• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Tunisia: una fragile stabilità

In Tunisia la situazione politica ed economica resta stabile nelle sue linee di fondo, di per sé, strutturalmente fragili: il decisionismo e protagonismo del presidente Kaïes Saïed è marcato, le restrizioni delle libertà civili effettive e l’economia, sebbene il Pil sia in lieve crescita, è comunque in sofferenza soprattutto per quanto riguarda l’alto tasso di disoccupazione giovanile e l’elevato debito pubblico. In politica estera, il secondo mandato della presidenza Saïed prosegue secondo i binari stabiliti, ovvero all’insegna delle forti relazioni con l’Algeria e dell’affermazione di un acceso sovranismo nella concezione del ruolo del paese nella regione e nelle relazioni con l’Unione europea (UE).

di Istituto Ispi | 10 Luglio 2026

di Cristina Roggero*

In Tunisia la situazione politica ed economica resta stabile nelle sue linee di fondo, di per sé, strutturalmente fragili: il decisionismo e protagonismo del presidente Kaïes Saïed è marcato, le restrizioni delle libertà civili effettive e l’economia, sebbene il Pil sia in lieve crescita, è comunque in sofferenza soprattutto per quanto riguarda l’alto tasso di disoccupazione giovanile e l’elevato debito pubblico. In politica estera, il secondo mandato della presidenza Saïed prosegue secondo i binari stabiliti, ovvero all’insegna delle forti relazioni con l’Algeria e dell’affermazione di un acceso sovranismo nella concezione del ruolo del paese nella regione e nelle relazioni con l’Unione europea (UE).

Quadro interno

Simbolicamente, il 2026 in Tunisia si è aperto con le non-celebrazioni dei quindici anni della Primavera araba che qui conobbe la sua prima “vittoria”. Il festeggiamento dell’anniversario della rivoluzione del 2011 è stato infatti spostato, dal presidente Kaïes Saïed, dal 14 gennaio – data della fine del regime di Zine el Abidine Ben Ali – al 17 dicembre, giorno dell’immolazione di Mohammed Bouazizi e inizio dei movimenti di contestazione, a dimostrazione della presa di distanza governativa dal processo di transizione alla democrazia iniziato con l’allontanamento dell’ex-presidente[1]. Sebbene il significato e la simbologia legati al 14 gennaio restino comunque oggetto di commemorazioni e di dibattito sui media e tra gli analisti tunisini[2], è un fatto che anche i movimenti e i partiti di opposizione abbiano perso slancio e seguito popolare nel ricordare questa data. È stato infatti organizzato un corteo il 10 gennaio 2026 dal Fronte di salvezza nazionale – gruppo che dal 2022 raccoglie diverse sigle dell’opposizione – ma senza che questo fosse espressamente collegato alla ricorrenza: il corteo ha visto poi la partecipazione solo di alcune centinaia di persone[3] ed è stato l’occasione anche per rimarcare una delle faglie di divisione interne al Fronte, legata alla presenza del partito desturiano filo-bourguibista[4].

