• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Trump, l’Europa e la Nato in bilico

Anche se Donald Trump ha smesso di minacciare la Groenlandia, la crisi tra il presidente americano e l’Europa non si è consumata senza conseguenze. Nessuno immaginava che gli Stati Uniti, fondatori e principali protettori della Nato, avrebbero minacciato di invadere uno dei suoi membri. Eppure, è successo e – passato lo shock – una certezza si è imposta: l’alleanza, che è stata il fondamento della sicurezza europea per oltre 75 anni, non è più una garanzia solida. Trump ha più volte lasciato intendere che potrebbe non onorare l’articolo 5 in caso di necessità e di recente, quando è stato incalzato, non ha escluso di poter uscire dall’Alleanza. In un discorso stizzito a Davos, ha lamentato: “Diamo così tanto, e riceviamo così poco in cambio”. Un disprezzo, quello che il presidente americano lascia trasparire per l’Europa, espresso senza riserve nella Strategia per la Sicurezza Nazionale della sua amministrazione.

di Alessia De Luca | 29 Gennaio 2026
U.S. President Donald Trump with the NATO logo in the background is seen in this illustration taken April 23, 2025.

Anche se Donald Trump ha smesso di minacciare la Groenlandia, la crisi tra il presidente americano e l’Europa non si è consumata senza conseguenze. Nessuno immaginava che gli Stati Uniti, fondatori e principali protettori della Nato, avrebbero minacciato di invadere uno dei suoi membri. Eppure, è successo e – passato lo shock – una certezza si è imposta: l’alleanza, che è stata il fondamento della sicurezza europea per oltre 75 anni, non è più una garanzia solida. Trump ha più volte lasciato intendere che potrebbe non onorare l’articolo 5 in caso di necessità e di recente, quando è stato incalzato, non ha escluso di poter uscire dall’Alleanza. In un discorso stizzito a Davos, ha lamentato: “Diamo così tanto, e riceviamo così poco in cambio”. Un disprezzo, quello che il presidente americano lascia trasparire per l’Europa, espresso senza riserve nella Strategia per la Sicurezza Nazionale della sua amministrazione. Pubblicato alla fine dello scorso anno, il documento dipinge un’Europa in declino economico, a rischio di “cancellazione della civiltà”, meno rilevante di America Latina e Asia orientale, e con Paesi forse incapaci di restare “alleati affidabili”. Per i leader europei, assuefatti da decenni di dipendenza dalla protezione americana, è un cambiamento epocale. Il danno è fatto. E, se l’incertezza sull’impegno degli Stati Uniti era già un elemento latente nelle relazioni transatlantiche, ora la questione è un’altra: “Gli alleati americani della Nato – osserva Steven Everts, direttore dell’Istituto europeo per gli studi strategici di Parigi – sono passati dalla paura dell’abbandono degli Stati Uniti alla paura dell’ostilità degli Stati Uniti”.

La fase del diniego è finita?

Il percorso per adattarsi a questo nuovo stato di cose non sarà né rapido né lineare. Ma una soglia è stata superata: oggi è sempre più difficile far finta che il problema non esista e, pur essendo un argomento molto delicato, alcuni funzionari europei hanno iniziato a fare pressioni per un dibattito più attivo sull’architettura di sicurezza collettiva. “Siamo in crisi. È ovvio”, ha dichiarato il primo ministro polacco Donald Tusk al vertice europeo d’emergenza convocato la scorsa settimana a Bruxelles, aggiungendo: “La Nato come l’abbiamo conosciuta finora non esiste più”. Ma le capitali europee hanno posizioni molto diverse su quanto e a che velocità dovrebbero uscire dall’ombrello di sicurezza degli Stati Uniti. Il Regno Unito si trova di fronte a un dilemma particolarmente difficile, dati i suoi stretti legami militari e di intelligence con Washington e la sua dipendenza dagli Stati Uniti per il mantenimento del suo deterrente nucleare, mentre per le repubbliche baltiche la questione equivale alla rottura di un tabù. Ripensare gli accordi di sicurezza in Europa, temono alcuni, potrebbe persino avere l’effetto opposto, inducendo Trump ad accelerare il suo disimpegno, mentre il Vecchio Continente si trova ancora alle prese con la minaccia russa in Ucraina.

Parole dure, scomode verità?

