
Chiedere agli espositori che venga firmata una dichiarazione di antifascismo e di adesione ai valori costituzionali per partecipare ad una manifestazione culturale, liberamente organizzata da una associazione privata come quella dei piccoli editori, a me sembra una bella idea.
Solo chi, come la presidente Meloni, affonda le proprie radici culturali e politiche nella storia del fascismo può scandalizzarsi accusando di censura la sinistra.
D’altra parte, anche Meloni per diventare presidente del Consiglio ha dovuto giurare sulla Costituzione davanti al presidente Mattarella.
Chissà a cosa pensava mentre pronunciava quelle solenni parole. “Parigi val bene una messa”: valeva la pena fare una rinuncia per diventare presidente del Consiglio.
Però il cuore di Giorgia batte ancora lì, incapace di staccarsi da quella storia e da quella fiamma che ancora arde nel simbolo del suo partito.
Così la storia si rovescia, gli antifascisti, gli eredi di chi ha dato agli italiani la libertà vengono messi sul banco degli imputati dagli eredi di coloro che la libertà avevano calpestato e tolto con la galera e con le violenza.
La gara in corso tra Meloni e Vannacci a chi è più fascista sta facendo emergere i veri sentimenti di chi non si è mai riconosciuto nella Costituzione e nei suoi valori.
Perciò, piena solidarietà e un plauso convinto all’ Associazione Italiana Editori che ha preso un’ importante e giusta iniziativa a difesa dei valori fondativi della Repubblica democratica.
Una bella idea che sarà bene prendere ad esempio.
Enrico Rossi

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