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Turchia. Dissolto il sogno europeo, nel giardino del vicino…

di Redazione Pensalibero.it | 16 Ottobre 2017

La Turchia, le cui relazioni con l’Occidente sono vicine alla rottura, ha intrapreso la scorsa settimana passi radicali in direzione dei suoi vicini nel nord, est e sud. Dapprima Erdogan ha ricevuto Putin ad Ankara [28 settembre 2017]. Dopo l’abbattimento di un caccia russo da parte della Turchia nel novembre 2015, si era arrivati, tra Ankara e Mosca, a una crisi che è durata nove mesi. Con la visita odierna la crisi è stata superata. Subito dopo Erdogan è volato a Teheran. Ad accompagnarlo c’era anche il capo di stato maggiore. E’ la prima volta da quarant’anni a questa parte che un capo di stato maggiore turco va in Iran. Il primo segnale dell’avvicinamento tra stati confinanti risale al vertice di Astana [Kazakistan] di settembre. Nel corso di esso Russia, Iran e Turchia hanno stabilito un’azione comune a Idlib, una regione chiave per la soluzione della crisi siriana. Volevano garantire un cessate il fuoco. Nelle dichiarazioni dopo le due visite ci sono stati due temi in primo piano: l’operazione Idlib in Siria e il referendum dei Curdi in Iraq. Su questi punti vi è coincidenza di interessi fra le tre potenze, anche se per motivi differenti.
Mentre l’Europa con la sua attenzione concentrata sui temi dei rifugiati perde d’influenza in Siria, vengono in primo piano gli attori regionali. La ricerca della soluzione si sposta da Ginevra ad Astana. Questo fatto è anche una conseguenza del processo di distacco dall’Europa, che la Turchia sta compiendo. Quella considerazione che ha perso in Europa, Ankara cerca di riguadagnarla nella regione presentandosi come potenza militare. Nello stesso tempo si spera di sedere con gli altri al tavolo delle trattative dopo la fine della guerra in Siria. Ci sono altre due speranze che rendono Erdogan ben disposto a imbarcarsi in questa operazione: riuscire a bloccare già in territorio siriano una eventuale ondata di rifugiati diretti in Turchia e impedire un corridoio curdo con accesso al Mar Mediterraneo.

D’altra parte, il referendum sull’indipendenza promosso da Masoud Barzani, presidente della regione autonoma del Kurdistan, ha costretto alla cooperazione Teheran, Bagdad e Ankara, “i fratelli nemici” della regione. In tutte e tre le capitali si teme che il referendum di Barzani possa incitare alla sollevazione la popolazione curda nel proprio paese. E così si reagisce bruscamente. Il fatto che solo Israele sostenga uno stato curdo indipendente continua a unire saldamente i tre Paesi islamici. Quattro anni fa Erdogan ricevette Barzani in Turchia con tutti gli onori. In base a questa vicinanza credeva di poterlo dissuadere dal referendum. La settimana passata ha ammesso: “Evidentemente mi sono sbagliato”. La politica di accomodamento verso i Curdi di quattro anni fa ad Ankara ha ceduto a un discorso nazionalistico che sottolinea la “turchità”. Così facendo Erdogan cerca di tenere al suo fianco il “turchissimo” MHP [partito del movimento nazionalista] e nello stesso tempo frenare i Curdi in Turchia, che potrebbero essere influenzati da Barzani. Immediatamente dopo il referendum ha detto: “Il rubinetto del loro petrolio è da noi. E’ finita nel momento in cui lo chiudiamo”, e ha dato il segnale per una operazione al di là del confine: “Una notte possiamo essere là all’improvviso”.
Sono state distribuite alla stampa fotografie di panzer che, dopo questa dichiarazione, sono stati dislocati nella regione di confine, nonché di capi di stato maggiore e capi dei servizi segreti che, chini su una carta pianificano l’attacco, e persino di Erdogan in tenuta da combattente.
Lasciamo che l’Europa continui a dibattere sulla sospensione delle trattative per l’ingresso della Turchia nella UE. Ankara ha già sostituito il sogno dell’Europa, un sogno in via di dissoluzione, con uno nuovo: il sogno di penetrare nel giardino del vicino e di collaborare a decidere sul suo futuro. Un sogno pericoloso che darà a Erdogan la possibilità di riguadagnare, con una ondata di nazionalismo scatenata con una operazione fuori dai confini, quell’influenza politica che si sta affievolendo all’interno del Paese .

(articolo di Can Duendar, pubblicato sul giornale Die Zeit del 11/10/2017)

Da Aduc.it

Pubblicato in : Primo pianoTag: aduc, anni, capitali, crisi, discorso, europa, futuro, iran, iraq, movimento, processo, putin, radicali, referendum, siria, soluzione

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