Nei mesi successivi, la politica nazionale è stata caratterizzata dalla gestione degli affari correnti da parte governativa e da contenute manifestazioni di protesta di determinate categorie e/o contro la detenzione o l’arresto di personalità del mondo della politica, del giornalismo e dell’avvocatura. La politica governativa continua a essere monopolizzata dal presidente Saïed, senza che vi siano stati cambiamenti o riforme di particolare rilievo. In questi mesi, si è notato un ritorno a un certo attivismo da parte del capo dello stato nella ricerca di un rapporto più diretto con i cittadini, attraverso alcune visite non annunciate che ha effettuato in varie zone del paese. Queste sono iniziate durante i giorni delle alluvioni che hanno colpito la Tunisia (così come l’Algeria e il Marocco, a livelli diversi) nella seconda metà del mese di gennaio. Le sovrabbondanti piogge che si sono rovesciate, tra il 20 e il 22 gennaio, su varie zone, soprattutto costiere, hanno provocato non solo inondazioni e smottamenti del terreno, ma anche cinque vittime (quattro nel governatorato di Monastir, una in quello di Nabeul) e decine di evacuati[5]. Il presidente ha visitato più volte i luoghi danneggiati dalle tempeste, sfruttando l’occasione per sottolineare le inadempienze dei passati governi, affermando che “i problemi attuali sono l’eredità di decenni di cattiva gestione e di pratiche opache”[6]. Anche nei mesi successivi, a marzo e maggio, Saïed si è recato a sorpresa rispettivamente nella clinica di El Oumrane e alla Farmacia centrale entrambe nelle vicinanze di Tunisi, dove si è intrattenuto con medici e pazienti, constatando diverse défaillances nei servizi sanitari e nell’approvvigionamento di medicine[7], e successivamente nel governatorato di Nabeul dove, anche qui, ha ascoltato le lamentele degli abitanti circa l’avanzamento dei lavori pubblici e a proposito dell’occupazione illegale di territori demaniali[8]. Alla fine del mese di maggio, si è infine presentato, ancora una volta senza essere annunciato, nel governatorato di Ariana dove ha voluto incontrare i cittadini, chiarendo che la visita (come le precedenti?) si inscriveva nel quadro di un “contatto diretto con i cittadini per informarsi della loro situazione”, prendendosela inoltre con “i responsabili” istituzionali i quali a suo parere, quando non in grado di mantenere le promesse fatte, dovrebbero immediatamente lasciare il posto ai tanti giovani pronti “a giocare il loro ruolo”[9]. Una “politica di prossimità” ai suoi cittadini, senza intermediari: pare dunque essere questo il messaggio di tali iniziative[10]. A ciò si è aggiunto il fatto che, dalla metà di maggio, il capo dello stato non ha più ricevuto a Palazzo di Cartagine, sede della presidenza, la presidente del consiglio, Sarra Zaâfrani Zenzri, come è solito fare settimanalmente, quando non bisettimanalmente, con tanto di comunicati ufficiali sui temi trattati. Nell’ultimo incontro, avvenuto il 19 maggio ma nella sede del governo alla Casbah dove si è recato di persona, Saïed aveva avuto di che ridire con la presidente circa i malfunzionamenti dei servizi pubblici, affermando che “il mantenimento della situazione attuale a tutti i livelli era diventato inaccettabile” e insistendo inoltre sulla necessità di proseguire quella che definisce una “guerra di liberazione nazionale” contro le “pratiche ereditate dal passato”[11]. A parte l’immutata retorica sulla continuità della rivoluzione e della “lotta di liberazione” contro i sostenitori di un ritorno al passato e alle sue pratiche considerate corrotte che emerge spesso nei discorsi di Saïed, l’attivismo del presidente sembra testimoniare anche un suo accresciuto decisionismo a discapito dell’esecutivo[12]. Anche l’unico cambiamento nella compagine ministeriale che si è avuto a fine aprile è avvenuto a seguito di una decisione assunta da Saïed in modo inequivocabile. La ministra dell’Industria, delle Miniere e dell’Energia, Fatma Thabet Chiboub, è stata infatti destituita dal suo incarico nella notte del 28 aprile con un comunicato laconico della presidenza nel quale non venivano fornite motivazioni[13]. Quel giorno, il parlamento avrebbe dovuto discutere una legge contestata da più parti sulla concessione di licenze a imprese straniere nel settore delle energie rinnovabili[14].

Le varie realtà che si oppongono alla politica del presidente Saïed si sono mosse in questi mesi in ordine sparso con manifestazioni e proteste contenute, ma comunque presenti. A fine aprile, si sono tenuti alcuni cortei contro la mancata applicazione della legge n° 18-2025 per l’assunzione dei laureati ancora disoccupati nel settore pubblico. Si tratta di un’annosa questione che era stata già al centro delle proteste del 2011 e cui si era già cercato di porre rimedio con disposizioni ad hoc nel 2020, senza successo, e quindi nuovamente alla fine del 2025. Attualmente sono circa 130 mila le persone con un titolo di istruzione superiore ma ancora senza lavoro da più di dieci anni oggetto delle “misure eccezionali” previste dalla nuova legge, che tuttavia tarda a essere applicata[15]. Il problema della disoccupazione giovanile che, sebbene in lieve diminuzione, si attesta ancora, secondo le statistiche ufficiali, al 37,5% resta forse il dato più grave di una situazione economica nazionale che fatica a rialzarsi[16]. Dopo vari rinvii è stato infine approvato dal governo, nella seduta del 15 giugno presieduta dal primo ministro Zaâfrani Zenzri, il Piano di sviluppo economico per il periodo 2026-30, che ha un’ambizione ampia, ovvero quella di rafforzare l’integrazione economica e sociale del paese, riducendo le disparità tra le regioni e “migliorando la resilienza dell’economia tunisina rispetto ai cambiamenti geopolitici ed economici internazionali”[17]. A livello macroeconomico, alcuni segnali positivi ci sono: nel 2025 l’economia ha registrato un’accelerazione, crescendo del 2,5%, in aumento rispetto a quella del 2024 che si era fermata al 1,6% e questo grazie al traino del settore agricolo, dall’aumento dell’attività manifatturiera e del turismo (e ci si aspetta una medesima crescita per l’anno 2026), mentre l’inflazione si è attestata al 6,5%, in calo rispetto agli anni precedenti[18]. Tuttavia il debito pubblico resta estremamente elevato (84,9% del Pil[19]), non sono state promulgate riforme strutturali profonde per farvi fronte e le trattative con il Fondo monetario internazionale (Fmi) per lo stanziamento dei 1,9 miliardi di dollari previsti dall’accordo del 2023 sono ancora bloccate[20].

