Il politico – si sa – esercita il mestiere di prenderci, per lo più, per il culo. Quando è anche presuntuoso, afferma inoltre di farlo “nell’interesse nazionale”, ovvero “dei cittadini”, ovverosia “degli italiani”. Questo non è una novità. Quando – però – sostiene la costituzione di un governo di responsabilità nazionale (!), allora davvero c’è di che preoccuparsi: è il momento della novità (si fa per dire) allarmante.
Per fortuna martedì 14 dicembre, con la fiducia al Governo Berlusconi, lo spettro si è convenientemente allontanato.
Confermo quanto già ho affermato su queste pagine mesi fa: la parabola del Cavaliere volge (non da ora) all’ingiù e questo avviene senza la conferma delle promesse che sin dal 1994 gli avevano guadagnato il voto di tanti italiani – il mio compreso. Le illusioni sono svanite, l’uomo venuto dall’impresa ha portato nella politica una ventata di aria nuova, ma era (solo) una ventata e oggi – come già detto – siamo punto e a capo.
Nondimeno, se nel gioco politico del momento le opzioni a disposizione dei giocatori paiono ridotte a due (si va avanti con questo Governo o si va ad elezioni), questo non è un male per il Paese.
La storia recente confermerebbe che dai Governi ‘ecumenici’, dalle ammucchiate partitocratiche questo Paese abbia ricavato le leggi e gli scempi peggiori.
Un governo di ‘responsabilità nazionale’ – come l’hanno chiamato i suoi assertori – composto da forze di (ex) maggioranza ed (ex) opposizione si giustificherebbe, a mio avviso, solo in caso di guerra, ovvero di un pericolo grave e imminente per la Repubblica. In ogni altro caso sarebbe l’ultima e più crassa truffa che la politica ci potrebbe giocare: con distribuzione consociativa di mance e lo sbandieramento di una squallida gestione del quotidiano come un’opera di salvataggio in extremis, unendo ciò che non è minimamente affine nell’unica cosa che è capace di unire.
E’ necessario tenere lontana ogni condizione, anche istituzionale, che aumenti vieppiù la confusione, l’opacità, il disordine della stagione che stiamo vivendo. Che aiuterebbe oltretutto noi italiani a coltivare la perversa illusione che potremo riguadagnare il terreno perduto, che siamo la quintessenza della creatività e della laboriosità – come se altrove si limitassero a guardarci (ci guardano, si, ma poi imparano!), che l’Italia è l’Italia, così annegando in un mare di inconcludenza e nel trionfo di un autocompiacimento nazionale. Molti buoi sono ormai scappati dalla stalla. Irrimediabilmente.
Dunque, non è il tempo di sdilinquire la faccenda. “Il contrasto vero dei tempi nuovi – ha affermato novanta anni fa Piero Gobetti nella sua Rivoluzione liberale – non è tra dittatura e libertà, ma tra libertà e unanimità”, e “il vizio storico della nostra formazione politica consisterebbe nell’incapacità di pesare le sfumature e di conservare nelle posizioni contradditttorie un’onesta intransigenza suggerita dal senso che le antitesi sono necessarie e la lotta le coordina invece che sopprimerle”.
E’ intollerabile la politica quando tenta di fuggire dalle proprie responsabilità oltre quanto già irresponsabilmente faccia. Se questo Paese ha ancora qualche chance di recuperare un po’ del (tanto, tantissimo) terreno perduto, questa chance ha come presupposto soluzioni politiche chiare, democraticamente conflittuali.
Non a caso è il Pd il partito che più ha insistito sulla prospettiva qui paventata: è parcheggiato in una tale baraonda, in una nebulosa così occlusa che anche la formula più opprimente gli avrebbe procurato un po’ di aria fresca – oltre naturalmente al ritorno al potere nel governo centrale che, beninteso, non è mai dispiaciuto ad alcuno.
Paolo Marini

Non si parla qui di terzo polo, ma l’instaurazione di un nesso tra la vicenda del terzo polo e quella di un ipotetico governo di solidarietà o responsabilità nazionale è di per se significativa..
Non sono d’accordo ( e il fatto – mi rendo conto – non è importante ). Il tentativo di costruire, in questo dopoguerra postberlusconiano, un terzo polo, pur con i limiti e le contraddizioni evidenti, mi sembra interessante, comunque utile; da incoraggiare , non da liquidare.
Senza alcun dubbio hai perfettamente ragione:un governo di ” salvezza nazionale”( salvezza da cosa?)sarebbe stata solo una truffa ed una distribuzione di poltrone immonda. Questo senza considerare le vendette che si sarebbero consumate nei corridoi più oscuri dei ministeri, ovviamente!!!!! Se a Berlusconi fosse mancata la fiducia l’unica alternativa logica erano le elezioni.