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TTIP: occasione per l’Europa e l’Italia

di Redazione Pensalibero.it | 1 Febbraio 2015

L’Accordo Transatlantico tra Ue e Stati Uniti per il commercio e gli investimenti  procede tra lentezze e difficoltà. Il convegno promosso a Firenze da Pensalibero e Circolo Tony Blair ne conferma la validità e l’urgenza.

 

 

L’Accordo Transatlantico tra Ue e Stati Uniti per il commercio e gli investimenti   (TTIP) è diventato uno dei temi di più vivace discussione nell’agenda europea e nel dibattito politico del nostro paese.

Se ne discute – come accade spesso – a prescindere dalla conoscenza effettiva dell’argomento. Il Circolo Tony Blair e Pensalibero hanno promosso un convegno, che si è svolto a Firenze, nella prestigiosa sede di Palazzo Vecchio, proprio per contribuire a fare chiarezza sugli obiettivi di questo accordo: sui suoi contenuti  e sulle implicazioni economiche e politiche per l’Italia e l’Europa, esaminando le  difficoltà e gli ostacoli che si frappongono alla sua sottoscrizione, ma evidenziando le opportunità che apre sapendo che

It’s not heaven, it’s only a new world

 

Contro il trattato si sono levati voci che hanno puntato sull’accentuazione dei rischi che correrebbe la vecchia Europa su alcune specifiche materie dall’ambiente al welfare , sulla concorrenza che investirebbe le nostre aziende, sul liberismo selvaggio che si affermerebbe nel settore dei servizi finanziari, sullo stravolgimento dei principi del diritto fino a paventare una vera e propria mutazione antropologica verso il tipo Nando Moriconi, l’americano a Roma.

E’ l’apoteosi del principio di precauzione: mancano dati che assicurino che non ci sono rischi ed allora si teorizza l’immobilismo perfetto come indicazione di policy ed assieme tornano a cantare le sirene del protezionismo.

Se ne contestano anche le implicazioni geopolitiche di rafforzamento dell’Occidente, di difesa delle sue tradizioni di libertà e di democrazia : si replicano in sostanza le divisioni che segnarono l’adesione alla NATO e la creazione del Mercato Comune Europeo, scelte strategiche che hanno garantito libertà e sviluppo (feroci oppositori, dopo un po’ di anni, si trasformarono in ferventi paladini).

Se ne sottovalutano i contributi alla riduzione delle disuguaglianze attraverso il sostegno alla crescita ed alla sostenibilità nel tempo di un welfare riformato.
Sicuramente complicano la conclusione dell’accordo le convulsioni in cui si dibatte l’Unione Europea, impegnata a riflettere sui limiti evidenti che caratterizzano la sua costruzione e sulla necessità di un profondo ripensamento.

La conclusione dell’Accordo consentirebbe di ripensare l’Unione Europea sfuggendo alla costrizione di uno spazio economico che di fatto oggi coincide con il lebensraum tedesco, consentirebbe di riproporre in termini diversi il rapporto tra stabilità e crescita.

Dal convegno fiorentino, sviluppatosi a cominciare dalla chiarissima e documentata relazione del prof. Mario Deaglio, sono emersi i diversi punti di vista: le valutazioni del sistema delle imprese (attraverso l’intervento di Sandro Bonaceto, direttore di Confindustria Toscana); lo stato della pubblica opinione (Francesco Colonna, giornalista economico), ed infine le valutazioni dei rappresentanti delle forze politiche (Nicola Danti, europarlamentare del PD e Alberto Magnolfi, capogruppo NCD al consiglio regionale della Toscana).

Ma, in conclusione, cosa manca? All’Accordo Transatlantico può essere applicato quanto scritto di recente parlando di una nuova idea di Unione Europea : “Ai governanti servirebbero coraggio politico, saldi ideali e lungimiranza, per ridare la perduta fiducia europeista ai cittadini e convincere i partner a un effettivo salto di qualità. Quanti di questi talenti vediamo in giro?” (Moavero Milanesi)

Forse qualcuno c’è,   nella nuova generazione di leader quarantenni che si vanno affermando in giro nell’Europa.

