Nelle camere ci sono almeno otto posti letto un poco trasandati, occupati dai feriti. Alcuni ricevono i parenti che portano dei doni, per lo piu’ cibo.
In uno di questi giorni a Poltava, ho chiesto d’incontrare qualcuno che sia tornato dai combattimenti nel Donbass. Ho la fortuna di potere incontrare, grazie ad un’amica di Irina, due uomini ora in convalescenza per le ferite nei combattimenti della scorsa settimana all’aereo porto di Donetsk. Attraversiamo cosi’ la citta’ per recarci allo spedale militare. La struttura doveva essere dismessa da tempo, ma ora e’ necessaria per accogliere i feriti. Entriamo. L’ingresso si apre davanti alla scalinata grigia con una ringiera in ferro e legno pitturato a mano. E’ certamente dell’epoca quando il paese era parte dell’Unione Sovietica. Percorriamo una delle due ali dell’edificio illuminato da una vetrata. Nelle camere ci sono almeno otto posti letto un poco trasandati, occupati dai feriti. Alcuni ricevono i parenti che portano dei doni, per lo piu’ cibo. C’e’ chi sfoglia un calendario fatto delle foto di soldati, forse caduti nei combattimenti. Aspettiamo un po’ su di un lato del corridoio, ma poi escono due uomini tra i quaranta e i quarantacinque anni. Ascoltano la nostra richiesta e ci sediamo su delle poltroncine sgangherate di fronte alla camerata mentre medici ed infermiere passano attraverso il corridoio. Sono imbarazzato quanto loro, ma bastano poche parole di presentazione per sciogliere il ghiaccio.
Da dove venite, Aleksandr?
Dall’aereoporto di Donetsk. La scorsa settimana c’e’ stato un attaco dei terroristi e siamo rimansti feriti. Grazie al mio amico ci siamo salvati assieme ad altri. Putroppo alcuni sono morti ed altri sono ora ad Odessa o Dnepropetrovsk con ferite gravi.
Mi potete raccontare chi siete e che cosa fate, perche’ combattete. Voi siete civili, non militari.
Eravamo militari da ragazzi a venti anni. Paracadutisti – Mi racconta uno dei due, il piu’ alto ed espressivo, un uomo moro, energico, ferito ad una gamba per le schegge di una bomba a grappolo.Io avevo un’azienda edile in Crimea a Evpatoria. A febbraio scorso ho capito che non potevo piu’ lavorare. Ho chiuso la ditta e ho portato la mia famiglia negli Usa, ma poi ho deciso di venire a combattere per la mia patria.
Ora la tua famiglia e’ negli States?
No, e’ in Spagana. Sono tornato in giugno e assieme ad altri cittadini ucraini abbiamo formato un gruppo come ce ne sono molti e siamo andati a Donestk per combattere. ho comprato le armi, come tutti, con i nostri risparmi e l’aiuto della popolazione. Le attrezzature militari non sono tecnologicamente avanzate come quelle dell’esercito regolare, o quelle dei nostri nemici.
Chiedo a Vladislav la medesima domanda.
Io vengo dalla campagana qui vicino. Kozelshina. Ho lavorato tutta l’estate per sistemare il raccolto appena ho potuto, a settembre, sono partito.
E’ vero che vi chiamano Cyborg? ( organismo cibernetico. Il nome e tratto da celebri filims come Terminator, per indicare uomini con enorme coraggio forza e determinazione. Ndr)
Cosi’ ci chiamano. Siamo parecchi e componiamo varie formazioni. Stiamo tenendo l’aereopporto di Donetsk da piu’ di 250 giorni. La scorsa settimana sotto attacco e’ crollato un piano dell’edificio dell’aeroporto. Lo avevano minato i russi durante le due ore di tregua accordate per raccogliere i loro caduti. Nell’esplosione, alcuni dei nostri sono morti. Noi siamo riusciti a salvarci. Aleksandr interviene per chiarire. – Lui ci ha salvati. E’ un eroe. Le bombe a grappoli lo hanno colpito alla schiena con molte schegge, ma e’ riuscito a guidare il cingolato e portarci in salvo. Molti erano feriti, alcuni sono morti. Vladislav, un agricoltore robusto, biondo ma piu’ riservato, lascia parlare l’amico.
Noi combattiamo con armi tecnologicamente vecchie, i terroristi e i russi hanno armi molto, a mio giudizio, troppo avanzate, piu’ del nostro esercito regolare. Usano anche i gas. Non e’ facile prenderli, ma li prendiamo. Sappiamo combattere.
Come mai un esercito regolare e dei volontari come voi non riescono a chiudere questa guerra?
Loro sono forniti di armi migliori che vengono dalla Russia con i tir di questa estate ed hanno mercenari ceceni spediti da Kadyrov amico di Putin in sostegno ai terroristi, senza parlare dei militari russi che dirigono le strategie di combattimento. Abbiamo poi, problemi interni di inesperienza di guerra del nostro esercito. Non capisco i nostri poitici. Sappiamo che dovremmo fare da noi, l’Europa non ci puo’ aiutare. I nostri generali sono di vecchio stampo, l’esercito non e’ stato aggiornato durante questi anni e non ha grandi capacita’, deve essere riorganizzato. Ci sono momenti quando arrivano ordini e vengono compiute azioni assurde, per incompetenza. E’ difficle crederlo, ma devono essere sostituiti molti dei nostri comandanti dell’esercito. Ci sono anche i traditori, difficili da scoprire. Chi combatte veramente siamo noi civili e il popolo che ci sorregge moralmente e finanziariamente con quotidiane collette che provengono da tutte le citta’ dell’Ucraina. La nostra forza di Cyborg ha una spinta morale: sono i disegni dei bambini ucraini che ci inviano e che noi teniamo sempre di fronte a noi.
Chi sono i vostri nemici?
Noi combattiamo contro soldati ben preparati ed esperti. Il 40 per cento e’ composto dall’esercito regolare russo. Il rimanete sessanta per cento, la meta’ da uomini di Kadyrov ( provengono dalla Cecenia), il resto sono terroristi, bande di criminali della zona.
Puoi dirmi quali sono le armi dei russi?
Sono diverse che un semplice gruppo di terroristi non potrebbero mai possedere. Una si chiama Burattino ( in Italiano. ndr). Non sai da dove arriva, non espolde, ma tu cominci a tremare e a sudare, ti viene la pelle d’oca e sei preso dal panico. Un’altra si chiama Sole che brucia (traduzione). Dove colpisce brucia tutto senza esplodere. Ce ne sono altre che ovviamente non possono che essere fornite dai russi.
Ascolto con attenzione e osservo le loro espresssioni durate il nostro colloquio. Del freddo, delle condizioni di vita, non chiedo. Loro non ne fanno menzione, ma so che dormono sotto la neve e nel fango, come possono. Siamo ai saluti ora molto piu’ calorosi. Lasciamo il nostro piccolo contributo in cibo: salame, frutta. Qualcuno ha comprato la pizza che fa suscitare entusiasmo , ed e’ subito lasciata a tutta la camerata. Chiedo ancora una domanda.
Quando guarirete che cosa farete?
Torneremo tutti quanti a combattere.

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