare il contrario. L’Europa si capisce che parla non con una voce sola e tutta via Borell si sforza di avere una posizione coerente con quella delle Nazioni Unite.riconoscere che vi è stato un gravissimo attentato rivolto verso la popolazione israeliana le cui conseguenze sono state queste reazioni di particolare violenza che stanno scatenando le indignazioni nei paesi arabi, ma anche in Europa ed un rischio di allargamento e di allungamento del conflitto.
Il presidente americano Joe Biden ha discusso con il premier israeliano Benyamin Netanyahu il coordinamento degli Stati Uniti con le Nazioni Unite, l’Egitto, la Giordania, Israele e altri paesi della regione per garantire ai civili innocenti l’accesso all’acqua, al cibo e alle cure mediche. L’america di oggi non è quella di John Fitzgerald Kennedy, il presidente Joe Biden riuscirà a risolvere tutta questa situazione abbastanza complessa in Medio Oriente?
Per gli Stati Uniti è un anno elettorale questo in qualche modo è stato messo in conto da chi ha mosso l’offensiva del 7 ottobre. ritengo che Joe Biden abbia svolto un ruolo di suasivo nei confronti di Israele, comprendendone le ragioni si è più volte raccomandato di evitare di proseguire il conflitto scendendo sul terreno invadendo i territori palestinesi. Gli sforzi dei paesi accidentali democratici sono enormi, probabilmente c’è un colpevole ritardo su come è stata affrontata quella crisi territoriale che è andata via via cronicizzandosi.
L’Iran ha inviato un messaggio a Israele tramite l’inviato Onu in Medio Oriente Tor Wennesland, spiegando che non vuole un’ulteriore intensificazione nella guerra tra Hamas e Israele, ma che dovrà intervenire se l’operazione israeliana a Gaza continua. Lei lo chiamerebbe piano B?
Quali siano le intenzioni reali del regime iraniano non è dato sapere che alle spalle di Teheran vi possa essere Mosca è più di un sospetto, gli stessi cinesi si sono avvicinati all’Iran e questo è il reale rischio del conflitto territoriale palestinese si svolga un confronto sul larga scala tra potenze che peraltro hanno l’arma nucleare.
L’ex leader di Hamas, Khaled Meshaal, è intervenuto a una grande manifestazione anti-israeliana a Peshawar organizzata dal Jamiat Ulema-e-Islam (Jui), il più grande partito politico-religioso del Pakistan. Lei percepisce che Hamas sia un uomo di potere come Netanyahu?
HAMAS sta in un crocevia complesso ovvero quello del movimento politico e religioso che ha incrociato la debolezza delle esperienze democratiche del mondo arabo che presto si sono trasformate nel culla più favorevole per movimenti populisti e fondamentalisti. E d’altronde é attorno all’asse spirituale che si riconoscono milioni di esseri umani in Asia ed in Medioriente questo non facilita le cose, anzi le peggiora, perché dietro a legittime rivendicazioni territoriali si celano dei conflitti che mettono in discussione l’Occidente e i suoi valori liberali. Questo favorisce chi ritiene che sia il mondo islamico in sé ad essere nemico. E questa iperbole, già presente durante la guerra in Iraq, ci fa tornare indietro di secoli e dobbiamo evitarlo.
Abu Mazen a Biden: “condanna vittime civili, di entrambe le parti”. Abu Mazen ha 87 anni. Ciò che ora lo preoccupa di più è la sua eredità: che il suo ritratto resti appeso accanto per sempre a quello di Arafat: due veri fuoriclasse della “resistenza”, della lunga guerra contro sionisti, israeliani, ebrei e “il loro ruolo nella società moderna del terzo millenio”?
La classe dirigente di fatah, il primo movimento politico della resistenza palestinese non poteva avere una longevità eterna. Scomparse le figure mitologiche, non prive di difetti, si è indebolita gradualmente questa leadership, Israele certamente ha contribuito a farlo, cosicché la nobile causa palestinese si sta definendo nel peggiore dei modi, con un’agenda politica che non può essere per nessuna ragione sottoscritta. Non so quanto possa fare il vecchio Abu Mazen quello che possiamo auspicare e che vi sia un concorso di forze per ridare l’autorità nazionale palestinese il ruolo centrale che esso merita. Democratico edialogante.
Il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva ha avuto un colloquio telefonico con il presidente dell’Autorità palestinese (Ap) Mahmoud Abbas, che ha riguardato fra l’altro l’operazione di rientro di un gruppo di brasiliani dalla Striscia di Gaza.
Lei vede Inacio Lula da Silva un mediatore mediatore di lungo corso?
Con tutta la stima e l’amicizia che nutro verso Lula non so se possa godere da parte di Israele la fiducia per essere considerato parte terza.ora però si tratta di mettere in campo tutte le personalità che possano esprimere una parola di dissuasione a proseguire conflitto che ha delle conseguenze e ripercussioni su scala mondiale.
Netanyahu ha dimostrato di essere un abile uomo di potere, ricordando lo scandalo giudiziario che lo ha travolto. Secondo lei sta giocando abilmente la carta della guerra contro Siria, Iran, Hezbollah, placherà i suoi alleati di estrema destra?
Il conflitto con i palestinesi è sempre stato usato come arma politica interna.in questo caso Netanyahu è stato costretto a formare un governo imbarcando l’ala più oltranzista della destra israeliana, suprematista e fondamentalista: la cosa non gli ha giovato affatto; la politica dei nuovi insediamenti in Cisgiordania ha sguarnito le sue difese al sud e questo è stato percepito dall’opinione pubblica come un grave errore che ha messo a rischio la sicurezza nazionale.la stessa scelta di indebolire l’autorità nazionale palestinese ha fatto crescere di conseguenza Hamas. Un errore tattico e strategico giacché questi ultimi sono riusciti a costruire delle alleanze politiche militari accrescendo la loro forza militare per questa ragione ritengo che l’obiettivo che ci interessa in questo momento sia quello di frenare il conflitto. Ci sarà tempo per discutere di responsabilità e dovranno essere chiare quali via d’uscita possibili possono esistere che siano convincenti e soprattutto che possano essere durature.
Giuseppe Basilico
(da “Avanti Online”)

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