Proteste contro il governo si sono avute anche in altri settori. L’Ordine degli avvocati – organizzazione di primo piano della società civile tunisina, membro del Quartetto per il Dialogo nazionale tunisino, premio Nobel per la Pace nel 2015 – ha indetto una mobilitazione collettiva con scioperi in diverse località che sono culminate in quello generale del 18 giugno che ha visto un’ampia partecipazione[21]. La protesta è stata organizzata sia contro il deterioramento generale del diritto alla difesa e quindi per maggiori garanzie di processi giusti, sia come denuncia dell’assenza di canali comunicativi con il ministro della Giustizia, Leïla Jaffel, che rimane sorda alle richieste dell’Ordine[22]. La nuova mobilitazione delle toghe nere è stata inoltre pensata sullo sfondo dell’arresto, a inizio aprile, di Chawki Tabib – ex presidente dell’Ordine e dell’Autorità nazionale per la lotta alla corruzione dal 2016 al 2020, un’altra istituzione simbolo della transizione alla democrazia di quegli anni – per infrazioni finanziarie legate ai suoi precedenti incarichi, che gli hanno valso una condanna a dieci anni di detenzione[23].

Per quanto riguarda invece la protesta nella località di Gabès contro l’inquinamento provocato dal Gruppo chimico tunisino(Gct), essa non è continuata con la stessa intensità registrata nell’autunno 2025[24]. Sulla tenuta della mobilitazione ha pesato la decisione della magistratura che, in data 26 febbraio, ha respinto la richiesta di sospensione temporanea dell’attività del Gct ritenendo infondate le accuse di contaminazione ambientale[25].

