Italiani popolo di santi, poeti e navigatori e… costituzionalisti. La valenza politica che ammanta il referendum sulla riforma istituzionale, ha scatenato un interesse da stadio. Gli italiani si sono divisi in tifoserie contrapposte. Ognuna, nella propria “curva”, innalza al cielo i propri vessilli, intona i propri slogan e, soprattutto, dileggia gli avversari. Il dibattito giuridico trasformato in caciara da Bar Sport (lo dico col massimo rispetto per tutti Bar Sport d’Italia). In giro si scopre gente insospettabile, che solitamente si nutre di riviste di gossip costruiti a tavolino e di scemeggiati (la “m” al posto della “n” è voluta) televisivi, dissertare sulle funzioni del Senato o citare i numeri di questo o quell’articolo, neanche si fosse alle estrazioni del Lotto. Quanto a capire minimamente ciò di cui sta parlando, beh questo è un altro discorso… La classe politica, di ambo le fazioni, ci ha messo del suo per trasformare la consultazione referendaria in una sorta di ordalia tra il bene e il male. Così quello che avrebbe potuto essere un utile confronto, se si escludono alcuni dibattiti in cui qualche competente entra nel merito delle questioni, è diventato un guazzabuglio di affermazioni apodittiche e di rinfacci in base a chi vota con chi: “Vi appoggia Verdini”, “Con voi c’è Casa Puond”, e via elencando. Come se in un referendum, che è una scelta secca tra un Sì e un No potessero esserci sfumature di posizioni e il peggio del peggio potesse stare solo da una parte. Tuttavia, detto questo, un indubbio merito la campagna referendaria ce l’ha. La Costituzione è entrata nelle case e nei pensieri degli italiani ancor più che con la famosa esibizione di Benigni in tv. In modo brusco, arruffato, maldestro, strumentale, pasticciato ma è entrata. Forse nella maggior parte dei casi ne uscirà già il 5 dicembre. Ma mi voglio illudere che, almeno nelle generazioni più giovani, si sia fatta strada la consapevolezza di quanto sia importante la partecipazione alla vita politica del Paese. Il cui indirizzo non dipende né dai deputati nel da senatori (attuali o riformati) ma da ogni cittadino con una testa pensante.
Francesco Matteini

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