Era attesa la vittoria in Umbria del centrodestra, ma il risultato è andato sopra le previsioni. Anche le conseguenze, probabilmente, andranno oltre le previsioni perché potrebbero riguardare oltre all’ l’Umbria (non più regione “rossa” come era stata fino dalla nascita della Repubblica) il quadro politico nazionale.
Infatti, una premessa è d’obbligo: nell’Italia impazzita, capita anche che le Regioni, finchè scritte solo in Costituzione simbolo di democratica autonomia in contrapposizione al bieco centralismo dello Stato, siano oggi cannibalizzate proprio dallo Stato, soprattutto in coincidenza con gli appuntamenti elettorali. L’ Umbria è una regione in affanno quanto a quisquiglie come occupazione, crisi aziendali, turismo e persino nel comparto pubblico, vedi sanità. Eppure, in vista del voto, nessuna attenzione è stata rivolta a questi temi. Piuttosto si è vista una processione (è il caso di chiamarla così in omaggio alla santità delle tradizioni di questa terra) dei vertici di tutti i partiti. E, naturalmente tutta l’attenzione si è spostata sui temi della politica nazionale come se il risultato di una regione che non ha nemmeno 900 mila abitanti dovesse condizionare davvero il destino di un Paese che di abitanti ne conta 60 milioni. Era successo già con regioni ancora più piccole: Molise (304 mila abitanti) e Basilicata (562mila) e succederà ancora con le prossime elezioni in Calabria e, poi, in Emilia. Una tale sovrapposizione della politica nazionale non ha solo oscurato la doverosa discussione delle tematiche locali. Ha avuto una conseguenza molto peggiore: ha fatto dimenticare che nessun risanamento della finanza pubblica e nessun ridimensionamento dell’immenso debito pubblico potrà mai avvenire senza affrontare una radicale revisione dei criteri di spesa e dei rapporti Stato-Regioni. Tanto radicale da non escludere la soppressione, in parte o in toto dell’istituto regionale.
Dunque, il risultato del voto in Umbria, tanto spasmodicamente atteso.
La partita era doppia: da un lato centrodestra contro centrosinistra. Parallelamente, interna ad ognuno di questi due schieramenti per pesare i due rispettivi outsider: Berlusconi, nel centrodestra e Renzi nel centrosinistra. La vittoria del centrodestra è netta. La candidata alla presidenza ha raccolto più voti di quanta era stata la somma dei partiti che la sostenevano alle recenti europee. Tutto il contrario di quanto è avvenuto a PD e M5S che hanno avuto un ulteriore sensibile arretramento. Per quanto riguarda la seconda parte della “partita doppia” il risultato è stato altrettanto chiaro. Nel campo del centrodestra i risultati in Umbria consegnerebbero Lega e Fratelli d’Italia in grado di fare maggioranza da soli e, dunque, un Berlusconi non più in grado di influire. Nella maggioranza giallorossa un terremoto da tagliare le gambe a tutti: il M5S quasi dimezzato rispetto alle europee e il PD che perde voti in misura quasi uguale a quelli che i sondaggi a livello nazionale attribuiscono a Forza Viva di Matteo Renzi. Naturalmente l’Umbria è piccola, poco più che l’1,3% della popolazione italiana; e, in aggiunta, al crollo di quello che era di gran lunga il primo partito, il PD, hanno contribuito eventi straordinari come lo scandalo sanità e la scissione di Renzi. Ma la concomitanza con il dimezzamento del M5S lascia presagire conseguenze nei rapporti tra i due principali partiti di Governo. Forse non ci sarà la crisi per paura di un voto immediato. Ma è difficile prevedere una estensione dell’alleanza al di là del governo come si era ventilato negli ultime settimane.
Nicola Cariglia

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