Brutto spettacolo, anzi pessimo. Sull’orlo del baratro, la classe politica italiana, di maggioranza e di opposizione, è riuscita ad accentuare ulteriormente la sensazione di inadeguatezza e persino di irresponsabilità che ormai rappresenta il suo biglietto da visita.
Fino all’ultimo, cioè fino a quando Europa e presidente della repubblica non l’hanno messa con le spalle al muro, la maggioranza ha giocato, con grave incoscienza, una partita doppia: come facciata, quella delle misure anticrisi, ma in realtà quella del regolamento dei conti interni. Berlusconi ed un buon numero di ministri hanno provato a togliersi di mezzo Tremonti mentre il PDL si impegnava, piuttosto che sulle misure per togliere l’Italia dalla palude, in una faida interna in vista di un dopo Berlusconi che potrebbe essere, per quel partito, la fine di tutto. Liti anche all’interno della Lega con un occhio al dopo Bossi. E scaramucce tra Lega e PDL, all’insegna del “si salvi chi può”.
Confusione e liti di pari intensità anche nel campo avverso: dentro il PD, dove la pezza dei risultati delle amministrative e dei referendum ha esaurito il suo compito ed il vuoto di proposte è impressionante. Bersani ha dovuto, in tutta fretta, aggrapparsi ai suoi “sette punti” che più abborracciati di così non si può. Vendola non perde occasione per guadagnare spazio nei confronti dell’alleato maggiore (alleato?). E Di Pietro con la sua astuzia (rozza e istintiva quanto vi pare) riesce al confronto ad apparire un abile politico di quella prima repubblica che tanto ha contribuito a distruggere.
E’ il frutto avvelenato del bipolarismo all’Italiana. Un bipolarismo costruito a misura dei furbi. Partiti e fazioni non sono stati eliminati, bensì “inglobati” e niente affatto metabolizzati. Si costruisce lo schieramento per vincere le elezioni, non per governare. E poi, dopo il voto, si va avanti a forza di estenuanti mediazioni, ricatti, rotture, pagamenti politici “in nero” che assomigliano a tangenti.
Meglio sarebbe, allora, che i diversi partiti vivessero alla luce del sole e si confrontassero elettoralmente. Se non altro, avverrebbe tutto alla luce del sole.
Porre il problema della riforma elettorale come priorità per il Paese di fronte ad una crisi economica tanto grave può apparire fuori luogo. Ma pensando a come questa classe politica ha affrontato e sta affrontando questa crisi, si capisce che fuori di luogo proprio non è.
n.c.

Lascia un commento