Infine, si sono registrati alcuni cortei indirizzati più in generale a contestare la gestione autoritaria del potere di Saïed e quindi ad arresti, pene e detenzioni arbitrarie di personalità del mondo politico e giornalistico[26]. La questione dell’incarcerazione di giornalisti, politici e avvocati che prosegue da più di tre anni – ovvero dal febbraio 2023 quando ci sono stati i primi arresti basati da un lato, sull’accusa di “complotto contro lo stato”, tra i quali quello dello storico leader di Ennahda, Rached Ghannouci e dall’altro, sull’applicazione estensiva del decreto-legge n°54-2022 che punisce fino a cinque anni di prigione chiunque diffonda “notizie false” – resta al centro della vita politica tunisina, essendo una delle caratteristiche più evidenti della progressiva restrizione delle libertà di parola, politiche e d’opinione nel paese. Ghannouci, 84 anni, dopo aver subito un ricovero d’urgenza dovuto al deterioramento generale del suo stato di salute, è stato condannato il 2 giugno all’ergastolo per attività legate al terrorismo. Allo stesso modo il suo compagno di partito ed ex-primo ministro, Ali Laarayedh, ha subito un’estensione della condanna e dovrà ora scontare in totale quarantadue anni di reclusione nell’ambito della medesima inchiesta[27]. Altro leader politico ancora detenuto è Abir Moussi, avvocatessa a guida del Partito desturiano – che si rifà alla tradizione del “padre della patria” Habib Bourguiba – in carcere dall’ottobre 2023 per aver criticato l’Isie (Istanza superiore indipendente per le elezioni). A marzo, la Corte d’appello si è pronunciata sul suo caso, condannandola in totale a dieci anni per aver tentato di “cambiare la forma dello stato” e per “incitazione alla violenza” e al disordine, un’accusa ingiusta secondo le organizzazioni di difesa dei diritti umani[28]. Le attività legate al terrorismo e che minacciano la sicurezza dello stato sono anche la causa delle nuove pene comminate – e che si sommano a quelle già in essere – nei confronti di due personaggi di spicco del panorama politico tunisino attualmente in esilio in Francia: l’ex-presidente della Repubblica Moncef Marzouki (2011-2014) e un altro ex-presidente dell’Ordine degli avvocati, Abderrazak Kilani[29]. Infine, l’avvocatessa e giornalista Sonia Dahmani, in libertà condizionale dal novembre 2025, è stata nuovamente condannata a due anni di detenzione per aver diffuso notizie diffamanti sul sistema carcerario da lei vissuto[30], mentre per gli altri due celebri giornalisti, Mourad Zeghidi e Borhen Bsaies, sono state confermate a metà maggio dalla Corte d’appello le pene di tre anni e mezzo, portando il primo dei due a iniziare uno sciopero della fame in segno di protesta[31]. La nuova ondata di condanne e arresti, anche di personalità meno note qui non citate, è culminata nella sospensione, per un mese, dell’attività della Lega tunisina per i diritti umani – altro storico protagonista della società civile e membro del Quartetto per il Dialogo nazionale. Una situazione che in generale ha portato le organizzazioni per i diritti umani a parlare di “crisi delle libertà” in Tunisia[32].

La mancanza di dialogo tra forze dell’opposizione e governo è stata rimarcata dal nuovo segretario del sindacato generale, l’Unione generale dei lavoratori tunisini (Ugtt). L’elezione è avvenuta durante il 26° congresso generale dell’organizzazione che si è tenuto a marzo, dopo un periodo di tensioni e divisioni interne. I 614 delegati riuniti a Monastir hanno assegnato la carica a Slaheddine Selmi, sindacalista nel settore dell’insegnamento che già era stato segretario aggiunto dell’Ugtt e che si è presentato come il portatore di una linea di continuità e stabilità[33]. L’Ugtt ha bisogno, ha affermato Selmi all’uscita dal congresso, “di tutti i suoi membri e deve girare pagina per aprirne una nuova, fondata sull’unità, la trasparenza e la fiducia”[34]. In occasione del suo primo discorso durante la Festa dei lavoratori del primo maggio si è rivolto al governo rimarcando l’assenza di dialogo: “Oggi non tocca all’Ugtt iniziare il dialogo. Il dialogo sociale ha una dimensione più ampia di quella politica. Non si tratta solo dell’aumento salariale deciso dal governo, ma ci sono tantissimi dossier che sono sospesi a causa della rottura del dialogo da anni”[35]. Il riferimento è alla misura governativa, pubblicata sulla Gazzetta ufficiale alla vigilia del Primo maggio, che istituisce aumenti salariali del 5% nel settore privato e un premio ad hoc per quello pubblico.

Relazioni esterne

Il dossier riguardante la restrizione delle libertà in Tunisia è stato oggetto di due note da parte dell’Unione europea (UE) e dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (Onu). L’UE ha condannato la sospensione delle attività della Lega tunisina per i diritti umani, esprimendo in merito una “profonda preoccupazione”[36] e chiedendo alle autorità tunisine di “ristabilire le condizioni necessarie affinché il pluralismo e le voci indipendenti possano contribuire allo sviluppo del paese”[37]. Il 7 maggio Volker Türk, Alto commissario delle Nazioni unite per i diritti umani, ha invece “esortato la Tunisia a porre fine alla crescente repressione nei confronti delle organizzazioni della società civile, dei giornalisti, dei difensori dei diritti umani, delle figure dell’opposizione, degli attivisti e dei membri della magistratura, attraverso l’avvio di procedimenti penali e l’imposizione di ostacoli amministrativi”[38]. Non ci sono state reazioni ufficiali da parte del presidente tunisino a queste critiche da parte di istituzioni internazionali come invece è successo in altre occasioni simili, mentre nel corso della Giornata dell’Europa organizzata l’8 maggio dalla Delegazione dell’UE di Tunisi, il ministro degli Esteri Mohammad Ali Nafti, che era presente alle celebrazioni, ha riaffermato l’attaccamento della Tunisia ai princìpi fondanti del partenariato firmato trent’anni fa con l’UE chiedendone però anche una revisione generale per “adattarlo alle profonde mutazioni economiche, geopolitiche e tecnologiche intervenute su scala mondiale”, per “renderlo più equilibrato e più giusto” e “per farlo evolvere da una semplice logica di cooperazione verso una logica di approfondimento e complementarietà fondata sui principi di corresponsabilità, di solidarietà, di rispetto della sovranità e di non-ingerenza”[39].

