Sì, sono arrivate. Finalmente. Sei anime e un gatto, dopo un viaggio da non troppo lontano dal confine di Chop. Sono arrivati da Kolomea sfollati da Kyiv al confine con L’Ungheria. Lì a Zahony, li aspettavo con un amico in un pomeriggio dal cielo azzurro, mentre con lo sguardo sulla strada e sul confine pensavo: laggiù combattono per la libertà. Finalmente una bella auto che conoscevo è arrivata verso di me. Sono loro. Felicità. Abbracci. Sono provate dal viaggio, ma efficienti e pragmatiche. Partiamo subito verso Budapest come tappa intermedia per riposare prima di rientrare in Italia.
L’azienda di software ucraino americana dove lavora Serghej è stata distrutta venerdì notte, racconta Irina. Il genero è rimasto a lavorare e a combattere nella capitale. L’azienda ha diverse filiali in Ucraina e dal 2014 si è sviluppata esponenzialmente per business nel mondo. Ora la sede è distrutta ma i collaboratori continuano a lavorare.
Il viaggio per L’Ungheria mostra ancora una vegetazione dormiente di un paesaggio particolare. L’autostrada è gratuita, la benzina costa settanta centesimi in meno che in italia.
La mattina presto riprendiamo il nostro viaggio verso l’Italia. In Ucraina, hanno lasciato tutto : famiglia, casa, lavoro. Le strade ucraine sono pericolose non solo per gli attacchi aerei sui civili, ma anche per i crateri che si trovano provocati dalle bombe.
Lasciamo alle spalle via, via, la terra magiara, la Slovenia, poi Udine, Venezia, Padova, Bologna. Si arriva a casa ed anche stanchi si riesce a mettere le gambe sotto al tavolo per una buona cena e un brindisi: SLAVA UKRAINE HEROIAM SLAVA!
Enrico Martelloni

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