I timori sono rinfocolati dalle parole del Segretario Generale della Nato, Mark Rutte, il cui rapporto con Trump appare oggi più solido di quello con molti alleati europei. “Se qualcuno pensa che l’Unione Europea o l’Europa nel suo complesso possano difendersi senza gli Stati Uniti, continui a sognare”, ha detto Rutte in un intervento al Parlamento europeo. “Se davvero volete procedere da soli, dimenticate che potrete arrivarci con il 5% (di spesa per la difesa, ndr). Dovrà essere il 10%. Dovete costruire la vostra capacità nucleare. Questo costa miliardi e miliardi di euro”. Rutte si è mostrato caustico anche riguardo alle discussioni sul cosiddetto pilastro europeo all’interno della Nato. “Pilastro europeo è una parola un po’ vuota – ha detto – vi auguro buona fortuna se volete realizzarlo. Penso che Putin ne sarà entusiasta”. Le parole di Rutte hanno comprensibilmente generato malumori e critiche, ma contengono anche verità scomode per gli europei. Tra queste, il fatto che oggi – dopo decenni di sottoinvestimenti nel settore della difesa – gli europei non sarebbero capaci di offrire a Kiev garanzie di sicurezza credibili, in caso di accordo di pace, senza il sostegno e la partecipazione degli Stati Uniti. Un eventuale disimpegno americano rappresenterebbe, inoltre, un colpo durissimo per un esercito ucraino già allo stremo e, secondo diversi funzionari europei, rischierebbe di incoraggiare il Cremlino a perseguire fino in fondo l’obiettivo della sottomissione dell’Ucraina.

Il problema è strutturale?

In questo contesto, i leader europei sono ben lieti che la crisi groenlandese non sia deflagrata in uno scontro aperto anche se al loro interno sono indecisi su come affrontare i prossimi tre anni di presidenza Trump. Ma si sbagliano se pensano che il problema riguardi solo l’attuale presidente. Anche se il tycoon non cercasse di ottenere un terzo mandato – che sarebbe incostituzionale – la sua visione del mondo ‘America first’ e la sua antipatia per l’Europa potrebbero succedergli con qualunque nuovo leader di area ‘Maga’. Inoltre, se anche i democratici vincessero le prossime elezioni presidenziali, è probabile che gli Stati Uniti continueranno a concentrarsi sul loro ‘pivot to Asia’. In ogni caso, le priorità strategiche di Washington continueranno a spostarsi altrove. “Voglio essere chiara. Gli Stati Uniti rimarranno partner e alleati dell’Europa”, ha detto l’Alta rappresentante per la politica estera europea Kaja Kallas, “ma dovremo adattarci alle nuove realtà. L’Europa non è più il centro di gravità principale di Washington. Questo cambiamento è in atto da tempo. È strutturale, non temporaneo. Significa che l’Europa deve fare un passo avanti: nessuna grande potenza nella storia ha esternalizzato la propria sopravvivenza ed è sopravvissuta”. È questo il nodo che oggi attraversa il dibattito europeo: solo emancipandosi dagli Usa e investendo seriamente nell’autonomia militare, l’Ue potrà ridurre la dipendenza da un alleato che guarda sempre più spesso al Vecchio Continente con avversione e distacco, quando non con disprezzo.

Il commento

Di Antonio Missiroli, ISPI Senior Advisor

“Ma insomma, gli europei possono – e forse devono – diventare più autonomi dagli americani per la loro difesa? La controversia sulla Groenlandia e gli infelici commenti di Trump sull’Afghanistan hanno aperto una crisi di fiducia fra le due sponde dell’Atlantico, e la nuova strategia nazionale di difesa pubblicata dal Pentagono lo scorso weekend ha chiarito che Washington ridurrà il suo impegno militare in Europa, chiamando gli alleati a fare molto di più. Il dibattito è dunque ora sul come, non sul se. E mentre Mark Rutte, che pure è riuscito ripetutamente a contenere le derive trumpiane, esprime dubbi sulla capacità europea di muoversi credibilmente in questa direzione, perfino il Quai d’Orsay arriva ad auspicare il rafforzamento del ‘pilastro’ europeo della Nato …”.

Alessia De Luca

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Alessia De Luca

Journalist, Advisor for Online Publications, Responsabile ISPI Daily Focus
Relazioni Translatantiche. Alessia de Luca is a professional Journalist and an expert of US politics, in charge of the daily newsletter ISPI Daily Focus and of the Focus USA2024. She has served as Middle East and Northern Africa correspondent from 2005 to 2009. Previously at Skytg24, she also contributed for RAI and Radio Vaticana. Her works were published among others by La Stampa, Lifegate, Nigrizia, Avvenire and EastWest.

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Angioletta Massimino su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Angioletta Massimino su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio
  • Luca Bagatin su Trump e Putin, l’asse dell’arroganza contro un’Europa che non si piega
  • Luca Bagatin su Spagna e Francia in piazza, l’Italia bipopulista: Europa a rischio sfascio…
  • Gianni su Emergenza casa: tra legalità calpestata e la distorsione del welfare nazionale
  • Luca Bagatin su Nobel a Pillay, uno schiaffo alla lotta contro l’antisemitismo
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgia, credimi: pace impossibile con la jihad
  • Leone Vincenzo su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio
  • Ugo Malasoma su Naza non è un film documento ma verità amputata

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti