In un incontro ad Ankara il 3 aprile scorso, il presidente russo Vladimir Putin e il suo omologo turco, Recep Tayyp Erdoğan, hanno deciso di anticipare di alcuni mesi la consegna del primo sistema missilistico S-400, verosimilmente all’autunno 2019. Il contratto, finalizzato nel dicembre 2017, prevede che la Turchia acquisti dalla Russia fino a quattro sistemi missilistici per un totale di 2,5 miliardi di dollari, e rappresenta un indubbio momento di rottura politica e militare tra Ankara e gli alleati occidentali.
Le ragioni e le conseguenze di questo inedito accordo, che riguarda una capacità difensiva di assoluto rilievo strategico, ancora non sono del tutto chiare.
L’S-400 Triumf è il più avanzato sistema missilistico mobile terra-aria in dotazione alle forze armate russe. Recentemente, è diventato un importante tassello della strategia complessiva di Putin, grazie ai suoi molti vantaggi. Impiegando tre diverse serie di missili, è capace di colpire obiettivi multipli quali aerei, sistemi a pilotaggio remoto, altri missili, con un raggio d’azione stimato fino a 400 chilometri. Inoltre, è più economico dei sistemi analoghi.
I problemi di sicurezza per l’Alleanza
Il problema principale di un suo impiego da parte della Turchia consiste nell’integrazione nel restante apparato militare turco, che a sua volta deve garantire l’interoperabilità con quello degli alleati Nato. Se dei mezzi di fabbricazione russa fossero integrati con la difesa collettiva dell’Alleanza, costituirebbero un problema di sicurezza, essendo la loro tecnologia sotto il controllo del produttore.
Inoltre, dalla Nato è stato segnalato che gli S-400 sarebbero un punto d’accesso per il furto di informazioni sui mezzi e le infrastrutture militari critiche occidentali. Le forze armate e i leader politici turchi ne sono ben consapevoli e finora non hanno infatti richiesto tale integrazione. Tuttavia, senza una connessione del sistema missilistico con una rete di radar, aerei di sorveglianza e satelliti, la sua efficacia sarebbe molto ridotta.
Il governo turco ha replicato alle critiche ricevute con diverse motivazioni. Su tutte, ricorre l’urgenza di proteggere il territorio nazionale dall’instabilità in Siria, dove forze ostili potrebbero impadronirsi di alcuni depositi di missili (ma bisogna ricordare che in Turchia la Nato ha dispiegato delle batterie di missili difensivi ormai da diversi anni, proprio per contrastare questa potenziale minaccia). Secondo la versione turca, dati i tempi molto stretti, i russi avrebbero semplicemente presentato l’offerta migliore. Leggi tutto: http://www.affarinternazionali.it/2018/04/turchia-russia-nato-missili/

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