Una commedia amara, una “storia personale”,la decadenza di una famiglia borghese, una “perdente” autoironica e altamente coraggiosa alla ricerca della “vita nella vita”. Una commedia amara, una “storia personale”,la decadenza di una famiglia borghese, una “perdente” autoironica e altamente coraggiosa alla ricerca della “vita nella vita”.

La storia di una famiglia: una figlia attrice, un figlio che muore di Aids, si vive per un periodo in un castello; una famiglia facoltosa quindi, costretta a vendere il castello in cui ha vissuto, anche se solo per un breve periodo.
Questa grosso modo la trama del film e questa la storia della famiglia Bruni Tedeschi:
il castello che nel film la famiglia Rossi – Levi vuole vendere per evitare il fallimento è veramente il castello dei Bruni – Tedeschi
Sarà anche una “storia personale” come la definisce la regista ma contaminata dal coinvolgimento autobiografico di “quasi” tutta la famiglia. Manca solo Carlà ma questo non riguarda il film né lo spettatore; al fratello è dedicato il film nei titoli di coda, con Louis Garrel, suo compagno nel film come nella vita ha diviso 5 anni di vita, e infine la madre nel film è sua madre nella vita (e si è rivelata un’ottima attrice).
La regista afferma di essersi ispirata a “Il giardino dei ciliegi” di Cechov per raccontare la crisi della ricca borghesia cui nonostante tutto la stessa Bruni Tedeschi appartiene: in altre parole anche i ricchi piangono, specie quando devono vendere quadri e castelli.
Ė una perdente Valeria Bruni Tedeschi nel suo ultimo film ma una “perdente” coraggiosa fino al punto di mettersi ‘a nudo’ fra tragedia e commedia senza esitazioni e resistenze. Ė con una notevole dose di autoironia e anche con mano leggera che Valeria parla di malattia, morte, maternità cercata e mai ottenuta, famiglia.
Si può vedere il film alla ricerca del gossip, ma lo spettatore attento resterà colpito e affascinato dalla ‘poltrona della fecondazione sicura’, dalla crisi giustamente isterica di Louise (Valeria Bruni Tedeschi) che in attesa di sottoporsi alla fecondazione artificiale scopre di avere al polso il braccialetto di un’altra paziente (e lei aveva costretto il fidanzato ad essere il donatore!) dal cameo di Omar Sharif.
Quindi quella che la Bruni Tedeschi ci fa vedere per circa due ore è una tragedia mista a commedia amara, quella di cui è stato maestro Monicelli, che a tratti ci fa ridere e sorridere nonostante la storia sia dura e piena di ricordi e riferimenti dolorosi.
Una critica all’alta borghesia e ai suoi appartenenti e un viaggio a ritroso nel tempo per liberarsi di un passato che ha dato anche troppo dolore e iniziare nuovamente a vivere, o per “ far posto alla vita nella vita”?

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