Il neo demiurgo e turista per caso Di Battista intima con un nobile francesismo al ministro Salvini di non rompere i ” coglioni “. Il Dibba arrabbiato, che in cuor suo spera di sostituire Di Maio è l’ esempio di un’ Italia immobile che dice no a tutto e che al posto della politica si esercita nella “caciara “. I cantieri sono fermi, nessuna grande opera pubblica viene finanziata, l’ occupazione ristagna, la grande industria boccheggia, siamo in recessione, ma l’ unica speranza di far ripartire l’ economia risiede in quella proposta di sussistenza che è il reddito di cittadinanza. Ben poco o quasi nulla. E il Nord produttivo si ribella, ampliando sempre più la forbice con il Sud. Un’ Italia anche isolata a livello internazionale. Rotto ogni rapporto europeo sia con la Francia che con la Germania, politicamente ondivaga tra Putin e Trump, debole nel Mediterraneo, il nostro Paese viene guardato con diffidenza anche dalle nazioni più piccole. Il governo gialloverde tira a campare per giungere al redde rationem delle elezioni di maggio, vivacchiando tra una rissa e l’ altra.
L’opposizione del PD è troppo impegnata nelle stantie primarie e lascia a Calenda la carta del listone europeo antisovranista. Forza Italia verrà ben presto divorata dalla Lega, ma anche dalle liste civiche di Toti e Musumeci in appoggio a Salvini . Ma anche la Meloni lavora su questo versante con l’ obiettivo di una maggioranza di destra, pensionando definitivamente Berlusconi. Grande assente è quel vasto pezzo di elettorato laico e riformista che oggi è senza casa e si è seduto in riva al fiume ad aspettare.
Roberto Caputo

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