Troppo generale e indifferenziato il consenso alla performance di Roberto Benigni al Festival di Sanremo per non costringerci a qualche considerazione ed anche a qualche distinguo. Così, alla rinfusa, sul comico, sui suoi detrattori, sui suoi incondizionati ammiratori, etc.
Intanto: a noi Benigni quasi sempre fa ridere. E che sia sublimemente fazioso ci fa ridere ancora di più. Ci fanno pena quelli che si arrabbiano per questo. Al comico non chiediamo la par conditio la quale, del resto, è una sorta di arma impropria anche nei giornalisti.
Tutto ciò premesso, la maggior parte dei cinquantadue minuti che lo hanno visto protagonista della serata del Festival dedicata alla ricorrenza dell’unità d’Italia, noi li abbiamo trascorsi a sonnecchiare. E non ce l’avevamo né con l’Italia, né con il nostro Risorgimento. Ci è sembrato tutto confuso e abborracciato. Qualcuno poteva preparare un copione di maggiore spessore.
Tuttavia riconosciamo che questo nostro è un sentimento grandemente minoritario: lo share ci dà torto e perciò si tratta di un nostro limite.
Qualcuno si scandalizza per i duecentocinquantamila euro che costituiscono l’ammontare del cache percepito da Benigni. Noi no, non ci scandalizziamo ma ci poniamo una domanda. Cosa c’entra il mercato cui fanno riferimento coloro che giustificano tale esborso da parte della RAI? Il servizio pubblico non dovrebbe seguire le logiche del mercato, altrimenti tanto vale privatizzare la RAI. Dunque, un cache di tale consistenza, precisiamo, non ci scandalizza se è versato da una TV privata. Dalla TV pubblica vorremmo esempi virtuosi. O meglio, comportamenti che non stridano con i sacrifici che quotidianamente vengono richiesti dal governo, azionista unico della RAI, alla massa degli abbonati.
Infine, nella profluvie di encomi al Roberto nazionale, per una serata anche storico e patriota, si vorrebbe pure che la registrazione dei cinquantadue minuti di San Remo diventi una sorta di sacra scrittura per spiegare l’Italia ai giovani ed incolpevoli alunni italiani. Ora, se il confronto si fa con certi libri di testo che vengono adottati nelle nostre scuole, tutto va bene. Ma una domanda si impone e riguarda sia la RAI sia la nostra pubblica istruzione: il servizio pubblico, con la performance di un comico, sia pure il più bravo, ritiene di avere adempiuto per intero ai suoi doveri in occasione del 150° compleanno dell’Italia? Non è il caso e non è previsto di fare scendere in campo altri ingegni che possano stimolare una riflessione della nazione sull’argomento? E la domanda, a maggior ragione, riguarda anche il ministro Gelmini.
TUTTI PAZZI PER BENIGNI MA NOI INVOCHIAMO QUALCHE DISTINGUO
Ci è sembrato tutto confuso e abborracciato. Qualcuno poteva preparare un copione di maggiore spessore. Tuttavia riconosciamo che questo nostro è un sentimento grandemente minoritario: lo share ci dà torto e perciò si tratta di un nostro limite.

Su Benigni già da diversi anni sono giunto a conclusioni diverse: geniale quando era irriverente e basta. Poi ha dovuto legarsi ad un carro, fortuna per lui che ha scelto il meno peggio.
Visto che l’articolo non è firmato, non so a chi rivolgermi. Comunque sono d’accordo sul 90% di quanto espresso, ma tre piccole osservazioni le farei.
La prima riguarda il compenso del “tribuno” Benigni (geniale uomo di spettacolo, come al solito). Non mi scandalizzo più di tanto, perché una RAI che diffonde tanta pubblicità quanta ne diffondono le TV private è di per sé cosa anomala e il compenso di cui sopra rientra in una conseguente logica commerciale (anche se ai cittadini, poi, viene imposta una gabella odiosa come il canone). Forse sarebbe il caso di riformare l’intera RAI.
La seconda riguarda la proposta del Capo dello Stato di dare alle scuole il filmato da diffondere agli studenti. Perché no? In fondo, visto il livello scarso della scuola italiana e la banalizzazione culturale che siamo ormai abituati a subire, potrebbe rivelarsi un messaggio adeguato per provare a interessare le giovani generazioni al Risorgimento. Certo, dopo, occorrerebbe riempire di altri contenuti di approfondimento le lezioni dei docenti.
La terza riguarda l’impatto della performance di Benigni. L’audience è schizzata di 7 milioni di ascolti al suo apparire. Non è già questo un ottimo risultato di contrasto a quanto stanno facendo alcuni che, se non smettono di distruggere, rischiano di portarci a una “yugoslavizzazione” dei nostri conflitti? Oggi serve unire, non dividere.
Bravura indubbia ,e cultura personale . Necessari per preparare un copione non abborracciato ,ma divertente e stimolante . Certo un professorone ex cathedra risulterebbe più completo .Ma anche ,forse,terribilmente noioso. Almeno per un alunno normale (non un ruffiano).
Una cultura classica e qualche laurea (vecchio tipo) alle spalle mi porta a pensarla così .Ed a non lasciare anonima l’espressione del mio pensiero.