
A furia di leggere i commenti sul film omonimo e di ascoltare amici che lo avevano visto anche più volte, mi sono convertito al grande schermo. Sono così passato dal caldo afoso dell’esterno al surgelamento della multisala e, battendo i denti perché sprovvisto di felpa, eccomi finalmente davanti alla pellicola del momento. Un tempo si sarebbe detto: un colossal. Ma veniamo al film. Nonostante fosse sabato sera, nella multisala eravamo, contati, in otto. Ebbene, non mi aspettavo nulla di più di ciò che ho visto, rispetto alle altre pellicole sull’argomento che si sono succedute nel corso dei decenni. Una cosa, però, mi ha sorpreso, perché non ricordo una fantasia simile – o forse una realtà così descritta – nel poema omerico. Probabilmente mi è sfuggita. Ma di cosa si tratta? Beh, nell’avvincente scena finale, Penelope comunica ai principi pretendenti che la sua mano sarebbe andata al vincitore della gara con l’arco di Ulisse: bisognava far passare la freccia nei fori delle dodici asce. A una condizione, però: nel salone reale non doveva essere presente alcuna arma, e tutte dovevano essere portate al piano superiore e custodite con rigore. Dopo le figuracce dei principi, l’astuto Ulisse, vestito da mendicante, si rivela, tende l’arco e comincia a uccidere tutti i principi e i loro vassalli. Disarmati, questi muoiono a centinaia come mosche, in una carneficina sotto i fendenti rapidi e scatenati del re di Itaca, mentre gridano, sanguinanti, che venga loro data la possibilità di combattere con le armi e non, praticamente, a calci. Ed ecco, miracolosamente, apparire un buco nel soffitto del salone delle feste. A martellate, uno dei presenti apre un varco e, un po’ a sorpresa, nel film Odissea comincia a far passare attraverso quel foro un numero impressionante di spade, lance e perfino scudi, così da armare i Proci e consentire loro di difendersi. Un’inedita e avvincente novità dello sceneggiatore, dunque, che, attraverso un semplice buco nel soffitto, fatto letteralmente a martellate e tondo come se lo avesse realizzato un lontanissimo antenato di Giotto, ha dato al film quel tocco di originalità sfuggito a Omero. Il poeta, infatti, nel suo poema non aveva pensato a una soluzione tanto catastrofica e ingegnosa allo stesso tempo. E qui nasce spontanea una domanda: possibile che per secoli nessuno abbia mai notato questa clamorosa dimenticanza? Generazioni di filologi, grecisti, professori e lettori dell’Odissea hanno passato la vita a studiare ogni verso del poema, interrogandosi sui significati nascosti, sulle metafore, sui personaggi e persino sulla geografia dei luoghi narrati. E nessuno, dico nessuno, ha mai pensato al buco nel soffitto? Eppure la soluzione era lì, semplice, elementare: un martello, qualche colpo ben assestato e il finale del poema nel film poteva prendere una piega diversa. A questo punto non resta che chiedersi quante altre dimenticanze ci siano nel poema. Magari, in un prossimo film ancora più spettacolare, scopriremo che Omero aveva omesso anche un’uscita di sicurezza per i Proci o, perché no, un moderno impianto antincendio nel palazzo di Itaca. Non vi dico le discussioni sul “buco” tra intellettuali e cultori dei poemi della domenica, né i rimproveri rivolti a Omero per non averci pensato nella stesura del testo originale! Alla fine, però, una cosa è certa: almeno nel film il buco c’è. Insomma, andate a vedere la pellicola e, mi raccomando, fate attenzione alla precisa lavorazione del foro nel soffitto. La vera attrattiva della pellicola del momento. Il buco omerico.
Ah, mi si permetta un’ultima, dissacrante osservazione. Se andrete al cinema, osservate i tratti somatici del bravo Matt Damon e quella sua faccia inequivocabilmente americana: ma che cosa c’entra con i Greci? A questo punto, se il regista voleva davvero sorprendere il pubblico e dare a Ulisse un volto inatteso, avrebbe potuto scegliere il biondo platinato Donald Trump. Sarebbe stato perfetto per la parte dell’astuto re di Itaca: anche Trump, del resto, ama presentarsi come un autentico campione di furbizia e strategia. E chissà, forse avrebbe trovato lui una soluzione ancora più ingegnosa al problema del buco nel soffitto. Perché, quando si tratta di trovare una via d’uscita, almeno a parole, nessuno sembra essere più esperto di lui.
Angelo Santoro

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