
E’ stato un arduo percorso quello che negli ultimi anni ha portato a far cadere alcuni dei consolidati pregiudizi nei confronti del c.d. sesso debole.
Debole.. ovviamente quando faceva comodo considerarlo tale. Perché, fin dall’inizio del XX secolo, le donne andavano in fabbrica e facevano anche lavori di fatica sia nell’industria come avveniva da sempre nell’agricoltura. Conosciamo lo sfibrante lavoro delle mondine ma c’era anche la raccolta del legname che imponeva spesso lunghi percorsi a piedi in montagna, il trasporto del concime con pesanti botticelle tenute sulla testa e via dicendo .
Inoltre, il recente libro di Benedetta Tobagi La Resistenza delle donne sottolinea quanto le donne siano state protagoniste della Resistenza: prestando assistenza, combattendo in prima persona, rischiando la vita. Una «metà della Storia» a lungo silenziata a cui Benedetta Tobagi ridà voce e volto
Eppure quando alcuni decenni fa mi domandavo perché le donne non fossero ammesse nell’esercito, nelle forze dell’ordine o in altre professioni analoghe si rispondeva di solito invocando la minor forza fisica. In realtà, poiché non si era più al tempo delle spade e delle armature la vera ragione era il ritenere che l’autorevolezza non fosse una dote femminile. Pregiudizio sociale che quando queste professioni si sono aperte alle donne si è dissolto come neve al sole.
Molti progressi sono stati fatti Allora, il futuro si tinge di rosa ? Mah, credo a un futuro in rosa ma non necessariamente roseo in quanto, purtroppo, l’affermazione delle donne in tutti i campi della vita sociale sta provocando dure reazioni come attesta l’orribile sequenza di femminicidi, stupri, violenze vessazioni di coloro che considerano le donne come loro proprietà. Un’erba velenosa che dobbiamo assolutamente estirpare. In modo drastico. Perché appunto il futuro sia più rosa..
E non come mero auspicio ma come appello a un impegno delle istituzioni, delle forze politiche e sociali perché ci sia un deciso cambio di mentalità. Servono leggi ma anche un’ intensa campagna di comunicazione contro gli stereotipi di genere.
Concludo citando il recente libro di Roberta Bruzzone ed Emanuela Valente Favole da incubo. Dieci (più una) storie di femminicidio da raccontare per impedire che accadano ancora .Un capitolo è ironicamente intitolato “ I maschi sono intelligenti, le femmine sono utili”. Per sottolineare che in tutti i secoli i maschi sono stati “progettati” per comandare, le femmine per accudire. In effetti questi stereotipi che sembrano retaggi del passato permeano ancora la nostra cultura.
D’altronde, in passato, quando una donna era incinta le si augurava che fosse un maschio (c’era addirittura il modo di dire “salute e figli maschi”).
E a questo punto mi torna in mente una canzone cult di Ivano Fossati interpretata da Loredana Bertè nella quale una donna afferma di non essere “una con tutte stelle nella vita ma [ .. ] ma una per cui la guerra non è mai finita”.
Gabriele Parenti
Riflessioni sono tratte dal mio articolo Quando i pantaloni erano un tabù.. nel vol. coll. “ Pianeta Donna”, Testimonianze n 541

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