Marco Travaglio, direttore dal Fatto Quotidiano, è un buon giornalista. Scrive in modo divertente che non posso che apprezzare anche se l’ho a suo tempo querelato perché, da gran signore qual’è sempre nelle sue polemiche, mi aveva deriso per il fatto che sono cieco.
Oggi si trova in difficoltà politica perché i suoi amici grillini pare che non riescano a fare il governo ma, se lo faranno, il Fatto Quotidiano non avrà più materia per scrivere contro il governo e i suoi 25.000 lettori rischiano di diminuire. Travaglio si dichiara allievo di Montanelli e di fatti era un dipendente del Il Giornale e credo che Montanelli cui piacevano le dichiarazioni paradossali si riferisse a lui quando, tanti anni fa a casa mia, sostenne che i piemontesi hanno tutti l’alito cattivo e lo sapeva perché doveva svicolare negli uffici per tenersi lontano da un suo giovane e promettente dipendente. Il tempo è trascorso, Travaglio è entrato nel ristretto numero dei direttori dei giornali anche se non sono più quasi letti, fanno capo a lui i nemici di Renzi e di Berlusconi sia di sinistra che di destra: il suo rapporto è idilliaco con il procuratore presidente della Puglia e il suo reggicoda nel PD Prof Boccia, noto per aver sposato una ex deputata di Forza Italia Nunzia di Girolamo, che ora si appresta a passare al giornalismo televisivo. Questi amori parlamentari non sono rari e rappresentano in realtà una preziosa fonte di informazione interna per i retroscenisti e i dirigenti politici.
Tutta questa gente a contatto con il problema concreto della costituzione di un governo, che si faccia o non si faccia, si trova in difficoltà perché sono sempre vissuti sulla critica ingiuriosa e sullo scandalismo più spietato contro il governo: dunque quando il presidente della Camera grillino, terza autorità dello Stato, si è scoperto che non pagava i contributi alla sua colf Travaglio, con lealtà da antico cavaliere, ha subito detto che non era la sua colf ma quella della sua ragazza ma, dall’altra parte dell’Atlantico il fraterno amico Di Battista ha dichiarato che il presidente Fico doveva convincere al più presto la sua fidanzata a pagare i contributi INPS alla donna di servizio che rifaceva il letto anche a lui. Tutto questo è stato immediatamente ripreso dalla piccola trasmissione radiofonica “un giorno da pecora” dedicata prevalentemente a Boccia e alla sua vita familiare.
Insomma il reticolo che il Fatto Quotidiano cerca di organizzare a partire dai buoni risultati elettorali della Casaleggio associati entra in difficoltà proprio nel momento in cui sembrerebbero a un passo dal potere.
Modestamente io sono favorevole, l’ho già detto, a un governo dei “vincitori” ancorché questo rappresenti una sorta di valhalla vagneriano che potrebbe travolgerci tutti ma gli elettori devono riuscire a capire dove finisce la propaganda e dove comincia la politica. Questa necessaria distinzione quando viene a mancare, come negli anni’30, può portare all’impazzimento generale di cui già nel mondo ci sono molti segnali.
Per esempio il famoso contratto di governo che da giorni i due partiti sovversivorifondatori cercano di mettere in piedi è, come lo concepiscono loro, esattamente il contrario di quanto fatto in Germania: i tedeschi sono partiti dal bilancio precedente per togliere o ricavare spazzi di finanziamento e lì la lotta è stata più dura. Alla fine però è stata ricavata dai risparmi del bilancio precedente una cifra intorno ai 100 miliardi e solo a quel punto i due partiti hanno incominciato a discutere dove e come allocarli. In Italia il procedimento, a quanto si riesce a capire, sembra essere il contrario: prima si stabiliscono le spese e poi, forse, si capirà dove trovare i soldi. Ma non è qui l’incaglio perché l’ipocrisia propagandistica cerca di non far capire al pubblico istupidito da ore di televisione commerciale che il vero problema è quello delle poltrone o, meglio, della poltrona del Presidente del Consiglio. Se non si farà il governo sarà per questa ragione. Dunque, come sempre, nulla di nuovo sotto il sole d’Italia.
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Lettera43 dopo aver inizialmente pubblicato questo blog l’ha cancellato (dopodiché il link non funzionava più) sostenendo con ragioni varie la difesa più che legittima dell’alito di Travaglio. In sostanza è la paura che il direttore del Fatto Quotidiano con le sue polemiche smodate incute agli altri giornali. Noi non subiamo questo sentimento, vi mandiamo il pezzo e vi preghiamo di inoltrarlo, se credete, a tutti i vostri amici per compensare la perdita di esposizione di Lettera43.
N.B. Per la verità mi sono sempre tenuto a distanza di sicurezza dal giornalista in oggetto e non posso confermare quanto Montanelli diceva.
Giacomo Properzj

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