 

Luciano Pallini (Circolo Tony Blair)

 

 

 

L’Accordo Transatlantico tra Ue e Stati Uniti per il commercio e gli investimenti   (TTIP) in pillole
Per gentile concessione del prof. Mario Deaglio, pubblichiamo una parte delle slides che hanno accompagnato la relazione dell’illustre studioso al convegno sul TTIP organizzato a Firenze da Pensalibero e dal Circolo Tony Blair. Rappresentano una sintesi efficace per farsi un’idea dei processi in corso e degli attori, a livello mondiale delle trasformazioni economiche, industriali e commerciali.

 

 

 

 

 

 

Con la crisi rinasce il protezionismo

 

 

 

  •   Si protegge la competitività delle esportazioni facendo scendere il cambio della propria moneta
  •   Si proteggono le proprie imprese considerate

«irrinunciabili» con sostegni pubblici (US – auto; ITALIA – ILVA)

  •   Si fanno pressioni per evitare l’ingresso di imprese estere non gradite (Alstom – General Electric; AstraZeneca – Bristol Myers Squibb)

 

Un mondo di Cancelli

 

Non si è verificata una ripetizione degli Anni Trenta…ma si registra un cambiamento più sottile: i…Paesi sono divenuti molto più attenti nelle scelta dei partner commerciali, molto più cauti nel concedere agli investitori, alle banche e ai capitali di altri Paesi l’accesso ai loro mercati. Non hanno costruito compartimenti stagni ma stanno costruendo cancelli

 

 

 

 

LE TRATTATIVE/1

 

  •   2011 – prima idea concreta del Ttip come modo per uscire dalla crisi

 

  •   2013 – incontri riservati tra esperti delle due parti a partire da metà anno

 

 

  •   marzo-aprile 2014 – idea avanzata pubblicamente dal Presidente Obama nel suo viaggio in Europa

 

  •   14 ottobre 2014 Trattative diventano pubbliche.

 

 

  •   Renzi: “Il Ttip ha l’appoggio totale e incondizionato del governo italiano”

 

 

  •   Calenda: «il Ttip non è un accordo fatto per le multinazionali, con l’obiettivo si abbassare gli standard di sicurezza sociali e regolamentari»…. “I servizi pubblici non sono oggetto di negoziazione, così come non lo è la cultura o l’accesso indiscriminato degli OGM, o ancora la possibilità di limitare la sovranità dei governi europei”.

 

  •   Squinzi: “il vero problema non sono le barriere tariffarie ma quelle regolamentari”

 

 

  •   Camusso: «Il Ttip non sarà un vantaggio per l’economia europea»

 

 

LE TRATTATIVE/2

 

  •   Petizione anti-Ttip supera il milione di firme, ma la Commissione non la riconosce

 

 

  •   12 dicembre 2014: Il relatore permanente agricolo al Parlamento europeo spiega che il nostro regolamento sugli Ogm non potrà “mai essere modificato da un accordo commerciale”. E aggiunge: “C’è una altissima probabilità che il Congresso americano voti contro il trattato

 

 

  •   19 dicembre 2014: “Merry crisis”, a Bruxelles manifestazione contro austerità e Ttip

 

 

  •   primi giorni di gennaio 2015: pareri fortemente negativi su ISDS – Investor-State

Dispute Settlement, meccanismo privato di soluzione delle divergenze stato-imprese

 

 

  •   6 gennaio 2015 – Portavoce del commissario all’Agricoltura “abbiamo reso chiaro alla nostra controparte statunitense che la protezione delle indicazioni geografiche è una delle nostre principali priorità”

 

 

  •   13 gennaio 2015 – valanga di proteste su meccanismo risoluzione controversie minaccia accordo

 

 

  •   19 gennaio 2015 -Timmermans: (VP Commissione Europea) “Con Usa su Isds posizioni ancora lontane”

 

 

 

LE PAURE DELL’EUROPA

 

Paure di carattere generale

 

 

  •   Diventare «satelliti» degli Stati Uniti

 

 

  •   Perdere i benefici di una moneta autonoma dal dollaro

 

 

  •   Abbandonare il sistema socio-economico europeo (sanità e scuola in parte gratuite, ecc.)

