Chi tocca la Costituzione muore. Negli ultimi 30 anni sono falliti tutti i tentativi di modifica. Prima la via della Commissione di esperti, fu il tentativo di Aldo Bozzi, poi la via della Commissione Bicamerale nelle varie versioni, De Mita, Iotti e D’Alema, ora la via maestra dell’art. 138 e del Parlamento. Per il futuro i nostri solerti politici hanno già messo a punto l’idea della Convenzione per le riforme. Vedremo. Intanto stiamo assistendo alle prime conseguenze politiche del voto. Sul fronte dei vincitori. Nonostante il successo del NO, anzi proprio per la dimensione di quel successo, Prodi esce dalla prova ancora più prigioniero della sua ala estrema, quella dei duri e puri che non vogliono cambiare niente o, se proprio si deve, il meno possibile. Il Prof. deve invece dimostrare che la sua volontà di aprire un dialogo con l’opposizione è vera e reale. Sul fronte degli sconfitti. Dopo il terzo schiaffo, dopo quelli delle politiche e delle amministrative ( a proposito con domenica scorsa si è completato anche tutto il quadro dei ballottaggi e la sfida per i comuni capoluogo è finita 19 a 8 per l’Unione mentre nel 2001 era di 14 a 13), la Casa delle Libertà ha la preoccupazione di mantenere la sua unità. Non sarà semplice anche perché questa necessità si interseca con la questione della successione a Berlusconi. Questi però sono problemi dei due schieramenti. A noi ma anche agli italiani interessano il giusto. Quello che interessa invece è che con l’acqua sporca del progetto di riforma targato centro destra non si butti via anche il bambino di una vera riforma costituzionale, sempre più necessaria. Ad urne chiuse sul metodo, il confronto, sono a parole tutti d’accordo. Dello strumento abbiamo detto, la Convenzione, e vedremo. E dei contenuti? A nostro avviso il confronto deve partire proprio da qui e dalla necessità di coinvolgere nel progetto tutte le energie disponibili. In fondo la Casa delle Libertà ha fallito perché il suo disegno di riforma è stato calato dall’alto, come del resto tutta la politica del centro destra. Nel nostro piccolo buttiamo giù alcuni spunti, utili per discutere:
– Fine del bicameralismo perfetto
– Forte riduzione di deputati e senatori
– Rafforzamento dei poteri del premier
– Nuova legge elettorale con il ripristino delle preferenze, il vincolo di coalizione e la sfiducia costruttiva
– Semplificazione e razionalizzazione degli enti locali con l’eliminazione delle province
Va da sé che seguiremo con particolare attenzione anche il procedere dei lavori e delle proposte nelle commissioni affari costituzionali di Camera e Senato.

Io sarei per una proposta ancora più coraggiosa: non fine del bicameralismo perfetto ma fine del bicameralismo con la soppressione del Senato(cosi’ si ridurrebbero di colpo anche i parlamentari..). La sola Camera basta per legiferare ed avrebbe una centralità ed importanza maggiori. Concordo con l’abolizione delle province che dovrebbero essere sostituite da regioni di dimensioni più piccole(ad esempio Emilia e Romagna dovrebbero divenire due regioni distinte). Per quanto riguarda la legge elettorale io sarei per farne una molto semplice: proporzionale con sbarramento al 4% e preferenze con circoscrizioni elettorali più piccole e con la riduzione delle sezioni elettorali almeno della metà(da oltre 60mila a più o meno 30mila,anche se forse sarebbe ancora meglio ridurle a 20mila).