La Malfa e il PRI (purtroppo non solo loro) ritenevano “inevitabile” il compromesso storico promosso dal PCI di Berlinguer con ciò allineandosi a quella posizione sostanzialmente conservatrice che sottraeva utili energie all’alternativa di regime.

Non contento di questa autocritica aggiungeva, (ricordiamoci eravamo nel 1977 eLa Malfasosteneva il governo democristiano Andreotti IV, cioè il governo sostenuto dalla DC e dalla SVP e dall’astensione del PCI, PSI, PSDI, PRI, PLI e Indipendenti di sinistra e osteggiato solo dal MSI, DP e PR): “Per dare un’immagine plastica della condizione attuale, bisogna dire che la nostra società si divide oggi in due vaste zone. Nell’una, ci sono coloro che hanno un patrimonio, un reddito, un lavoro, e che sembrano voler difendere con ogni mezzo e con energico spirito corporativo quello che hanno. Alla porta di tale zona si affolla l’altra, costituita da disoccupati, giovani e adulti, da categorie debolissime, da abitanti di zone depresse. Se le forze politiche e sociali continuano a occuparsi soltanto della prima zona, secondo i propri interessi politici, di classe o di ceto, trascurando la seconda, non usciremo dal problema.”
Dicevo che questa intervista aLa Malfaconferma la giustezza della posizione politica conseguente alla proposta della radicale alternativa liberale al regime democristiano, posizione politica opposta a quelle del PRI. Infatti allora il regime “democristiano” era in profonda crisi per cui si aveva l’opportunità di trasformarlo con la contrapposizione tra conservatori dello status quo e innovatori.La Malfae il PRI (purtroppo non solo loro) ritenevano “inevitabile” il compromesso storico promosso dal PCI di Berlinguer (che riteneva del tutto “illusorio” che con il 51% dei voti si potesse garantire la sopravvivenza e l’opera di un governo che fosse l’espressione di tale 51%) con ciò allineandosi a quella posizione sostanzialmente conservatrice il che sottraeva utili energie all’alternativa di regime.
Solo i radicali di Pannella, a quel tempo, avevano chiara la strategia per rendere il regime postfascista in po’ liberale. Senz’altro se repubblicani e liberali, socialisti e socialdemocratici avessero avuto un po’ di coraggio avrebbero capito “quali strutture sono necessarie perché una società si sviluppi con le sue energie.” Infatti in una democrazia liberale una opposizione vigorosa ha un ruolo fondamentale: un regime con una opposizione debole è definibile almeno aliberale. E un regime aliberale non sollecita energie per sviluppare la società.
A posteriori posso capire che i cosiddetti partiti laici non lo capissero: erano troppo abituati al ruolo che i grandi partiti avevano loro assegnato e non potevano mettere in pericolo le posizioni raggiunte. Inoltre tra PLI e PRI era nota una rivalità dovuta più al ruolo svolto (i primi si comportavano come una “corrente esterna” alla DC, i secondi come “mosca cocchiera” del centro-sinistra) che alla loro vocazione centrista e moderata.Oggi ci lamentiamo del debito pubblico grande quanto una montagna, anzi è il debito pubblico che sta compromettendo addirittura l’esistenza del nostro stato.
“Il sistema produttivo ha dovuto sopportare il peso di una struttura pubblica che è una cosa indicibile di parassitismo, ossia di alti costi e improduttività”. Ricordiamolo per l’ennesima volta: l’intervista è del 1977! “Quando si è visto che l’economia prosperava, che aveva un po’ di grasso, si è fatto carne da porco. Tutti si sono messi a spendere nell’apparato pubblico, credevano che quel benessere potesse reggere all’infinito.” Di qui l’incremento della spesa pubblica al qualeLa Malfae il PRI non sono stati estranei. Pertanto il politico siciliano faceva il bilancio della sua cinquantennale lotta politica affermando: resta“ una grande amarezza. Ora osservo che non c’è quell’Italia che avevamo in mente”.
INDICE: Prefazione di Paolo Mieli – 1. Dall’antifascismo alla Liberazione – 2. Il boom arrivò all’improvviso – 3. Le contraddizioni della società italiana – 4. La crisi: forse è tardi, forse no. – Note – Nota biografica – Nota bibliografica

Mi permetto di dire la mia sul suo ottimo articolo. L’alternativa che lei ricordava, ai tempi di Ugo La Malfa non era possibile. I motivi storici, conseguenza della guerra mondiale e della guerra fredda, a partire dai primi anni sessanta, non la permisero. L’Italia era un paese poco emancipato e la proposta radicale, impraticabile. Il terrorismo degli anni di piombo, infine, adombrò quest’ipotesi. Il senso dello Stato del Leader repubblicano, impose una critica, ma era rivolta al risultato complessivo cui non aveva colpe. Egli ne sentiva la responsabilità, ma perchè i suoi sforzi non avevano ottenuto un risultato positivo. Il PRI ha combattuto sempre il debito pubblico con tutti i suoi migliori uomini. Su ” La voce repubblicana” otto titoli di testa su dieci, confermano l’impegno repubblicano contro lo spreco e il deficit dello Stato. Ugo La Malfa ebbe molti meriti. Il Boom economico deve essere ascritto a lui. Malagodi, della corrente conservatrice del PLI, contrastò la politica d’apertura verso i mercati esteri, quando La Malfa era ministro. L’idea di un sindacato dei disoccupati fu sua, come la politica dei redditi.