 

 

Paure specifiche a livello di settore

 

 

  •   Introduzione di fatto di normative americane

 

 

  •   Predominio delle multinazionali americane

 

 

Paure su argomenti specifici

 

 

  •   Regolamenti sanitari (vegetali OGM, carne agli ormoni)

 

 

  •   Normative relative a marchi, brevetti e concorrenza

 

 

  •   Privatizzazione di aziende locali

 

 

I POSSIBILI VANTAGGI PER L’EUROPA

 

Vantaggi di carattere generale

 

 

  •   Aumento di produzione e occupazione per l’azione del principio dei vantaggi comparati

 

 

  •   Quest’aumento potrebbe rivelarsi l’arma più ragionevole per uscire davvero da una stagnazione prolungata

 

 

  •   Maggiori chances ai giovani

 

 

Vantaggi specifici a livello di settore

 

 

  •   Riguardano soprattutto i settori manifatturieri, dall’alimentare alla meccanica, nei quali un rapporto più stretto con il mercato americano consentirebbe un nuovo dinamismo

 

 

Vantaggi specifici

 

 

  •   Superamento dei dazi punitivi americani, rilevanti soprattutto per gli alimentari

 

 

 

Gli esiti possibili

 

 

1) La soluzione lampo

 

conclusione di un accordo sul modello di quelli sottoscritti dagli Stati Uniti con altri partner (FTA e NAFTA)

 

pare definitivamente tramontata anche solo per motivi di calendario (le trattative non sono ancora molto avanzate, si delineano opposizioni precise a singoli punti che richiedono tempo per essere approfondite). Potrebbe ritornare di attualità solo in uno scenario di grave emergenza (conflitti armati, ecc.)

 

 

 

 

2) Un TTIP molto piccolo: soluzione interlocutoria con lo scorporo di tutta la parte normativa

 

di scarsa valenza pratica, potrebbe essere presentata come un successo politico, una volontà di rapporti più stretti in un mondo in ebollizione. Potrebbe ugualmente essere un primo passo per l’esito 3.

 

 

 

 

3) Un progetto di lungo periodo

 

appare ragionevole se si considera che la «finestra di opportunità» dell’attuale amministrazione Obama arriva, al massimo, a fine 2015. Ogni ulteriore discussione diventerebbe parte del dibattito elettorale. In questi mesi, il nuovo Parlamento Europeo non pare affatto intenzionato ad affrettare le procedure.

 

Pubblicato in : Primo piano

Info Redazione Pensalibero.it

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Interazioni del lettore

Commenti

  1. Alberto Lopez

    4 Febbraio 2015 alle 17:17

    I protezionismi nel passato hanno anticipato solo guerre. La globalizzazione era in corso anche nell’800 e sarebbe impossibile arrestarla oggi. Per tutelare i progressi sociali conquistati nel 900 occorrerebbe che in occasioni come questa l’UE dimostrasse di non essere solo un’unione burocratica o che fa gli interessi di qualche bottega, ma all’altezza dei valori e degli ideali dei suoi padri fondatori cercando di negoziare regole più eque che valgano per tutti.
    Gli analoghi accordi in stato più avanzato che gli USA stanno prendendo con i Paesi che si affacciano sull’altro oceano, quello Pacifico, dovrebbero essere di avvertimento per l’Europa.

    Rispondi
  2. marzio siracusa

    3 Febbraio 2015 alle 18:31

    Quante chiacchiere per nascondere nel domani radioso la nostra servitù. A nessuno viene il sospetto che gli States siano infinitamente più vecchi e bisognosi della “vecchia” Europa?

    Rispondi

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