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UMBRIA: Una elezione, mille partite

di Daniele Marchetti | 29 Ottobre 2019

Vincono Salvini, Meloni (e l’assente Renzi). Perdono Di Maio, Zingaretti ed il fin troppo presente, Berlusconi.

Questo, in estrema sintesi, il verdetto politico delle elezioni umbre che hanno incoronato Donatella Tesei nuovo Presidente della Regione.

Nessun evento storico, come si è voluto enfatizzare, e nessuna sorpresa. Tutto era ampiamente prevedibile e previsto. Persino la proporzione della sconfitta, figlia -a sinistra- di scelte politiche da ultima spiaggia.

Insomma tutto bene, Madama la Marchesa?

Per la legislatura certamente “Si”! Per il Governo, forse e per la stabilità del quadro politico, assolutamente no!

Molte le partire giocate in Umbria ed alcune sembrano aver dato gli attesi frutti: l’isolamento per “svuotamento” di Forza Italia e del fondatore del “fu” centrodestra Berlusconi, la consacrazione del PD a partito guida del progetto giallo-rosso (con la riduzione ai minimi termini del movimento grillino) e, sempre a sinistra, la vittoria a mani basse del Presidente del Consiglio nella battaglia per la leadership del nuovo soggetto politico che dovrebbe nascere dal consolidamento dell’alleanza politica tra il PD e i grillini.

Battaglia che per Giuseppe Conte conta doppio, anzi triplo.

Infatti il Premier, a differenza di Zingaretti e Di Maio, oltre a non aver perso (essendo un Primo Ministro terzo, ovvero, senza partito) può sfruttare la debolezza di PD e Movimento 5 Stelle per allontanare ogni velleità di elezione anticipate, blindare il Governo e rafforzare la sua immagine di aggregatore rendendo sempre più evidente il suo ruolo di “capo”.

Ma in Umbria si è disputata anche un’altra sfida. Una sorta di sfida/non-sfida. Di una “studiata” assenza per indurre nell’elettorato la consapevolezza di una necessaria presenza. 

L’urgenza, per meglio dire, di procedere alla costituzione di un volano aggregatore (questa la mission di Italia Viva) capace di confinare a destra Matteo Salvini e Giorgia Meloni ed, a sinistra, il trio Conte, Di Maio, Zingaretti.

Ecco la partita giocata da Matteo Renzi nelle urne umbre. Una scommessa, certo! Ma anche una intuizione che da un lato supera la rivendicazione di autosufficienza della sinistra (Veltroni docet) e, dall’altro, accantona le velleità -care a destra- del 51% o, per dirla alla Salvini, dei “pieni poteri”.

L’assenza di Italia Viva nella competizione umbra rischia però di avere un gran peso sui tavoli romani a partire da domani quando tornerà in ballo la finanziaria con le misure importati sulle quali permane ancora una forte dialettica nella maggioranza e per le quali urge trovare la quadra.

Quota 100 è avvertita!

Daniele Marchetti

Pubblicato in : EditorialeTag: 5 stelle, battaglia, berlusconi, costituzione, elezioni, finanziaria, governo, italia, leadership, legislatura, matteo renzi, meloni, misure, movimento, pd, presidente del consiglio, renzi, veltroni

Info Daniele Marchetti

Nato a Lucca nel gennaio 1965, sposato e padre di un furetto di nome Filippo, risiede a Firenze. Laureato in Scienze Biologiche, specializzato in Epistemologia presso l’Università degli Studi di Pisa e perfezionato in “Bioetica e Biotecnologie” all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, dal 1997 è abilitato alla professione di Biologo e dal 2003 è giornalista iscritto all’Ordine della Toscana e Direttore di alcuni periodici lucchesi. Già ricercatore presso l’Università degli studi di Firenze e titolare di una borsa di ricerca del Ministero degli Affari Esteri (bandita dall’Istituto Agronomico per l’Oltremare), nel 2000 ha pubblicato per lo Studio Editoriale Fiorentino (S.E.F.) il volume “L’Italia delle Agro-Biotecnologie”. Appassionato da sempre di politica (quella pensata più di quella “realizzata”), nel 2001 entra in Consiglio regionale della Toscana come funzionario e nel 2009 guida, con la carica di Dirigente, una Segreteria Istituzionale. Dal 2010 ha rivestito l’incarico di Responsabile dell’Ufficio stampa di un influente Gruppo consiliare.

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