A livello regionale, si approfondiscono le relazioni privilegiate della Tunisia con l’Algeria, con la quale c’è una convergenza anche nella collaborazione con gli altri paesi del Nord Africa orientale, Libia ed Egitto. L’Algeria si è offerta di sostenere i rifornimenti di energia elettrica alla Tunisia durante l’estate alle porte, attraverso un impegno assunto dal gruppo statale Sonelgaz, confermato a fine maggio[40]. Il 29 aprile si è tenuto un nuovo incontro tra Algeria-Tunisia-Libia, parte di quel “meccanismo di concertazione” stabilito dal presidente Saïed, da quello algerino Abdelmadjid Tebboune e dal presidente del Consiglio presidenziale libico Mohammed el Menfi nell’aprile del 2024 per la gestione in comune delle acque sotterranee. A Tripoli si sono incontrati dunque Abdelkrim Rekaibi, ambasciatore dell’Algeria in Libia, Hosni Awidan, ministro libico delle risorse d’acqua ed Ezzeddine Ben Cheikh, ministro tunisino dell’Agricoltura, delle risorse d’acqua e della pesca per firmare un accordo sullo “sfruttamento razionale ed equo” delle acque sotterranee situate nella parte nord del Sahara al confine tra i tre paesi[41]. L’Algeria e la Tunisia hanno successivamente partecipato a un incontro regionale al Cairo dedicato espressamente alla situazione in Libia[42]. Secondo il comunicato ufficiale i tre governi sono impegnati in un “meccanismo tripartito” di consultazione sugli sviluppi “politici e securitari nello stato fratello”, sottolineando che “una soluzione politica globale” è l’unica via per mettere fine alla crisi libica e alla “divisione istituzionale” da condursi “sotto l’egida delle Nazioni unite”, rigettando “qualsiasi forma di ingerenza straniera negli affari libici” e mettendo l’accento sull’importanza di proseguire tale concertazione[43]. Il prossimo incontro del “meccanismo tripartito di concertazione sulla Libia” – che testimonia in generale l’approfondirsi di un coordinamento regionale, che esclude il Marocco – si terrà ad Algeri in data ancora da definire.

Cristina Roggero

*Istituto Ispi

[1] C. Roggero, “Tunisia. Divisioni interne e sovranismo”, in Focus Mediterraneo Allargato n.13, ISPI (a cura di) per Osservatorio di politica internazionale di Parlamento e Maeci, febbraio 2026.

[2] M. Achouri, “14-Janvier: la date que personne ne pourra effacer”, Business news, 14 gennaio 2026; H. M’rad, “Point de vue. L’inépuisable symbolique de la révolution du 14 janvier”, Le Courrier de l’Atlas, 14 gennaio 2026; F. Dahmani, “Wahid Ferchichi : ‘Quinze ans après la chute de Ben Ali, on se demande pourquoi ça n’a pas marché’”, Jeune Afrique, 14 gennaio 2026.

[3] “Des centaines de manifestants marchent à Tunis contre l’injustice”, Business news, 10 gennaio 2026.

[4] R. Ben Hédi, “Manifestation du 10 janvier : les PDL heurtés et scandalisés après l’affiche Ben Ali–Saïed”, Business news, 11 gennaio 2026.

[5] “Cinq victimes et des centaines secouroues: le bilan dramatique des récentes inondations”, La Presse, 22 gennaio 2026; F. Dahmani, “Tunisie: après les tempêtes, Sidi Bou Saïd en danger”, Jeune Afrique, 26 gennaio 2026.

[6] M. Fethi, “Inondations: Kaïs Saïed met en cause la corruption et l’urbanisme anarchique”, Webdo, 21 gennaio 2026.

