“il tempo delle cose senza nome” è già qui. Rimbalzando dalle lame note. Affondate nelle carni innocenti. Di Isabella Morra. Di Sandoval de Castro. Agli scudi d’argilla dei seimila guerrieri di Ch’in Shih-huang-ti. Argilla impastata con il sangue di settecentomila braccia. Per l’esercito senza disertori. L’immoto invincibile. La carestia delle guerre.
Andante di amori fantasticati e di scontri non combattuti. Sensazioni brigate o ammansite. Amanti senza abbracci. Geuerrieri senza armi. Ordinati. Verso un presente che è già stato domani e che sarà un probabile ieri. Una memoria della possibilità. Partorite dall’assoluto centro. Imperscrutabile. Del nulla.
Neppure immaginifico. Nella sua espanzione indefinibile. Il vuoto.
“il tempo delle cose senza nome” è nelle sagome. Ragionate. Delle vite costrette ad esistere. Per il fatto stesso che non potrebbero, altrimenti, esistere. Inscrivendo lacerazioni, sangue, ripetizioni, coazioni. Nell’inerte fisicità di un simbolo. Dell’amore profano. Verso la carne viva.
Siamo al vacillare nell’assurdo. Al perfezionamento di Dio. Nuovi ipotetici realizzatori del cosmo.
Tra i fanciulli. Si! I fanciulli. Trucidati e negati.
Mi appello. Al cannocchiale degli uomini. Perchè sappia puntarsi dagli spazi. Verso il brulicare dei sensi. Quando la morte è la necessità di fermentazione della terra. Il suo gonfiarsi e ritrarsi. L’onda che prosegue oltre la scogliera. L’odore della savana. Della foresta.
Sarà qui la eventualità del racconto nuovo? O abbracceremo le sagome. Piangendo. Adorando. L’unica superstite esigenza della storia.
Null’altro aggiungo che già non aggiunsi. E dedico -a chi ha da leggere, leggendo,- i versi di Isabella Morra:
…
inqueta l’onda con crudel procella
e dì: – M’accrebbe sì mentre fu viva,
non gli occhi, no, ma i fiumi di Isabella.
E’ giunto il momento che vada via. I pensieri sono come i segni. O le note. O le forme. Se la ripetizione non è la congiunzione richiesta e dovuta, si replica. E le repliche non hanno l’ingenuità dell’origine. E io vissi d’arte –si dice o io dico-. E lotto per la mia ingenuità. Maldestramente. Forse. Inutilmente.
franchini

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