
Il presidente degli Stati Uniti torna a seminare dubbi nel sistema elettorale americano, e lo fa in un discorso alla nazione in prima serata. In un intervento durato 27 minuti, Donald Trump ha dichiarato che “le nostre elezioni sono state rese vulnerabili a brogli e furti, e la fiducia del popolo americano è andata perduta. Non possiamo permettere che ciò continui”. Parlava del voto del 2020, ma in realtà quello che aveva in mente sono anche le prossime elezioni di midterm, in calendario a novembre. A poco più di tre mesi dalle elezioni di metà mandato, infatti, i sondaggi suggeriscono che i Democratici sarebbero pronti a guadagnare terreno, mentre il presidente sembra impantanato in una guerra con l’Iran che ha fatto lievitare il costo della vita. Ad accompagnare il discorso, la Casa Bianca ha declassificato un pacchetto di documenti d’intelligence che Trump ha presentato come prova di “vulnerabilità scioccanti” tenute nascoste per anni. L’esame dei testi, tuttavia, restituisce un quadro assai meno clamoroso: informazioni in gran parte già note, che in alcuni casi contraddicono direttamente la tesi presidenziale. Nel complesso, nonostante l’attesa alimentata dalla Casa Bianca, non c’è stata nessuna rivelazione “clamorosa” e la decisione di alcune emittenti televisive di non trasmettere in diretta il discorso (reso comunque disponibile sulle piattaforme di streaming), ha scatenato l’ira di Trump: “Non gradiscono l’argomento perché sanno quanto sia corrotto il nostro sistema e non vogliono rivelarlo – ha affermato – loro e altri fanno parte di un complotto”.

Molte accuse, nessuna rivelazione?
Trump ha chiesto di correggere le vulnerabilità del sistema di voto elettronico in modo che “non si debba mai più assistere a un’elezione rubata”. Non deve stupire: da quasi sei anni ormai il Presidente sostiene di aver vinto le elezioni del 2020, e che quella vittoria gli sarebbe stata sottratta indebitamente. Decine di cause giudiziarie smentiscono l’accusa, per cui il tycoon non ha mai prodotto prove certificate, ma negli Stati Uniti non sono pochi coloro che credono alla sua versione dei fatti, o che comunque dicono di nutrire dei dubbi. In realtà, Trump perse quelle elezioni contro l’ex presidente Joe Biden per circa sette milioni di voti e con 306 voti contro 232 nel collegio dei grandi elettori. Paradossalmente poi, nonostante le sue lamentele, Trump ha trascorso la prima parte del suo secondo mandato facendo esattamente il contrario di quanto ci si sarebbe aspettato, e cioè smantellando le tutele elettorali previste dal sistema. La task force dell’Fbi sull’influenza straniera è stata chiusa, l’Ufficio del Direttore dell’Intelligence Nazionale ha drasticamente ridotto un gruppo di lavoro che metteva in guardia contro le interferenze straniere e la Cybersecurity and Infrastructure Security Agency (Cisa) è stata svuotata di oltre un terzo del personale. Inoltre, il presidente ha nominato direttore ad interim dell’intelligence nazionale Bill Pulte, erede di una fortuna immobiliare senza alcuna esperienza rilevante nel settore della difesa e dell’intelligence.
Dito puntato su Pechino?
Nel discorso, Trump ha anche sollevato accuse rivolte ad attori esteri, in particolare alla Cina, creando collegamenti impropri sulle conclusioni di diverse inchieste della sicurezza interna. In particolare – parlando di interferenza elettorale nelle elezioni del 2020 – Trump ha accusato Pechino di aver acquistato, rubato o hackerato decine di milioni di dati elettorali in 18 stati. I funzionari dell’intelligence e del Congresso statunitensi sanno da tempo che la Cina ha ottenuto dati sugli elettori, informazioni pubblicamente disponibili e spesso acquistate dalle campagne politiche. Inoltre, secondo quanto affermato da ex funzionari dell’intelligence nei documenti desecretati la Cina raccoglieva questi dati non per manipolare i risultati elettorali, bensì per elaborare campagne di influenza più efficaci sui social media, come TikTok, allo scopo di condizionare l’opinione pubblica americana, in particolare sulle relazioni tra Stati Uniti e Cina. Un portavoce dell’ambasciata cinese a Washington ha dichiarato che “la Cina non ha mai interferito e non interferirà mai nelle elezioni presidenziali statunitensi” il cui esito “è determinato dai voti del popolo americano”.
Trump vuole il Save America Act?
Il discorso di Trump si è chiuso, come prevedibile, con un nuovo appello al Congresso perché approvi il Save America Act, la legge fortemente voluta dal presidente, che introdurrebbe l’obbligo di documento d’identità con foto, prova di cittadinanza per la registrazione al voto e restrizioni al voto per corrispondenza. Quella che per Trump è la risposta necessaria a una “crisi della sicurezza elettorale” è per i critici una misura di soppressione del voto che accentra i poteri dell’esecutivo. “Questa crisi della sicurezza elettorale impone al Congresso di approvare il Save America Act”, ha detto Trump, secondo cui “l’unico motivo per cui non lo fareste è che volete imbrogliare. Perché le vostre politiche sono pessime. E i vostri candidati sono patetici”.
Democratici e liberali tuttavia sembrano rallegrarsi, dal punto di vista elettorale, della decisione di Trump di riproporre le sue lamentele in un momento in cui la maggior parte degli elettori è preoccupata per l’economia, il costo della vita e altre questioni più concrete. Dan Pfeiffer, ex collaboratore di Obama e podcaster, ha scritto sui social media di comprendere perché alcune delle principali emittenti televisive non stessero trasmettendo il discorso di Trump. “Ma da un punto di vista politico” ha aggiunto Pfeiffer, “vorrei che questo discorso fosse trasmesso in diretta nelle case di ogni elettore in un distretto chiave”.
Il commento
Di Mario Del Pero, ISPI e Sciences Po
“Le ingerenze esterne nei processi elettorali delle nostre democrazie sono la manifestazione problematica di una “guerra ibrida” nella quale nell’ultimo decennio si è distinta soprattutto la Russia, in Europa come negli Stati Uniti. Basata su evidenze assai deboli e incomplete, la denuncia di Trump dell’azione che la Cina avrebbe promosso per fargli perdere le elezioni del 2020 non mira però ad allertare su questo problema reale. Serve invece a delegittimare preventivamente il voto del midterm di novembre, nel quale è altamente probabile la riconquista democratica della Camera dei Rappresentanti. Con il suo discorso Trump inserisce una variabile nuova, le presunte interferenze cinesi sul voto, in una sua narrazione consolidata: quella secondo la quale i democratici possono prevalere alle urne solo grazie a brogli che negli Stati Uniti sarebbero comuni e diffusi. Una teoria cospirativa, questa, smentita empiricamente da mille analisi e studi, ma centrale nel messaggio di Trump e nella sua rilettura della storia recente.“
Alessia De Luca

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