[7] “Visite présidentielle à la policlinique d’El Omrane et à la Pharmacie centrale: Saïed pointe les dysfonctionnement de la santé”, La Presse, 26 marzo 2026.

[8] “Visite inopinée du président à la région de Nabeul”, Réalités, 20 maggio 2026; “Kaïs Saïed en visite inopinée à Takelsa et dans plusieurs zones de Nabeul”, Business news, 19 maggio 2026.

[9] “Le President de la République Kais Saïed effectue une visite non annoncée à l’Ariana”, La Presse, 31 maggio 2026.

[10] S. Dridi, “Retour sur la Visite du Président de la République à l’Ariana: proximité et confiance dans la résilience des Tunisiens”, La Presse, 2 giugno 2026.

[11] “Kaïs Saïed: la situation a atteint ses limites”, Business news, 20 maggio 2026.

[12] R. Ben Hédi, “Le silence entre Carthage et la Kasbah”, Business news, 5 giugno 2026.

[13] “À l’aube, Kaïs Saïed limoge la ministre de l’Industrie et de l’Énergie”, Business news, 28 aprile 2026.

[14] “Tunisie: la ministre de l’Énergie limogée sur fond de polémique sur les centrales solaires”, Jeune Afrique, 29 aprile 2026.

[15] A. Abou Daher, “Tunisie: pourquoi la loi sur le chômage des diplômés tarde à produire des effets”, Jeune Afrique, 3 maggio 2026.

[16] Institute National de la Statistique, “Indicateurs de l’emploi et du chômage, premier trimestre 2026”, primo trimestre 2026.

[17] M. Ben Zineb, “Pauvreté, emploi, infrastructures: ce que prévoit le Plan de développement 2026-2030”, Business news, 15 giugno 2026.

[18] World Bank, “Macro Poverty Outlook Tunisia”, aprile 2026; International Monetary Fund, “Tunisia. Dataset”, 2026.

[19] Ibidem.

[20] Nell’ottobre 2022 era stato raggiunto un accordo con il Fmi che prevedeva l’erogazione di 1,9 miliardi di dollari in 48 mesi. Le trattative sono entrate in una fase di stallo nell’aprile 2023 quando il presidente tunisino ha giudicato che il piano di riforme richiesto dal Fmi era un insieme di “diktat” inaccettabili.

[21] “Tunisie: les avocats se mobilisent dans les régions et annoncent une grève générale”, Radio France Internationale, 20 maggio 2026; “Les avocats de cinq gouvernorats en grève ce lundi avant le mouvement national du 18 juin”, Business news, 7 giugno 2026.

[22] M. Ben Hamadi, “‘Il n’y a plus de justice en Tunisie’: les avocats en grève contre la mise sous tutelle de leur profession”, Le Monde, 19 giugno 2026.

[23] Fédération Internationale pour les droits humaines, “Tunisie: détention arbitraire de Chawki Tabib, ancien président de l’Instance nationale de lutte contre la corruption”, 4 maggio 2026.

[24] “Reprise des protestations contre la pollution industrielle à Gabès”, Kapitalis, 6 giugno 2026.

[25] “Pollution à Gabès : une plainte en référé pour la suspension de la production du Groupe chimique tunisien rejetée”, Jeune Afrique, 27 febbraio 2026.

[26] “Vague de manifestations à Tunis contre Saïed en raison de la répression et de la crise économique”, L’Orient le Jour, 17 maggio 2026; “Tunisie: rassemblement de soutien au chroniqueur emprisonné Mourad Zeghidi”, France24, 24 aprile 2026; 

[27] “En Tunisie, hospitalisation ‘en urgence’ de l’opposant Rached Ghannouchi”, Jeune Afrique, 30 aprile 2026; “L’ancien Premier ministre tunisien Ali Laarayedh condamné en appel à 24 ans de prison”, Jeune Afrique, 27 febbraio 2026; “En Tunisie, Rached Ghannouchi condamné à la prison à vie”, Jeune Afrique, 3 giugno 2026.

[28] Amnesty International, “Tunisia: Opposition figure unjustly sentenced: Abir Moussi”, 25 marzo 2026.

[29] “Cinq ans ferme: les peines s’accumulent pour l’ancien président tunisien Moncef Marzouki”, Jeune Afrique, 17 marzo 2026.

