C’è poco da fare. Il riflesso condizionato dello Stato di diritto e del rispetto della presunzione di innocenza in Italia è finito rasoterra, o addirittura più in basso. Se persino il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, illustre avvocato ed esimio professore di diritto non esita a dire, con tono di chi si comporta che meglio non si può, “guarderò Siri negli occhi e poi deciderò” sulla sua permanenza al governo”. Come è noto, Armando Siri, leghista, è sottosegretario alle infrastrutture e ai trasporti, leghista e indagato per corruzione. Per questo, il ministro Toninelli, 5Stelle, gli ha revocato ogni delega ed il vicepresidente Di Maio, 5Stelle, ne chiede le dimissioni. L’altro vicepresidente del Consiglio, Salvini, lo difende e chiede che resti al suo posto.
Al di là della vicenda giudiziaria, che farà (come si dice in questi casi) il suo corso, sono sconcertanti i comportamenti degli esponenti politici e le motivazioni che ne danno. Il presidente del Consiglio, Conte che intende guardare Siri negli occhi per poi, eventualmente, mandarlo a casa? E che razza di giudice sarebbe quello che emette giudizi a sensazioni? Non in base alle carte, non aspettando un regolare processo? Conte ha detto proprio la cosa che non avrebbe dovuto. Si tratta di giustizia sommaria, quando la giustizia, sommaria o correttamente amministrata non spetta a lui. Come politico avrebbe dovuto tenere, a scelta, uno di questi due comportamenti: chiedere le dimissioni perché non sono tollerabili sospetti sull’azione del governo; o, al contrario, invitare Siri a restare al suo posto, perché esiste la presunzione di non colpevolezza nel nostro ordinamento. Ma non la pretesa di parlare con l’inquisito “guardandolo negli occhi” prima di decidere. Perché verrebbe fuori, al di là delle sue intenzioni, un messaggio di colpevolezza o di innocenza che, quanto meno, metterebbe in imbarazzo i giudici.
Decisamente peggiori le esternazioni di Di Maio e Toninelli, secondo i quali Siri “dovrà” dimostrare la sua innocenza. Ignoranza ed arroganza senza pudore, ce l’hanno proprio nel sangue il becero giustizialismo. E non è una scusante se sbaglia persino un avvocato e professore come il Presidente Conte, ignorare a chi tocca dimostrare cosa. E che dire di Salvini in veste “garantista”? Che “anche un orologio rotto segna l’ora giusta due volte al giorno”. Naturalmente, intendiamo l’orologio a pendolo. Perché Salvini ha ragione tutte le volte che ad essere inquisiti sono i leghisti.
Nicola Cariglia

Certo che se di tutti i personaggi che hai citato sei informato come su di me, stai messo proprio bene. Sono tre mesi almeno che Pensalibero ha aperto uno spazio a favore di Punto e a Capo, lista civica che ha come candidato Sindaco il Dr. Mustafa Watte e che ho contribuito a promuovere. Botta di vita che a te non verrebbe mai in mente! Bentornato…
Watte non è una botta di vita, ma una botta a Salvini ( pro Nardella ).
E allora tutto m’è chiaro, Nicola. M’è chiaro perché il 26 prossimo, chiotto chiotto e polacco polacco, scivolerai la mattina presto a votare Nardella, perché non lo hai mai guardato negli occhi, e non ne ha mai soppesato l’inconsistenza. Ma, come ho già detto fai bene, è un’opera di carità, e non ironizzo, altrimenti al poveretto se non riconfermato non resterebbe che cercare una trave robusta e arrampicarsi lassù con corda ben saponata. E in un turbino simile al delirio tante cose mi sono chiare, l’immagine di Macron e Mattarella sulla tomba di Leonardo ha un che di revival paganeggiante. Ma chi è Leonardo? Orfeo, Pitagora, o magari Apollo. Che Leonardo fosse un grande è indubbio, ma i suoi limiti per chi ha il coraggio di uscire dal turismo intellettuale sono ben noti. E allora? Allora il buon uomo di Vinci serve a Mattarella, il presidente più piccino e aiutatemi, a dire “ino”, della storia italiana per mettere bastoni tra Salvini e Di Maio, e a Macron per dileggiare i gilet gialli. Una bella coppiettina ad Amboise! Forse Leonardo ridimensionato e salvato dal culto pagano, meritava qualcosa di più che farsi arruolare nello slogan ” più auto compri più sei leonardesco “. Ma altro m’è chiaro, anzi chiarissimo della tristissima Fiorenza. Il tg toscano di quelli di Lardo De Gasperi dovrebbe essere ribattezzato ” Cronache dei parassiti “, perché la città è il brodo di coltura prediletto purché si tratti di parassitismo, naturalmente sempre illuminato dal sociale cosmopolita, intellettuale, filantropico. bergogliesco e gigione, per la cui crescita urge un aeroporto intercontinentale. Poi c’è qualche migliaio di ex fiorentini, vecchi e instupiditi che cantano ” O Fiorentinaaaa..” ma è un’altra storia. Sì Nicola, il 26 corri a votare Nardella. E non dirmi no, che sei libero e voti per chi ti pare, non essere cattivo, non deludermi.