
Trump vuole una Fed accondiscendente, con l’obiettivo di avere tassi più bassi, addirittura 300 punti base rispetto ai livelli attuali, mentre anche il Governatore prescelto dal Presidente per il prossimo mandato, Christopher Waller, è rimasto più cauto, parlando di 150 punti base. Tuttavia il mercato crede che il desiderio di tassi più bassi, serva a stimolare l’economia, in realtà probabilmente servirebbe a contenere le spese per interessi e il disavanzo pubblico. Waller, ha recentemente dichiarato che le tariffe sono una tassa e quindi non impattano sull’inflazione, che per il Governatore è un problema transitorio. Per Waller il debito statunitense è su una china di insostenibilità ma non è un problema immediato, e il prossimo report sull’occupazione dirà di più sull’ampiezza del taglio dei tassi di settembre. Da qui un’amministrazione che vuole forse un dollaro debole per aggiustare la bilancia commerciale (ma l’Europa non può sostenere a lungo un Euro troppo forte cosà come Giappone e paesi del sud est asiatico), insieme ai dazi, e impegnata ad abbassare il prezzo del petrolio di altri 10 dollari, creando le condizioni per una pace duratura con la Russia o, in alternativa, costringendola a svendere il suo petrolio a prezzi ancora più bassi, minacciando sanzioni secondarie severissime per India e Cina. In questo contesto di petrolio basso, dollaro basso e tassi in calo prossimamente, quali saranno le conseguenze su crescita, inflazione, e occupazione ? Non è facile dare risposte chiare, certo è che per ora i dati macro restano resilienti, anche se in leggero indebolimento, l’inflazione e’ ancora a rischio in un contesto di difficoltà nel comprendere gli effetti dei dazi.
Saverio Berlinzani

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