
Dopo diciotto mesi di presidenza, Donald Trump si avvicina alle elezioni di midterm con un bilancio pesantissimo. Le sue scelte hanno irrigidito i rapporti internazionali degli Stati Uniti, spingendo il Paese ai limiti dell’isolazionismo, mentre l’economia interna appare in caduta libera, con il conseguente aumento del rischio di una severa bocciatura elettorale.
Il precedente, del resto, esiste. Durante la sua prima presidenza, Trump ventilò il rinvio delle elezioni del 2020 e, dopo la sconfitta, tentò in vari modi di sovvertirne il risultato. Non riuscì a restare al potere, ma dimostrò di essere disposto a contestare le regole democratiche quando queste non producevano l’esito desiderato.
Oggi l’aggravante è rappresentata dai danni accumulati nella politica interna, nell’economia e nelle relazioni internazionali. Perdere il controllo del Congresso significherebbe affrontare una seconda parte del mandato molto più difficile, tra inchieste parlamentari, blocchi legislativi e una progressiva perdita di potere.
Ecco perché i sospetti sono molti. Non sarebbe sorprendente assistere alla costruzione di un’emergenza da utilizzare contro il voto: un attacco informatico attribuito alla Cina, una presunta interferenza straniera, disordini interni o una minaccia militare ingigantita fino al punto da giustificare provvedimenti eccezionali.
Sia chiaro: Trump non potrebbe cancellare da solo le elezioni. Il rischio più concreto è un altro: ostacolarne lo svolgimento, modificare le procedure, limitare l’accesso al voto oppure delegittimare preventivamente il risultato, convincendo milioni di americani che un’eventuale sconfitta possa derivare soltanto da brogli o interferenze straniere.
Non esistono prove pubbliche che un piano simile sia già stato predisposto. Tuttavia, il comportamento tenuto dopo le presidenziali del 2020, la situazione attuale e l’avvicinarsi delle midterm rendono più che legittimo mantenere alta l’attenzione.
Manca ormai poco. Il vero pericolo non è soltanto che qualcuno tenti di cancellare il voto, ma che prepari in anticipo l’alibi per non riconoscerne il risultato.
Non ci resta quindi che morire di caldo e aspettare novembre, quando almeno le temperature saranno più sopportabili e forse il mondo riuscirà a togliersi di mezzo un demente arteriosclerotico, in perenne crisi autocelebrativa, che sta facendo soltanto danni.
Piero Terracina

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