Ma come camperebbe la nostra città senza turisti. Con quali risorse potrebbe essere mantenuta nel suo splendore, intrinseco ma necessario di continui restauri. Forse si dimentica che i turisti che dormono qui pagano una tassa di soggiorno.
Il turismo è il nostro vero tesoro. Intanto offriamo musei sempre aperti, una manutenzione ottimale , decoro urbano e percorsi alternativi, in modo da non concentrare i turisti in mucchi umani e liste d’attesa.
Ma come al solito la città si divide in Guelfi e Ghibellini.
Chi la vorrebbe dedicata a se stessa e ai residenti, bella linda, tersa senza le carovane di turisti che la calpestano la usano la sporcano e non la puliscono, come la signora del water. Senza traffico, tutti a piedi o in bici, con i bus che scorrono in orario. E chi arriva da fuori in tramvia. Certo, chi arriva da Scandicci da Careggi. O poco più. Tutti gli altri a casa. Intanto ci attendono cantieri a iosa. E penali per ritardi e via discorrendo.
Chi la vorrebbe ornata ancora di negozi con gli orari ben definiti di una volta, tutti rigorosamente tradizionali. Insomma il salotto degli anni sessanta. Chi c’era la ricorda chi non c’era ne avrà sicuramente sentito parlare.
Chi la vorrebbe invece turistica. Ma non con quel turismo di massa degli acciabattati che arrivano dalle crociere , usano la città di giorno e vanno a dormire nei paesi limitrofi, una botta e via. Non quelli che fanno arricchire i paninari ungendo la pietra serena e sedendo sui marciapiedi e sulle scalinate delle nostre meravigliose chiese.
Ma quello d’elite, quello che porta tanti soldi che spende nei ristoranti e va a dormire negli alberghi.
E come e quanto dibattono e disquisiscono i fiorentini. Quelli che la vogliono cotta e quelli che la vogliono cruda.
E chi è che li deve riappacificare? Ovvio, l’amministrazione comunale. il Comune. Con scelte oculate e equilibrate. Con il controllo e l’organizzazione del vecchio in connubio con il nuovo. Con l’incontro di chi ci abita chi ci lavora e chi la visita. Offrendo a tutti, cittadini turisti e pendolari, una viabilità decente e una mobilità sostenibile. Evitando di indurre a scelte illiberali.
Con una vera accoglienza delle persone di culture altre, offrendo strutture adeguate ma pretendendo di contro il rispetto delle regole e delle tradizioni. In reciprocità. E soprattutto la legalità in tutti i suoi aspetti.
Ecco è quello che faremo, se andremo In Palazzo Vecchio, al meglio possibile dato che la bacchetta magica non ce l’ha nessuno. E questa amministrazione lascia la città in pieno caos. Anche se qualcuno non lo vuole ammettere. Qualcuno, infatti, fa osservare che in altre città, come Palermo e Napoli e Roma, si sta peggio. Ma la qualità della vita si misura anche in relazione all’ampiezza del territorio e del numero dei residenti. Le metropoli sono più difficili da gestire. E la nostra è relativamente contenuta, ancorchè fragile e preziosa. E vorremmo evitare, finchè siamo in tempo, di andare incontro a problemi simili a quelli delle grandi città che stanno diventando ingovernabili.
Dunque progetti concreti e innovativi anche di mobilità turistica a impatto zero che coniughino la fruibilità delle risorse culturali ed economiche della città con le nuove opportunità che offre il settore del turismo consapevole, sostenibile e responsabile. Il turismo attuato secondo principi di giustizia sociale ed economica e nel pieno rispetto dell’ambiente e delle culture.” Che riconosce la centralità della comunità locale ospitante e il suo diritto ad essere protagonista favorendo la positiva interazione tra industria del turismo, comunità locali e viaggiatori”.
Carla Ceretelli

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