Il Don Pasquale di Donizetti andato in scena al Teatro del Maggio è stato accolto fra applausi abbastanza convinti nei riguardi di cantanti ed orchestra, mentre la regia del giovane Andrea Bernard, supportata dalle scene di Alberto Beltrame, è stata accolta da molti dissensi da parte del pubblico presente.
In effetti, anche senza essere particolari fautori di regie “tradizionali” e come tali aperti a proposte innovative, ha lasciato alquanto perplessi l’idea di ambientare la vicenda di questa opera comica – dagli equilibri molto delicati – in un Casinò, più o meno negli anni ’70, che all’inizio era denominato Corneto (quindi di Don Pasquale), per poi trasformarsi, con arredamenti assai più sfarzosi, in casinò Sofronia, sottolineando così l’appropriazione del locale da parte della furba Norina. A tale impianto scenografico si accostava il locale a luci rosse, dove si svolgeva il peep show, i cui fruitori erano uomini più o meno arrapati che assistevano agli spettacolini delle avvenenti ragazze. Perché tutto questo? Pura provocazione registica? Se ci fosse stato un minimo di coerenza o di attinenza rispetto alla vicenda, peraltro difficilmente enucleabile dal contesto borghese ottocentesco, l’operazione avrebbe avuto un senso, ma in realtà, soprattutto chi non avesse mai assistito al Don Pasquale, avrebbe trovato notevoli difficoltà anche soltanto a capire bene la trama dell’opera.
Per quanto riguarda la parte musicale, la direzione di Antonino Fogliani appariva fin dall’ouverture molto concitata e chiassosa, ma, nonostante queste tinte un po’ eccessive, soprattutto rispetto alle voci dei cantanti, non sono mancati momenti caratterizzati da un lirismo più intenso ed appropriato da un punto di vista stilistico.
Fra gli interpreti, Nicola Ulivieri ha impersonato un Don Pasquale nel complesso ben caratterizzato e vocalmente all’altezza, mentre il tenore russo Maxim Mironov, per quanto corretto ed espressivo, non appariva dotato di una voce abbastanza grande per il suo ruolo. Molto più convincenti la Norina di Marina Monzò, soprano dal timbro penetrante e dall’ottima presenza scenica e il Dottor Malatesta di Davide Luciano, baritono musicalmente di notevole efficacia. Buona la prova del coro istruito da Lorenzo Fratini, così pure quella degli orchestrali del Maggio.
Luca Summer

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