Tra le tante cose dimenticate, occultate, falsificate dai sistemi illiberale e tremendi che hanno irriso di fronte alla verità, la vita dei banduristi segna un epoca di gloria e di tragedia, mistificata, lasciata nell’oblio dalla prepotenza russa e Sovietica che per tanto tempo hanno soffocato il popolo ucraino. I suonatori di bandura, furono tra coloro che distinsero per secoli questo popolo slavo cantando come Bardi canzoni e poesie, raccontando eventi attraverso il loro peregrinare su tutto il vasto territorio dei Cosacchi dai Carpazi alle steppe, dalla Bessarabia alla Crimea, dal Kuban fino ai monti caucasici sul confine con la Georgia e ad est fino quasi al Don.
Erano di solito uomini di una certa età, anche ciechi accompagnati da ragazzini, o comunque uomini che, oltre alle armi, sapevano usare questo strumento musicale originale a trentasei corde. Verso la metà degli anni trenta del secolo scorso, i banduristi furono invitati a raccolta da Stalin, con la scusa di un festival musicale, dove invece furono in parte sterminati, e in parte deportati nei lager. La loro fine passò nella bruma indistinta dissolta nel nulla grazie alla violenta repressione degli anni del terrore. Nessuno ne seppe più nulla, e quei pochi che ricordavano, evitavano di parlarne per paura di essere deportati. I suonatori di bandura che poco o nulla ha a che fare con la balalaika, tornarono a nuova vita non appena l’Ucraina riebbe libera e indipendente nell’ Agosto del 1991.
Suonatore di bandura
Suonatore di bandura
Buon per te fratello
Hai le ali, hai la forza,
Puoi volare nel cielo
Ora vai all’Ucraina
Vai perché hai voglia
Io vorrei con te andare
Ma chi mi accoglie?
Sono qui straniero solo
E in Ucraina
Sono orfano mio caro
Ecco il mio destino…
Ma perché fa male il cuore?
Anche lì son solo…
Solitario…ma Ucraina…
Steppe, cielo,il sole…
Quando soffia il venticello,
Parla da fratello
Libertà in grande steppa,
Il mare forte bello
Luccica, ringrazia Dio
Caccia via i piatti
Con le tombe lì il vento
Parla ogni tanto.
Parlano con la tristezza
Ma a finisce il giorno..
” Che c’è stato – è passato
E più non ritorna”
Lì andrei, starei con loro
Piangerei per niente
Ma il destino mi ha domato
Fra l’estranea gente.
Enrico Martelloni

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