[30] “En Tunisie, Sonia Dahmani condamnée à une nouvelle peine de deux ans de prison”, Jeune Afrique, 25 maggio 2026 ; N. Addezio, “Tunisia: Sonia Dahmani di nuovo sotto accusa”, Nigrizia, 27 maggio 2026.

[31] “Tunisie : peine de trois ans et demi de prison confirmée contre les journalistes Mourad Zeghidi et Borhen Bsaies”, Jeune Afrique, 13 maggio 2026;  “La famille de Mourad Zeghidi, en grève de la faim en Tunisie, alerte sur sa situation”, TV5 Monde, 8 giugno 2026.

[32] Comité pour le Respect des Libertés et des Droits de l’Homme en Tunisie,“Tunisie: mai 2026, un mois qui confirme l’enracinement de la crise des libertés”, 31 maggio 2026.

[33] “Tunisie: un nouveau chef pour la puissante centrale syndicale UGTT”, Jeune Afrique, 28 marzo 2026; “Tunisie: Slaheddine Selmi prend la tête de l’UGTT avec la promesse de relancer le dialogue social”, Radio France Internationale, 29 marzo 2026.

[34] M. Ouerfelli, “UGTT: la nouvelle direction à la croisée des chemins”, Nawaat, 7 maggio 2026.

[35] “Tunisi: premier discours officiel du nouveau secrétaire général de l’UGTT à l’occasion du 1er-Mai”, Radio France Internationale, 2 maggio 2026.

[36] European Union External Action, “Tunisie: Déclaration du Porte-Parole”, 30 aprile 2026.

[37] Ibidem.

[38] Office of the United Nations High Commissioner for Human Rights, “Türk calls on Tunisia to end repressive measures against civil society and media”, 7 maggio 2026.

[39] “La Tunisie pour une révision de ses relations avec l’UE”, Kapitalis, 11 maggio 2026.

[40] “Électricité : face aux tensions sur le réseau, l’Algérie promet de sécuriser l’été tunisien”, Business news, 25 maggio 2026.

[41] “La Libye, l’Algérie et la Tunisie s’engagent à ‘une exploitation équitable’ des eaux du Sahara”, Jeune Afrique, 30 aprile 2026.

[42] “Tunisie, Égypte et Algérie réunies au Caire pour relancer le dialogue interlibyen”, Business news, 20 maggio 2026.

[43] State information service Egypt, “Réunion des ministres des Affaires étrangères d’Égypte, de Tunisie et d’Algérie concernant la Libye”, 21 maggio 2026.

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Istituto Ispi

Istituto per gli studi di politica internazionale. L’attività dell’Ispi venne avviata ufficialmente il 27 marzo 1934 da un gruppo di giovani studiosi dell’Università di Milano e di Pavia che, anche in considerazione della forte presenza internazionale che caratterizzava il nostro paese in quegli anni, si proponevano di dotare l’Italia fascista di un centro di studio focalizzato sulla politica estera, ispirandosi al modello del Royal Institute of International Affairs di Londra e della Foreign Policy Association di New York.
ll rilancio dell’Istituto nel terzo millenio è stato completato dall’Ambasciatore Boris Biancheri (Presidente dal 1997 al 2011) dall’Ambasciatore Giancarlo Aragona (dal 2012 al giugno 2016) ed ha visto una ripresa e ampliamento di tutte le attività dell’Istituto, dalla convegnistica – con le conferenze internazionale quali ad esempio MED Dialogues, i fori di dialogo bilaterali con alcuni paesi di importanza strategica quali ad esempio Francia e Germania – alle iniziative per le imprese – con la conferenza scenari che si tiene all’inizio di ogni anno, i lunch talk e brief ad hoc – alle pubblicazioni diffuse sempre di più in modalità digitale alle attività della ISPI School che, oltre al tradizionale Master in preparazione al concorso per la carriera diplomatica, ha ampliato la propria offerta proponendo il Master in International Cooperation e corsi più brevi (Winter e Summer School) per avvicinarsi al mondo delle relazioni internazionali e della geopolitica.

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Ugo Malasoma su Naza non è un film documento ma verità amputata
  • Anna La Mattina su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco
  • Luca Bagatin su L’aggressione russa alla democratica Ucraina: una guerra dimenticata
  • Puccio Cartoni su Il ricatto della storia: firmare o sparire

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti