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Un figlio è un dono quando arriva: Nichipensiero

Quando arriva la cicogna? Donne, oltre l’utero c’è di più. Dalla parte del bambino. Augurando il meglio della vita al piccolo Tobia. Antonio.

di Carla Ceretelli | 6 Marzo 2016

Per tagliare la testa alla cicogna  o sradicare il cavolo non si può non  focalizzare l’attenzione sui  bambini abbandonati lasciati rifiutati, che attendono di essere accolti e amati. E qui scatta la molla emotivoemozionalsociale. Amati da chi?

La risposta sorge spontanea. Da tutti ovviamente ma in particolare da due genitori, due coniugi o,  in subordine da  una coppia costituita da maschio e femmina che non potendo avere figli in modo naturale, usiamo questo termine anche se oggi è molto chiacchierato, dopo eventuali tentativi di inseminazione artificiale omologa, o eterelogoga extra moenia,  decidono di adottare un bambino. Uno qualunque, possibilmente del proprio paese, dato che è importante anche geneticamente la provenienza dei genitori naturali. No, non per razzismo o xenofobia, ma perchè questo ci racconta chi sa.  Perchè è noto  quanto sia difficoltoso  crescere un bambino che ha un background sconosciuto, che ha subito violenze di ogni tipo. Certo sarebbe bello potere aiutare e crescere proprio queste sfortunate creature,  ma occorrono competenze che non tutti i genitori potenziali hanno. La vera conquista umana e sociale sarebbe quella di portare a casa un neonato. Dovrebbe essere davvero la strada giusta di un governo giusto che fa leggi giuste. Proprio come se l’avesse partorito la mamma . E senza avere il tarlo, da parte del padre putativo,  di un pensiero strano verso chi sa di chi è, quando si dovesse scegliere l’inseminazione eterologa. Insomma  è da preferire, secondo esimi  psichiatri e psicologi dell’infanzia  una situazione paritetica. Il bambino non  sarebbe   di nessuno dei due geneticamente. Naturalmente altro è se il bambino è già nato, già in atto  prima dell’unione di coppia. Allora si entra in un campo prettamente giuridico  attraverso norme che comunque  sono già  vigenti.

 

Dunque,  Nichy diventa padre pagando una madre surrogata indonesiana, seguendo  la gravidanza negli USA, fino al parto in una lussuosa clinica californiana.  A  noi liberali la lussuosa clinica non scalfisce l’umore e non ci fa un baffo,  ma per chi fino a ieri si è fatto paladino della lotta di classe,  e ci ha fatto due maroni incontenibili sull’uguaglianza, via su. Comunque tutti auguriamo il meglio della vita alla creatura, a Tobia che è e sarà comunque un bambino fortunato, nato con la camicia.

Peccato che NIchy nel 2010 sostenesse in uno dei suoi circonvoluti involuti a volte tracotanti autoreferenziali e pure sussiegosi discorsi che:

“Bisogna avere rispetto per le donne, per la loro dignità, per la loro sensibilità. Non si può immaginare che siano carne  da macello, corpo da mercimonio”.

E questo enunciato è chiarissimo, senza possibilità di fraintendimenti. Probabilmente all’epoca  non aveva intenzione di fare quel che ha fatto poi. Inutile che si sbilanci a destra e a manca a dire che il bambino è un atto d’amore…quasi tutti i bambini lo sono. Per babbo e mamma che normalmente se li tengono, salvo eccezioni, che confermano la regola. In questo caso la normalità.

Naturalmente si riferiva al vecchio e ai suoi festini,  dove non si faceva altro se non   atti naturali e consentiti con donne consenzienti che offrivano se stesse. Al di là di ogni considerazione moralistica personale. Dunque le donne, devono essere rispettate dagli altri, ma quando servono a noi per pratiche aberranti va tutto bene.  Due pesi e due misure.

Ecco  il pensiero di Paolo Crepet,  uno fra i tanti psichiatri e psicologi dell’infanzia che hanno analizzato a fondo e con competenza il tema. Pensiero condivisibile e semplice. Sempre con le inevitabili eccezioni dolorose contingenti  dovute ai casi della vita e non legalmente sancite.

” La mia posizione è dalla parte dei bambini. E’ loro diritto inalienabile sapere di chi si è figli e non si può rispondere che la mamma è un utero in affitto o il padre uno sperma congelato. Tutto il resto è compatibile con una discussione sulla  visione etica che appartiene ad ognuno. Una donna che ospita un feto per nove mesi per disfarsene per una manciata di euro ( ops dollari, ndr) non è una donna ma una macchina. Scegliere razza e connotati della madre/utero è una pratica eugenetica che io aborro”.

E le femministe che hanno da dire sull’utero in affitto, quello che era mio e  me lo gestisco io? Silenzio assordante perchè non sanno  che pesci pigliare. Certo qualcuno può eccepire che non c’è contraddizione. Ma qui  oltre l’utero c’è di più, trattasi di creature che non possono esprimere il loro parere. E soprattutto non sono proprietà da mercificare.

 

Note a margine

 

Ecco ora tutto sarà superato. Sta arrivando l’utero artificiale.

 

Intanto nel nostro magnifico paese si  viene a sapere che Mauro Felicori dall’agosto scorso numero uno della Reggia di Caserta,  lavora troppo, sta in ufficio anche di sera e non torna a casa nemmeno nel weekend.  E viene denunciato dai lavoratori, che evidentemente non hanno granchè voglia di lavorare. Non solo: «Mette a rischio l’intera struttura». I sindacati mitici CIGGIELLECISLEUILLE ne «denunciano» al ministro della cultura  il comportamento giudicato sconsiderato. Ah dimenticavo. I visitatori sono quasi raddoppiati, dunque le maestranze hanno meno tempo  per leggere il giornale, fare spesa e andare al bar.

Il direttore avrebbe inoltre  l’aberrante abitudine di fare un giro di ricognizione,    tutte le sere,  per la Reggia al fine di controllare  che tutto sia a posto, e che il lavoro della giornata  si sia svolto a regola d’arte.

Ma come si permette?

No.  Questo non è un paese normale.

Pubblicato in : EditorialeTag: bambino, euro, figlio, genitori, governo, lavoro, Liberali, maroni, maternità surrogata, misure, nato, nichi vendola, razzismo, sindacati, uguaglianza, usa

Info Carla Ceretelli

Nata a Sesto fiorentino, risiede da sempre a Firenze, attualmente nella Piazza di Santa Croce. Laureata in in Pedagogia qualche decennio fa, non ha mai amato l’insegnamento e ha scelto di affiancare il marito farmacista nella conduzione della Farmacia Logge del grano, nella Via de’ Neri, per oltre 25 anni. Impegnata in politica attiva sul territorio è stata Consigliere del Quartiere Uno Centro Storico dal 99 al 2009. Da qualche anno si è affrancata dal lavoro e si dedica a varie occupazioni nel sociale, nel volontariato e canta nel coro “Accademia del Diletto” di Giorgiana Corsini. Ha sempre amato scrivere e avrebbe voluto fare la giornalista ma da giovane non ne ha avuto l’opportunità e forse neppure il coraggio. Ma ha sempre scribacchiato in modo non professionale. E, per la serie non è mai troppo tardi, collabora ora molto volentieri con Pensalibero.

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