Ha preso avvio il primo governo potenzialmente pericoloso per la democrazia.
E’ pericoloso non per le personalità più o meno discutibili che ne faranno parte, ma perché ha come programma di governo il cosiddetto “contratto” nel quale sono messe nero su bianco alcune scelte che non si osava esplicitare dai tempi del fascismo ( il capitolo sulla giustizia, il trattamento degli immigrati, l’eliminazione del vincolo di mandato, per citare i più evidenti).
E’ pericoloso perché c’è la reiterazione delle politiche della destra in materia economica e finanziaria dei governi Berlusconi che hanno portato l’Italia prima fuori dal ponte di comando dell’Europa e poi sull’orlo del default nel 2011 (sarà bene ricordarselo prima di pensare a partnership di opposizione con l’ex Cavaliere) soprattutto in materia fiscale (flat tax e condoni).
E’ pericoloso perché obiettivi condivisibili come il reddito minimo, la lotta alle povertà, la revisione necessaria del sistema pensionistico sono ridotte a formato propaganda e cristallizzate sugli slogan elettorali (reddito cittadinanza, via la Fornero) con il rischio di essere introdotte frettolosamente e senza copertura finanziaria.
E’ pericoloso perché inserisce ipotesi palesemente impossibili su coperture finanziarie, rapporti con l’Europa, equilibri di bilancio con l’evidente scopo di crearsi un nemico utile (le élite europee, visto che il moribondo Pd non è credibile come tale al momento) cui addossare la responsabilità di un fallimento o meglio di una fine programmata del governo giallo-verde, per andare alle elezioni al grido di “non ci lasciano governare”, come insegna il vero padre del populismo italiano attuale, Silvio Berlusconi.
E’ pericoloso perché non è affatto composto da stupidi o sprovveduti, che si presenteranno con due o tre misure fattibili ad uso del proprio elettorato (i centri impiego -che avrebbe dovuto fare il governo #Pd– uniti ad una promessa di reddito di cittadinanza per il 2019-2020 ; il ripristino dei CIE di bossifiniana memoria ; la #flattax a partire dal 2020, in maniera da poterla coprire con qualche fantasia contabile nel triennale), andranno a provocare qualche scontro di facciata con la #Ue stile primo Tsipras-Varoufakis , faranno il pieno del sottogoverno con seicento nomine in tre mesi ed andranno alle elezioni senza, per dire, intervenire sull’aumento Iva addossandone la responsabilità alle solite élite che non li fanno lavorare.
Non sarà sufficiente fare opposizione con i tweet e le apparizioni da Fazio e dalla D’Urso, occorrerà pazientemente tessere proposte non estemporanee da contrapporre ( o da integrare, perché alcune iniziative che prenderanno non potranno vedere l’opposizione della sinistra se non in via autolesionista ), riformare una classe dirigente credibile perché quel che resta delle attuali, siano esse renziane o antirenziane ( categorie da cancellare da oggi in avanti dal lessico del centrosinistra in qualsiasi sede ) , non hanno nessuna credibilità e nessuna possibilità di riproporsi ; e tanto altro ancora .
La “lunga marcia” all’opposizione ha una sola caratteristica certa, che sarà lunga. E sarà meglio evitare di cercare scorciatoie al di fuori dalla politica, come si è fatto nella lunga stagione berlusconiana, con i risultati che tutti dovrebbero ricordare .
Per partire con il piede giusto suggerisco di evitare due errori apparentemente non gravi ma che indirizzerebbero fin da subito l’opposizione sulla via sbagliata: 1) pensare che “una risata vi seppellirà” e che #Crozza (che io adoro, intendiamoci) possa essere l’eversore di una compagnia di “trii mal ensema” come si dice a #Milano
2) pensare che tenere fuori dal governo il prof Paolo #Savona in ragione di alcune convinzioni non condivise dal “main stream” in merito ai parametri di #Maastricht sia un obiettivo politico delle minoranze da sbandierare, nel caso, come una “vittoria”, magari in presenza di un leghista più puro e meno preparato.
Io comincio da subito: resisterò al mio istinto di battutista da tastiera, per quanto questa nuova maggioranza lo provochi con continuità, dedicando a chiunque, Di Mail compreso ( va bene, è l’ultima, giuro…) l’attenzione e la serietà che si deve ad avversari politici insidiosi e pericolosi come loro e non mi tirerò indietro nel dire che alcune, forse la maggior parte, delle obiezioni accademiche del prof Savona sulla gestione degli accordi di Maastricht e sul ruolo della #Germania erano assolutamente condivisibili al tempo nel quale sono state fatte.
Franco D’Alfonso

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