Faccio parte della categoria in via di estinzione degli italiani che hanno vissuto in prima persona quegli anni di storia italiana che molti delle nuove generazioni, pur non avendola vissuta, si preoccupano di conservare nella cosiddetta”memoria”, ma che spesso, almeno a mio modesto parere, finiscono col deformare .
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E’ stato per contribuire alla affermazione della libertà e della democrazia in Italia che mi sono arruolato nel 1944,all’età di 16 anni, nell’Esercito Italiano di Liberazione (Gruppo di Combattimento “Friuli”) ed ho combattuto contro i nazifascisti sul fiume Senio.
Sono stato ferito in combattimento e sono da allora titolare di pensione di guerra per le ferite riportate e di Medaglia di Bronzo al Valore Militare.
Dopo la caduta e la definitiva sconfitta del fascismo, mi sono sempre più convinto che l’antifascismo “militante” non aveva più alcun senso come priorita’ e che, al fine di preservare la libertà e la democrazia ottenute col sacrificio di tante vite umane, si doveva prioritariamente e con la massima decisione combattere le ideologie illiberali, estremiste e violente di chi voleva ancora una volta privarci della libertà ed istaurare nel nostro Paese un regime comunista.
Ricordo che anche a quei tempi gli estremisti di sinistra ( molti dei quali avevano fino a poco prima indossato la camicia nera!), pretendevano di avere il monopolio dell’antifascismo e si esprimevano nel modo più violento sopratutto verso coloro che, come me, avevano realmente combattuto contro il fascismo, ma erano veramente democratici e quindi non solo antifascisti ma anche anticomunisti.
Mi sono per questo iscritto, dopo aver fatto parte del Partito d’ Azione, al Partito Liberale, nelle cui file ho militato dal 1945 al 1948.
Dopo il 1948 e dopo aver completato i miei studi universitari, non mi sono più occupato attivamente di politica, ma ho sempre avversato e disprezzato chi nella retorica antifascista vedeva solo un mezzo per acquisire potere e privilegi.
Tengo a precisare che conosco bene e da vicino i disastri che la criminogena ideologia comunista ha provocato nei paesi dell’Est.
Fin dalla caduta del muro di Berlino, ho continuato a trascorrere, per motivi di lavoro, una parte rilevante del mio tempo in Russia ed in tutti i paesi ex-comunisti sia in Europa che in Asia Centrale.
Conoscendo le principali lingue slave (parlo e comprendo, oltre all’inglese e al tedesco, il russo,il ceco, lo slovacco ed il serbo-croato) ho avuto modo di parlare direttamente con la gente e di rendermi conto da vicino, e quindi non per sentito dire, dei tremendi e forse irreparabili danni morali e materiali che le dittature comuniste hanno provocato alle popolazioni di quei paesi.
E’ anche per questo che nutro un profondo disprezzo verso chi ancora oggi nel nostro Paese si avvale demagogicamente di una ormai superata retorica antifascista (cosi’ simile alla retorica del periodo fascista !) per mascherare le proprie idee illiberali e comuniste.
Non v’ e’ dubbio che l’antifascismo ha, a suo tempo, contribuito a restaurare in Italia libertà e democrazia, ma non posso fare a meno di giudicare in mala fede e guardare con diffidenza coloro i quali hanno negli scorsi anni plaudito alle repressioni dei carri armati sovietici ed oggi si dichiarano democratici e liberali e si limitano a sbandierare strumentalmente il loro antifascismo, senza mai apertamente riconoscere che è stato l’anticomunismo della maggioranza degli italiani che,dopo la Guerra di Liberazione e le elezioni del 1948, ha difeso la nostra libertà, evitando che il nostro Paese divenisse parte del “Paradiso Comunista”.
Si sente spesso affermare che nel 1945 le truppe anglo-americane quando, dopo la liberazione di Roma, sono arrivate a Firenze e nelle altre città dell’Italia del Nord hanno trovato città che erano già state liberate dai partigiani, quasi che la liberazione delle stesse dai nazifascisti fosse stata merito prevalente o pressoché esclusivo delle forze partigiane.
Chi, come il sottoscritto, ha vissuto in prima persona quei tragici momenti sa benissimo che questa non è la verità, ma semplicemente una retorica e falsificata ricostruzione della verità storica da parte sopratutto della sinistra comunista.
La inoppugnabile verità, piaccia o non piaccia, è invece che i partigiani sono pressoché ovunque scesi in piazza solo dopo che le truppe nazifasciste avevano già deciso di ritirarsi, in quanto militarmente già sconfitte dalle armate angloamericane, alle quali soltanto si deve la effettiva liberazione del nostro paese.
