
Sarà stato davvero matto, Georges Papandreu? Il primo ministro greco voleva portare il piano di aiuti europeo al giudizio degli elettori.
Questo dopo l’haircut, la sforbiciata al debito greco: una mancanza di rispetto, dopo tanta concessione finale ad Atene, secondo la reazione scioccata della Merkel e di Sarkozy (commissari straordinari di un’Unione Europea dove le capitali nazionali contano più degli organi comunitari, commissione ed europarlamento). L’annuncio del referendum è stato accompagnato dal crollo delle borse: che sono ormai il tribunale di Cassazione di ogni scelta dei governi democratici. L’idea che la finanza sia cosa troppo seria per essere lasciata alla gente; che le decisioni in questo campo devono essere imposte, e possibilmente siano segrete (si pensi alla famosa lettera della BCE al governo italiano). La democrazia come elemento inopportuno, o destinato a favorire solo le scelte sbagliate.
Eppure, Papandreu non solo era nel pieno del suo diritto nel rivolgersi al suo popolo di fronte a una scelta terribile, e non tanto per le banche che piangono con amare lacrime la sforbiciata, ma per la gente comune, che subisce i sacrifici che sono l’altra faccia e la condizione prima degli “aiuti”. Il primo ministro di Grecia ha mostrato coraggio vero: presentarsi con la sua faccia, a dire che sì, bisogna fare proprio così, tagliare stipendi e pensioni, e quant’altro di ingiusto, oggettivamente ingiusto, si dovrà fare sulla pelle di incolpevoli cittadini e cittadine. Papandreu trasformava un’imposizione in una scelta virile, magari ellenicamente tragica: e c’è della grandezza in questo.
Meschini ci sembrano quindi i componenti del premiato duo Merkel-Sarkozy: che mostrando in pubblico il loro orrore per la scommessa di Papandreu, ne hanno preparato e propiziato il fallimento. Non da soli: smentendo praticamente in aeroporto il suo premier, il colpo di Maramaldo lo ha dato il ministro delle finanze Venizelos, da sempre molto più conformista e gradito ai poteri economici, aspirante leader alternativo, già sconfitto a suo tempo da Papandreu nelle primarie interne del Pasok. Orala Grecia berrà la medicina, con un bel governo rassicurante di unità nazionale, un bel primo ministro tecnico, senza pericolosi colpi di testa, idealismi, pericolose posizioni di principio.

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