Ricordo benissimo che, anche nella mia città di Firenze, i partigiani sono usciti allo scoperto , solo quando le truppe tedesche avevano già deciso di abbandonare la città e , per ritardare l’avanzata delle truppe anglo-americane, avevano già fatto saltare i ponti sull Arno, nonché le case prospicienti alle vie di accesso al Ponte Vecchio, in modo da bloccare l’accesso dei mezzi americani all’unico ponte che (bontà loro !) avevano deciso di risparmiare.
In altre parole i partigiani,molti dei quali antifascisti dell’ultima ora, si sono fatti vivi in città solo quando i tedeschi avevano già deciso di ritirarsi, perchè incalzati dagli anglo-americani, le cui avanguardie già avevano raggiunto la sponda sinistra dell’Arno, e si stavano concentrando più a Nord, lungo una nuova linea di difesa, la cosiddetta “Linea Gotica”, dove poi hanno resistito fino all’aprile del 1945.
Naturalmente con questo non voglio assolutamente sottovalutare il valido contributo che molti italiani antifascisti, sia nelle formazioni partigiane, sia nelle formazioni regolari dell’ Esercito di Liberazione, hanno dato alla restaurazione della libertà, ma trovo assolutamente inesatto oltrochè retorico affermare che il loro contributo sia stato determinante per la liberazione dell’Italia.
Anzi, a questo proposito mi spiace notare che, quando si parla del contributo degli italiani alla Guerra di Liberazione, si ricordino sempre i partigiani e ci si dimentichi o si parli pochissimo del contributo che, anche in termini di vite umane, hanno dato le formazioni regolari ed i molti volontari dell’ Esercito Italiano, che hanno valorosamente combattuto per la nostra libertà a fianco degli Alleati, dapprima sul fronte di Cassino (Corpo Italiano di Liberazione) e successivamente sulla Linea Gotica (Gruppi di Combattimento FRIULI, CREMONA e LEGNANO).
Ho sentito piu’ volte spudoratamente affermare che a liberare l’Italia sono stati soprattutto i comunisti !.
E’ senz’altro vero che moltissimi degli appartenenti alle formazioni partigiane( o poi dichiaratisi tali) erano comunisti, ma è a mio avviso paradossale affermare che i comunisti abbiano lottato per la libertà.
Il loro fine, anche dopo la cacciata dei fascisti, è stato sempre ed ovunque quello di istaurare una dittatura comunista.
Dopo la seconda guerra mondiale i comunisti, ovunque l’appoggio sovietico lo ha loro consentito, hanno imposto,con l’aiuto dei carri armati sovietici, la loro dittatura sopprimendo ogni libertà e perseguitando i loro oppositori con una ferocia ed una crudeltà pari, se non superiore, a quella che le popolazioni di quei paesi avevano subito ad opera dei nazifascisti.
Ciò sarebbe avvenuto anche in Italia se non ci fosse stato, anche in questo caso, l’aiuto degli anglo-americani ,nonché l’anticomunismo della maggioranza degli italiani.
Togliatti, che certo non era un campione democrazia, aveva capito che la allora esistente situazione geopolitica non era favorevole alla affermazione del PCI in Italia con la solita via rivoluzionaria.
In altre parole Togliatti ed il suo PCI hanno dovuto fare buon viso a cattivo gioco, in attesa di tempi a loro più favorevoli che, per nostra fortuna, non sono mai venuti.
A me sembra veramente paradossale e spudorata l’affermazione che siano stati i comunisti a liberare l’Italia !
Nel dopoguerra la forte presenza comunista ha avuto in Italia una forte influenza negativa sullo sviluppo della nostra democrazia e ciò in quanto la massiccia presnza dei social-comunisti è stata la maggiore causa della mancanza di alternanza alla giuda del nostro Paese.
Senza una effettiva alternanza al potere di forze veramente democratiche una democrazia parlamentare non può certo dirsi completa.
Per decenni, fino alla caduta del muro di Berlino ed al fine di evitare il peggio, gran parte degli italiani si è vista costretta ad accettare un anomalo potere clericale a livello politico e a votare DC, sia pure turandosi il naso come diceva Montanelli.
In altre parole, la forte presenza del PCI in Italia è stata, a mio avviso, la principale causa della mancanza di alternativa al potere che, a sua volta, è stata da noi anche la pricipale causa degli episodi di corruzione verificatisi nella cosidetta prima republica.
I nostri antenati dicevano “causa causae… est causa causati !”
Vi prego scusarmi per il lungo sproloquio.
Cordialmente,
Carlo Giarrè

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